Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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lunedì 31 ottobre 2011

1155 - Commento al Vangelo del 31/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (14,12-14)
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È molto bello quando doniamo qualcosa a persone che non potranno ricambiare in alcun modo, mentre i più intimi ricambiano con altrettanti regali. Gli amici, i parenti, tutti si sentono obbligati a contraccambiare un invito o un regalo, pagano con la stessa moneta.
L’invito a cena o il regalo sono ottimi se l’intenzione è retta, quindi, nessuno può obiettare su questo, addirittura possono contenere motivazioni nobili e comunque più che opportune. Gesù ci invita a riflettere però su una determinata opera che non prevede nulla in cambio, si tratta di donare qualcosa o invitare anche a cena persone da cui non possiamo attenderci nulla in cambio.
Qui la cosa comincia ad essere un poco diversa.
Molti cristiani organizzano incontri ed invitano a cena amici e conoscenti anche per fare conoscere la loro Fede o per riannodare fili staccati per incomprensioni o per cogliere l’occasione di pregare insieme. E tutto questo è più che legittimo. Ovviamente in un clima di gioia cristiana che manifesta l’allegria che trasmette il Vangelo.
In un altro passo del Vangelo Gesù condensa in poche parole la vera caratteristica del cristiano: “Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso” (Lc 6,32-33).
Afferma che non bisogna amare solo quelli che ci amano e non si fa del bene a quanti già ci hanno fatto del bene. La carità del cristiano deve andare oltre, deve superare la mentalità del mondo e mostrare un assoluto distacco nel fare del bene.
Faccio un esempio: considero una persona che lavora a contatto con il pubblico, molte persone chiedono informazioni o devono pagare qualcosa o richiedono una prenotazione (visita o altro), negli uffici si incontrano impiegati gentili e altri scontrosi. Il cristiano si contraddistingue e deve essere animato da pazienza e bontà, deve fare del bene senza aspettare nulla in cambio.
Lo stesso deve avvenire in famiglia e tra i conoscenti, nei confronti di qualsiasi prossimo: occorre fare del bene senza aspettare nulla in cambio. Grande è l’anima che vive così.
Spesso nell’apostolato si compiono opere efficaci ed importanti, senza vedere nell’immediatezza alcun risultato buono. Ma non siamo noi a determinare i frutti, è la Grazia del Signore a sviluppare le opere buone. Compito nostro è di servire la Chiesa con grande amore e disponibilità.
Nelle parrocchie c’è sempre qualche opera da svolgere, se non c’è nulla possiamo fare la cosa migliore: sostare ogni giorno per diverso tempo davanti al Tabernacolo e dire a Gesù di aiutare e proteggere la propria famiglia, gli ammalati, i poveri, tutti i Sacerdoti e il proprio parroco.
Nulla si perde di quanto facciamo a beneficio degli altri. Si ama, si fa del bene e si và avanti…
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 30 ottobre 2011

1154 - Commento al Vangelo di oggi 30/10/2011, domenica 31^ t.ord.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La precisazione di Gesù sull’osservanza di quanto insegnavano scribi e farisei era ovviamente opportuna, in quanto quelli effettivamente insegnavano le Scritture. Oggi non è più così, lo preannunciò già San Paolo: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole” (2 Tim 4,3-4).
Quello che prospetta San Paolo è un nuovo corso all’interno del Cristianesimo, in cui la maggior parte non cerca più la Verità del Vangelo, non desidera iniziare un cammino di conversione e di santificazione, ma di vivere secondo le proprie voglie.
Non più il Vangelo secondo Gesù, ma secondo se stessi. Un nuovo vangelo…
È una mentalità oramai estesa ovunque, non riconosce l’autorità Papale, non crede nella morale cattolica. Considerano la loro morale come la migliore e ovviamente la più conveniente, quindi ognuno ha la sua morale, ognuno ha il suo vangelo, che scrivo minuscolo.
Come naturale conseguenza si cerca un confessore moderno, che chiude entrambi gli occhi su ogni forma di peccato e forse favorisce determinati peccati. Viene trasformato il Sacramento della Confessione in una complicità di intenti, Gesù non è presente e neanche la sua Legge morale.
La grandezza della Confessione viene svalutata inesorabilmente, si perde la stessa idea della Grazia di Dio oltre il rifiuto di considerare peccati i comportamenti immorali.
Questi cristiani cercano quindi maestri secondo le proprie voglie, ma San Paolo esorta ogni Sacerdote: “Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo, adempi il tuo ministero” (2 Tim 4,5).
“Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono”, ma occorre valutare attentamente i consigli che si ricevono, perché siano conformi al Catechismo della Chiesa Cattolica.
“ …ma non agite secondo le loro opere”, purtroppo avvengono molti scandali e i mezzi di comunicazione li fanno conoscere. Anche qui però si può notare il vero seguace di Gesù da chi invece ha una Fede tiepida o paralizzata. Chi ama Gesù vuole conoscere la verità per agire di conseguenza, per evitare di rivolgersi ad un confessore modernista che non segue il Vangelo. Conoscere è importante per saper scegliere ed amare.
“… perché essi dicono e non fanno”, lo afferma proprio il Signore. Dare un buon consiglio agli altri e poi vivere l’opposto è uno scandalo per i fedeli. I cattolici vogliono vedere innanzitutto il buon esempio, la pratica di quanto viene predicato. Allo stesso modo i non credenti vogliono vedere dai cattolici laici la pratica delle virtù e degli insegnamenti di Gesù.
Il mondo chiede il marchio di credibilità e sono le buone opere, alimentate dall’amore e dalla verità.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 29 ottobre 2011

1153 - Commento al Vangelo del 29/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-11)
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa pagina del Vangelo è certamente chiarificatrice sulla modalità della preghiera. Molti intendono la preghiera come uno stato euforico o esaltato che mette assoluto benessere interiore e poi magari si vola in alto con lo spirito… si mettono le ali…
Molti non hanno compreso bene il significato della preghiera che invece deve condurci all’umiltà, come spiega Gesù. Anche la Madonna a Medjugorje ha sempre e solo parlato di umiltà, non di esaltazione.
Chi medita e vive i messaggi della Madonna viene portato gradualmente ad abbandonare la mentalità umana ed ingannevole, a non cercare più quello che piace ai sensi ma quello che è volontà di Dio.
Se guardate i Santi del passato trovate una grande gioia ed equilibrio, ma tutto fondato su una bassa considerazione di se stessi, e questa è l’umiltà: dare gloria a Gesù e rinnegare se stessi.
Il cammino cristiano si fonda sull’umiltà, e per arrivare a dominare i propri sensi è necessario pregare e meditare sulla propria vita per correggere i vizi e lasciare crescere le virtù. Per questa ragione la Madonna appare lì da trent’anni. E se moltissimi non hanno trovato alcun giovamento andando a Medjugorje il motivo è dato dalla volontà di non convertire il proprio cuore e di continuare a vivere nei peccati. Di conseguenza non si accettano i richiami a rientrare in sé per dominare gli istinti.
Non è automatico andare a Medjugorje e convertirsi. Occorre la volontà di lottare i peccati.
Ed è importante stoppare l’euforia che aliena la mente dall’anima, dobbiamo cercare come ho già scritto, la vera gioia che arriva dall’Eucaristia, dalla Confessione, dal Rosario e dalle virtù. Cercare l’esaltazione per mettere le ali… è esclusivamente un atteggiamento spiritualmente immaturo.
Non sbagliamo mai quando seguiamo il Vangelo e i messaggi di Medjugorje.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 28 ottobre 2011

1152 - Commento al Vangelo del 28/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (6,12-19)
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La festa liturgica dei Santi Simone e Giuda ci fa ricordare che senza gli Apostoli il Cristianesimo non si sarebbe diffuso nel mondo. Il ruolo importante del primo nucleo tranne l’Iscariota, dopo l’Ascensione del Signore, è stato determinante per portare nelle Nazione lontane il Vangelo di Gesù, diffonderlo ovunque per salvare tutti.
Avendoci donato la libertà di scegliere, molti non hanno accettato la Parola di Dio e hanno pianto le conseguenze. In molti casi la presenza di altre religiosità ha impedito addirittura la sola presenza degli Apostoli. I Dodici non potevano caricarsi tutta la fatica dell’apostolato, si rese necessario coinvolgere quei cristiani fervorosi ed innamorati di Dio. Da duemila anni si trasmette la sana Tradizione per mezzo di nuovi apostoli che hanno ricevuto la chiamata da Dio.
Se si fermano gli apostoli si inceppa anche la diffusione del Vangelo a tutto vantaggio di satana e dei suoi simili depravati. La prova che effettivamente la diffusione della sana Tradizione si è inceppata negli ultimi decenni, ci arriva da Medjugorje, luogo scelto per insegnare la dottrina di suo Figlio all’umanità che diventava sempre più pagana e immorale.
Da trent’anni la Madonna con tutti i messaggi di Medjugorje ha sostituito quei Consacrati che hanno preferito il silenzio alla verità, il piacere alla penitenza, l’immoralità alla preghiera. In molte parrocchie non è più presente il Vangelo né la sana Tradizione della Chiesa. Si parla di tutto e si organizza di tutto, ma di preghiera e di adorazione eucaristica non se ne parla più.
Un nostro parrocchiano mi ha scritto che un Sacerdote cappuccino della Puglia predica che il digiuno “è la nuova moda del momento e che il Signore vuole misericordia e non sacrifici”. Queste parole sono opposte al Vangelo di Gesù e false perché nascondono la verità ai fedeli. Gesù stesso ha predicato la necessità del digiuno e la Madonna lo chiede con insistenza da trent’anni a Medjugorje.
Invenzioni come queste purtroppo ne girano molte all’interno della Chiesa. Ma oggi con grande sofferenza per me e dispiacere per voi, devo farvi leggere un articolo pubblicato su un quotidiano che lascia scioccati. Al peggio non c’è mai fine, però l’articolo vi aiuta a focalizzare meglio a quale degrado è scesa la Chiesa tedesca, quindi Cardinali e Vescovi che la guidano. Nei loro cuori è già da tempo avvenuto lo scisma dalla Chiesa Cattolica Romana.
«Un gemellaggio economico tra erotismo e religione sarebbe come minimo un sodalizio immorale, almeno nell’ambito della tradizione cristiana. Non c’è bisogno di essere credenti arcidevoti per sapere che lo sfruttamento commerciale del sesso è inconciliabile con la predicazione della fede. Il comandamento è universale, ma la Germania fa eccezione per una spericolata iniziativa editoriale con cui, per dirla col titolo del quotidiano Die Welt, "la Chiesa cattolica accumula un patrimonio con il porno".
È venuto fuori, infatti, che la casa editrice dei vescovi tedeschi Weltbild fa affari con la distribuzione di libri a luci rosse. Qualche esempio dei volumi più recenti in vendita sulla rete di Weltbild: Sesso per intenditori – l'arte di far perdere la testa alle donne; oppure La puttana dell’avvocato. Molto reclamizzato anche Il conte Porno.
Se non bastassero i titoli, i sensuali nudi femminili in copertina fanno svanire qualsiasi dubbio sul contenuto.
Si può acquistare per 8,90 euro anche un nuovo vocabolario dell'amore mercenario: Chiamami sgualdrina. Nel catalogo stampato mensilmente e sul web si possono ordinare non soltanto libri erotici ma anche almanacchi di esoterismo e magia, e perfino guide sui misteri del satanismo.
"Il catalogo online di Weltbild oggi offre circa 2.500 titoli erotici", scrive il giornale berlinese che ha scoperchiato la faccenda. Weltbild è un colosso multimediale con sede ad Augsburg in Baviera, 6.400 dipendenti, un miliardo e 700 milioni di euro di fatturato, 20 milioni di clienti, seconda solo ad Amazon nelle vendite per corrispondenza sul mercato tedesco. La proprietà è suddivisa tra le diocesi cattoliche tedesche, ma il presidente è il laico agnostico Carell Halff. La quota maggiore (13,2%) appartiene all’arcidiocesi di Monaco che per pochi anni (1977-1982) fu guidata da Joseph Ratzinger.
Il coinvolgimento dell'episcopato tedesco nella letteratura diabolica avvenne più tardi. Risale al 1998 quando la fusione di 7 case editrici di Weltbild con 5 dell'editore Georg von Holtzbrinck generò il gruppo Droemer Knaur. L'operazione è costata 25 milioni di euro alle casse ecclesiastiche in cambio del 50% della nuova creatura che ha portato in dote un ghiotto assortimento di autori e titoli per adulti.
Naturalmente nelle parrocchie non sono mancate le lagnanze ed è partita una lettera di 70 pagine alle diocesi azioniste per protestare contro lo scandalo. Ma i prelati finora tacciono o minimizzano».
Ci accorgiamo che nel mio libro “La corruzione nella Chiesa” già anticipo queste divisioni, ma ho scritto altro che certamente si verificherà nella Chiesa. Chi lo ha letto con attenzione ha scoperto alcuni passaggi che spiegano chiaramente le manovre e quanto avverrà di gravissimo nella Chiesa.
Inviate il link del mio libro a tutti, è un grande aiuto per seguire la Chiesa Santa.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 27 ottobre 2011

1151 - Commento al Vangelo del 27/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (13,31-35)
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ci stupisce la furia dei farisei contro Gesù dopo che Lui aveva guarito e risollevato tanti ammalati. Non Lo accettano a Gerusalemme e chiedono che vada via, in pratica Lo cacciano con la scusa che la colpa è di Erode. Ci sono molti segni di contrarietà verso Gesù, Lui stesso ammetteva che la persecuzione contro Lui si sarebbe successivamente rivolta anche ai suoi fedeli seguaci.
Le contrarietà sono sempre presenti nelle missioni e nella predicazione dei Sacerdoti zelanti, quelli che si rinnegano e vivono solo per il Vangelo. Le avversità aumentano a dismisura giorno dopo giorno, satana non ha la libertà di distruggere per la protezione della Madonna. Ma l’azione di satana è sempre portatrice di diffamazioni, inganni, avversità.
Ed è curioso vedere sempre lo scatenamento di satana verso le apparizioni autentiche e verso i veri apostoli di Gesù, mentre non danneggia assolutamente e non disturba i suoi apostoli infernali, che sotto mentite spoglie parlano di Dio ma attirano l’attenzione su se stessi.
Per esempio, in Calabria è stata perseguitata ferocemente Natuzza Evola, una delle più grandi mistiche del secolo scorso, addirittura fu rinchiusa in manicomio per il parere sbagliato del famigerato Padre Agostino Gemelli. Poi tutti si accorsero che era un’anima prediletta e iniziarono a venerarla. Milioni di persone si sono convertite da Natuzza Evolo e i suoi carismi erano straordinari.
Ebbene, in Calabria Natuzza è stata l’unica ad essere perseguitata ferocemente da satana, perché satana riteneva solo lei in quella Regione vera mistica e grande Santa adesso in Paradiso.
Natuzza non era di ostacolo al Vangelo di Gesù, al contrario lo diffondeva e conduceva i fedeli a seguire la Parola di Dio. Questa sua assoluta fedeltà faceva infuriare i diavoli.
Nei luoghi in cui vige l’inganno e non si serve Gesù, i diavoli non disturbano assolutamente, anzi, favoriscono quel luogo ed ispirano Vescovo e parroci a credere a tutto quanto avviene. È successo molte volte in tante parti del mondo, e dopo anni di trucchi ed inganni, ovunque poi si svelava la vera origine satanica di quei fenomeno.
Medjugorje è maliziosamente attaccata dai complici di satana, questo spiega l’assoluta autenticità del fenomeno. Come è anche vero il fenomeno di Gallinaro vicino Frosinone e nonostante le incredibili diffamazioni diffuse sulle apparizioni fin dagli anni ‘70, rimane sempre un luogo straordinario di conversione e di miracoli. Ho conosciuto persone convertite lì, le loro storie sono incredibili e ogni storia fa pensare a duemila anni fa quando Gesù passava tra la gente e compiva miracoli straordinari.
Nel Vangelo Gerusalemme rifiuta Gesù e si sottrae al disegno di Dio, ma Gesù continua ancora oggi a salvare le anime, ad inviare la Madre in determinati luoghi per ricordare la sua presenza e l’importanza della salvezza eterna.
Il discernimento è indispensabile per comprendere i luoghi di apparizioni autentici, ma non si sbaglia mai quando si entra in Chiesa e si rimane davanti al Tabernacolo ad adorare il Signore Gesù.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 26 ottobre 2011

1150 - Udienza del 26/10/2011 (preghiera in preparazione incontro di Assisi)

Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi nella Basilica di San Pietro e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi che purtroppo non avete trovato posto nell’Aula Paolo VI. Vi incoraggio a rafforzare la vostra adesione al Vangelo per essere sempre disponibili e pronti a compiere la volontà del Signore. Con questi voti, di cuore imparto a tutti voi la mia Benedizione, che volentieri estendo alle vostre famiglie e alle persone care.
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Cari fratelli e sorelle,
oggi il consueto appuntamento dell’Udienza generale assume un carattere particolare, poiché siamo alla vigilia della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, che si terrà domani ad Assisi, a venticinque anni dal primo storico incontro convocato dal Beato Giovanni Paolo II. Ho voluto dare a questa giornata il titolo “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, per significare l’impegno che vogliamo solennemente rinnovare, insieme con i membri di diverse religioni, e anche con uomini non credenti ma sinceramente in ricerca della verità, nella promozione del vero bene dell’umanità e nella costruzione della pace. Come ho già avuto modo di ricordare, “Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”.
Come cristiani, siamo convinti che il contributo più prezioso che possiamo dare alla causa della pace è quello della preghiera. Per questo motivo ci ritroviamo oggi, come Chiesa di Roma, insieme ai pellegrini presenti nell’Urbe, nell’ascolto della Parola di Dio, per invocare con fede il dono della pace. Il Signore può illuminare la nostra mente e i nostri cuori e guidarci ad essere costruttori di giustizia e di riconciliazione nelle nostre realtà quotidiane e nel mondo.
Nel brano del profeta Zaccaria che abbiamo appena ascoltato è risuonato un annuncio pieno di speranza e di luce (cfr Zc 9,10). Dio promette la salvezza, invita ad “esultare grandemente” perché questa salvezza si sta per concretizzare. Si parla di un re: “Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso” (v. 9), ma quello che viene annunciato non è un re che si presenta con la potenza umana, la forza delle armi; non è un re che domina con il potere politico e militare; è un re mansueto, che regna con l’umiltà e la mitezza di fronte a Dio e agli uomini, un re diverso rispetto ai grandi sovrani del mondo: “cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”, dice il profeta (ibidem). Egli si manifesta cavalcando l’animale della gente comune, del povero, in contrasto con i carri da guerra degli eserciti dei potenti della terra. Anzi, è un re che farà sparire questi carri, spezzerà gli archi di battaglia, annuncerà la pace alle nazioni (cfr v. 10).
Ma chi è questo re di cui parla il profeta Zaccaria? Andiamo per un momento a Betlemme e riascoltiamo ciò che l’Angelo dice ai pastori che vegliavano di notte facendo guardia al proprio gregge. L’Angelo annuncia una gioia che sarà di tutto il popolo, legata ad un segno povero: un bambino avvolto in fasce, posto in una mangiatoia (cfr Lc 2,8-12). E la moltitudine celeste canta “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (v. 14), agli uomini di buona volontà. La nascita di quel bambino, che è Gesù, porta un annuncio di pace per tutto il mondo. Ma andiamo anche ai momenti finali della vita di Cristo, quando Egli entra in Gerusalemme accolto da una folla festante. L’annuncio del profeta Zaccaria dell’avvento di un re umile e mansueto tornò alla mente dei discepoli di Gesù in modo particolare dopo gli eventi della passione, morte e risurrezione, del Mistero pasquale, quando riandarono con gli occhi della fede a quel gioioso ingresso del Maestro nella Città Santa. Egli cavalca un asina, presa in prestito (cfr Mt 21,2-7): non è su di una ricca carrozza, non è a cavallo come i grandi. Non entra in Gerusalemme accompagnato da un potente esercito di carri e di cavalieri. Egli è un re povero, il re di coloro che sono i poveri di Dio. Nel testo greco appare il termine praeîs, che significa i mansueti, i miti; Gesù è il re degli anawim, di coloro che hanno il cuore libero dalla brama di potere e di ricchezza materiale, dalla volontà e dalla ricerca di dominio sull’altro. Gesù è il re di quanti hanno quella libertà interiore che rende capaci di superare l’avidità, l’egoismo che c’è nel mondo, e sanno che Dio solo è la loro ricchezza. Gesù è re povero tra i poveri, mite tra quelli che vogliono essere miti. In questo modo Egli è re di pace, grazie alla potenza di Dio, che è la potenza del bene, la potenza dell’amore. E’ un re che farà sparire i carri e i cavalli da battaglia, che spezzerà gli archi da guerra; un re che realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando un ponte fraterno tra tutti gli uomini. La Croce è il nuovo arco di pace, segno e strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione, segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince con il bene, con l’amore.
E’ questo il nuovo regno di pace in cui Cristo è il re; ed è un regno che si estende su tutta la terra. Il profeta Zaccaria annuncia che questo re mansueto, pacifico, dominerà “da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra” (Zc 9,10). Il regno che Cristo inaugura ha dimensioni universali. L’orizzonte di questo re povero, mite non è quello di un territorio, di uno Stato, ma sono i confini del mondo; al di là di ogni barriera di razza, di lingua, di cultura, Egli crea comunione, crea unità. E dove vediamo realizzarsi nell’oggi questo annuncio? Nella grande rete delle comunità eucaristiche che si estende su tutta la terra riemerge luminosa la profezia di Zaccaria. E’ un grande mosaico di comunità nelle quali si rende presente il sacrificio di amore di questo re mansueto e pacifico; è il grande mosaico che costituisce il “Regno di pace” di Gesù da mare a mare fino ai confini del mondo; è una moltitudine di “isole della pace”, che irradiano pace. Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura, dalle grandi città con i loro palazzi, fino ai piccoli villaggi con le umili dimore, dalle possenti cattedrali alle piccole cappelle, Egli viene, si rende presente; e nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisione, rivalità, rancori. Il Signore viene nell’Eucaristia per toglierci dal nostro individualismo, dai nostri particolarismi che escludono gli altri, per formare di noi un solo corpo, un solo regno di pace in un mondo diviso.
Ma come possiamo costruire questo regno di pace di cui Cristo è il re? Il comando che Egli lascia ai suoi Apostoli e, attraverso di loro, a tutti noi è: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli… Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19). Come Gesù, i messaggeri di pace del suo regno devono mettersi in cammino, devono rispondere al suo invito. Devono andare, ma non con la potenza della guerra o con la forza del potere. Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù invia settantadue discepoli alla grande messe che è il mondo, invitandoli a pregare il Signore della messe perché non manchino mai operai nella sua messe (cfr Lc 10,1-3); ma non li invia con mezzi potenti, bensì “come agnelli in mezzo ai lupi” (v. 3), senza borsa, bisaccia, né sandali (cfr v. 4). San Giovanni Crisostomo, in una delle sue Omelie, commenta: “Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore” (Omelia 33, 1: PG 57, 389). I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con il potere, con la forza, con la violenza che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non vince il mondo con la forza delle armi, ma con la forza della Croce, che è la vera garanzia della vittoria. E questo ha come conseguenza per chi vuole essere discepolo del Signore, suo inviato, l’essere pronto anche alla passione e al martirio, a perdere la propria vita per Lui, perché nel mondo trionfino il bene, l’amore, la pace. E’ questa la condizione per poter dire, entrando in ogni realtà: “Pace a questa casa” (Lc 10,5).
Davanti alla Basilica di San Pietro, si trovano due grandi statue dei santi Pietro e Paolo, facilmente identificabili: san Pietro tiene in mano le chiavi, san Paolo invece tiene nelle mani una spada. Per chi non conosce la storia di quest’ultimo potrebbe pensare che si tratti di un grande condottiero che ha guidato possenti eserciti e con la spada ha sottomesso popoli e nazioni, procurandosi fama e ricchezza con il sangue altrui. Invece è esattamente il contrario: la spada che tiene tra le mani è lo strumento con cui Paolo venne messo a morte, con cui subì il martirio e sparse il suo proprio sangue. La sua battaglia non fu quella della violenza, della guerra, ma quella del martirio per Cristo. La sua unica arma fu proprio l’annuncio di “Gesù Cristo e Cristo crocifisso” (1Cor 2,2). La sua predicazione non si basò “su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza” (v. 4). Dedicò la sua vita a portare il messaggio di riconciliazione e di pace del Vangelo, spendendo ogni sua energia per farlo risuonare fino ai confini della terra. E questa è stata la sua forza: non ha cercato una vita tranquilla, comoda, lontana dalle difficoltà, dalle contrarietà, ma si è consumato per il Vangelo, ha dato tutto se stesso senza riserve, e così è diventato il grande messaggero della pace e della riconciliazione di Cristo. La spada che san Paolo tiene nelle mani richiama anche la potenza della verità, che spesso può ferire, può far male; l’Apostolo è rimasto fedele fino in fondo a questa verità, l’ha servita, ha sofferto per essa, ha consegnato la sua vita per essa. Questa stessa logica vale anche per noi, se vogliamo essere portatori del regno di pace annunciato dal profeta Zaccaria e realizzato da Cristo: dobbiamo essere disposti a pagare di persona, a soffrire in prima persona l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione. Non è la spada del conquistatore che costruisce la pace, ma la spada del sofferente, di chi sa donare la propria vita.
Cari fratelli e sorelle, come cristiani vogliamo invocare da Dio il dono della pace, vogliamo pregarlo che ci renda strumenti della sua pace in un mondo ancora lacerato da odio, da divisioni, da egoismi, da guerre, vogliamo chiedergli che l’incontro di domani ad Assisi favorisca il dialogo tra persone di diversa appartenenza religiosa e porti un raggio di luce capace di illuminare la mente e il cuore di tutti gli uomini, perché il rancore ceda il posto al perdono, la divisione alla riconciliazione, l’odio all’amore, la violenza alla mitezza, e nel mondo regni la pace. Amen.
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APPELLO
Cari fratelli e sorelle, prima di salutarvi nelle diverse lingue, comincio con un appello. In questo momento, il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate. L’Altissimo dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell’opera di soccorso. Adesso saluto nelle diverse lingue.
[V I D E O]
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1149 - Beati i misericordiosi

Mt 5,7
"Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia."


Mt 6,12
"e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori."


Mt 18,21-22
"Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?". E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. "


Mt 5,43-48
"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro"
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1148 - Commento al Vangelo del 26/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30)
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Quel tale del Vangelo che pose la domanda a Gesù: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”, oggi esprimerebbe l’affermazione: “Veramente pochi sono quelli che si salvano”. Il dubbio non lo avrebbe proprio, passerebbe alla convinzione valutando la deriva morale di questa società.
Ritorno a scrivere spesso della deriva morale e dell’abbandono della Fede dei cattolici in quanto molti non se ne accorgono neanche, vivono concentrati su determinate cose senza dare spazio alla volontà di Dio e alle sue Leggi. C’è spazio nella giornata per molte cose ma non per il Vangelo e la preghiera prolungata.
Se capissero che la preghiera è l’arma che può tutto, resterebbero per ore in ginocchio a pregare.
Se l’umanità non prega più chi si salverà? Dal punto di vista spirituale la situazione è gravissima, ma non lo è meno quella politica/sociale. Uno dei tanti catastrofisti che non considera i disastri politici commessi da lui in Francia, Sarkozy il presidente francese, ieri ha rivelato una verità sotto gli occhi di tutti: “Europa mai così vicina all'esplosione”.
Forse con questa frase ha voluto ammettere le sue gravissime responsabilità per la guerra in Libia e per il declino economico della Francia, oppure finalmente ha detto qualcosa esatta ed ha capito che lui e la Merkel non hanno titoli per salvare l’Europa dalla grande depressione economica.
Certo, l’affermazione che l’Europa è vicina all’esplosione deve fare riflettere, abbiamo visto in televisione innumerevoli volte le guerre civili in molte Nazioni a causa della povertà, con negozi assaltati e case svaligiate. E come reagiranno quanti hanno fatto del denaro il loro idolo?
Scrivo queste parole e soffro pensando a svariati miliardi di persone che negano Gesù o Lo bestemmiano con la loro vita, essi si trovano in balia dei diavoli e degli avvenimenti tragici che proprio satana sta preparando per arrivare alla vittoria contro Gesù.
È una illusione folle la sua, lo sappiamo, intanto continua ad attaccare l’umanità da ogni parte, utilizzando ogni mezzo illecito per fomentare l’odio contro Dio e tra gli esseri umani.
Per questo nel 1917 la Madonna disse a Fatima: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”.
Immaginate se Gesù non avesse permesso a sua Madre di rilasciare questa affermazione: chi avrebbe sperato nella vittoria finale di Dio? Pochi cristiani, i più fervorosi. Mentre tutti gli altri nel Giudizio sentiranno da Gesù queste tremende parole: “Non so di dove siete”. “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Parole che Gesù dice soprattutto ai più vicini. Ieri nel messaggio di Medjugorje la Madonna ha ricordato: “Prego incessantemente per la vostra conversione davanti al mio Figlio Gesù”.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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martedì 25 ottobre 2011

1147 - Messaggio Medjugorje del 25/10/2011

Cari figli, vi guardo e nei vostri cuori non vedo la gioia.

Oggi io desidero darvi la gioia del Risorto perché Lui vi guidi e vi abbracci con il suo amore e con la sua tenerezza.

Vi amo e prego incessantemente per la vostra conversione davanti al mio figlio Gesù.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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1146 - Commento al Vangelo del 25/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (13,18-21)
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il Regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Oggi Gesù vuole spiegare il significato del Regno dei Cieli con due brevi parabole. Questo Regno non ha strutture materiali o luoghi prestabiliti dove è presente. È un Regno spirituale presente dove è presente Gesù, ed è un Regno dinamico, cresce o scompare. Proprio per questo il Signore utilizza due parabole realistiche e comprensibili per l’uomo e la donna.
Non trascura nessuno dei due, tratta l’uomo e la donna con eguale interesse e le due parole hanno come protagonisti entrambi. Sono due parabole che coinvolgono distintamente l’uomo e la donna, questa attenzione e delicatezza di Gesù evidenzia che il Regno di Dio coinvolge l’umanità, senza alcuna distinzione.
Tutti siamo chiamati alla salvezza eterna, alla piena felicità del Cielo che non ha termine.
Bisogna guadagnarla questa felicità, purtroppo è diventato più impegnativo rispetto a diversi decenni fa praticare le virtù, vivere da cristiani autentici, osservare i Comandamenti. Tutto nella società è indirizzato a distogliere l’interesse da Gesù e dalla preghiera. I bambini sono attratti tutto il giorno dai cartoni animati che trovano un po’ in tutti i canali, inoltre posseggono i videogiochi o in alternativa accedono facilmente ad internet.
Risulta difficile convincere i bambini a pregare mettendo da parte i loro idoli.
In questi bambini il Regno dei Cieli avrà molta difficoltà a formarsi, probabilmente i loro genitori non sanno neanche cosa sia questo Regno pur andando a Messa la domenica. E se il problema coinvolge anche certi genitori che vanno a Messa, figuriamoci quei genitori che rifiutano la Messa.
Tra cartoni animati, televisione a disposizione nella propria camera, internet, videogiochi, un certo appagamento di cose materiali, come volete che i bambini facciano delle preghiere o si interessino di Gesù e della Madonna?
È vero che c’è un piano massonico dell’800 che aveva stabilito di corrompere la gioventù per non farla più pregare, ma oggi sono in molti a cooperare per distogliere i bambini e i giovani dalla spiritualità cristiana. Ragazzi fondamentalmente buoni vengono deviati da tante cose, anche da cattivi maestri scolastici e televisivi. Ditemi come è possibile riportare i ragazzi nel mondo spirituale se non ci sono mai entrati!
Il Regno di Dio non è presente nei giovani che seguono idoli falsi e mortali.
Abbiamo saputo di un pilota morto domenica a 24 anni e di un attore morto alcuni giorni prima a 28 anni. Posso immaginare lo sconforto alienato dei loro fan, la voglia di morire, i pianti a dirotto per la morte del loro dio. Questo diventa l’idolo in coloro che non posseggono il Regno di Dio. Il dispiacere per la morte di un conoscente è comprensibile, ma affliggersi fino all’esaurimento non è normale.
Gesù ci invita con due parabole a considerare l’impegno per fare crescere il suo Spirito in noi, questo evidenzia il granello di senape e il lievito. Sembrano innocui invece nel tempo agiscono in modo gagliardo e visibile. Il granello di senape è piccolissimo, si nota appena ma possiede in sé una forza incredibile da diventare un grande albero. Il lievito viene mischiato alla farina e scompare, sembra una sostanza insignificante, invece fa fermentare la farina e le permette di diventare pane.
Il cristiano se possiede lo Spirito di Dio cresce come un grande albero, diventa buon pane e visibili le sue virtù.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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1145 - Perdono

Perdono
Mio Dio, perdono: per le offese della mia infanzia, per quelle della mia giovinezza, per le offese della mia maturità, per tutte quelle che ho commesso fino al giorno e all'ora presente.
Perdono
Per i peccati, le offese, le infedeltà con cui ti ho offeso dalla nascita fino a questo momento
Aiutami.
Mio Dio, fai morire in me l'uomo vecchio, vile, tiepido, ingrato, infedele, debole, indeciso e crea in me un cuore nuovo, caldo, coraggioso, riconoscente, fedele, forte, deciso, energico.
Io ti consacro tutti gli istanti di questa seconda parte della mia vita. Fai che il mio avvenire sia il contrario del mio passato, fa che ti possa sempre glorificare nella misura richiesta dalla tua volontà....


(C. De Foucauld) da Intimità divina (pag. 616)
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lunedì 24 ottobre 2011

1144 - Commento al Vangelo del 24/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (13,10-17)
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Trovo incredibile l’insistenza dei nemici di Gesù che non si rassegnano e con ostinazione cercano di coglierlo in fallo per accusarlo. La stessa cosa avviene tra i cattolici all’interno della Chiesa, quella parte che appartiene alla Chiesa Nera modernista e/o massonica, cerca in tutti i modi maliziosi di trovare cavilli stupidi, inventando ogni forma di accusa contro coloro che hanno incontrato Gesù e pregano la Madonna.
È più che evidente che la Chiesa è spaccata in due, c’è una schiera che ha perduto la Fede e cerca con subdola malizia di trasformare la sana dottrina per eliminare la Confessione, i peccati, il Rosario, ecc. Noi lottiamo con la preghiera e l’apostolato per difendere la Chiesa Santa ed aiutare i fedeli a comprendere la vera dottrina.
È compito di tutti noi difendere la Chiesa Santa, ma occorre seguire il Vangelo storico, come affermo nel mio libro “La corruzione nella Chiesa”. http://www.gesuemaria.it/files/libro%206-ottobre-2011.pdf
Sono già azionate in questi tempi contro la Chiesa quelle trappole già sperimentate contro Gesù duemila anni fa, anche se oggi invece si prendono di mira la sana dottrina e quei cattolici che ancora rimangono ancorati al Vangelo storico. Ma si continua a perseguitare il Cristianesimo, ritenuto da satana come la vera Religione del mondo.
Chi è maliziosamente prevenuto contro Gesù e i suoi veri seguaci, non cambia mai atteggiamento.
Il capo della sinagoga citato nel Vangelo di oggi era addirittura sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato: ma si può essere così cattivi? La mancanza di amore e di verità lo accecava e pensava solamente ad intrappolare Gesù. È questa cecità intellettuale che impedisce in questi tempi a miliardi di uomini di capire la gravità e l’urgenza dei messaggi della Madonna a Medjugorje.
Come il capo della sinagoga, oggi ci sono Consacrati che ostacolano Gesù e Lo imbavagliano. Prelati che rifiutano gli esorcisti nelle loro diocesi e vietano così al Signore di liberare persone che soffrono terribilmente e di miracolare innumerevoli persone malate. Ci rendiamo conto che Gesù ha una pazienza misericordiosa, ma arriverà il momento inevitabile della sua giustizia.
Questo è il momento della grande preghiera, continuiamo a recitare il Santo Rosario alle 16 e alle 21 per le intenzioni della Madonna. Ricordatevi sempre della mia povera persona.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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domenica 23 ottobre 2011

1143 - Commento al Vangelo di oggi 23/10/2011, domenica 30^ t.ord.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande Comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo Comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il Cristianesimo ci invita alla gioia. Sbagliano ingenuamente quelli che interpretano il Vangelo come una Legge severa e penitente, quindi cupo e quasi senza gioia. Al contrario, i più grandi penitenti sono stati sempre gioiosi, emanavano pace e serenità.
Anche se occorre distinguere i momenti di raccoglimento e di preghiera, da quelli del dialogo e ricreativi. Per esempio il grande Padre Pio nell’ora di svago della sera quando si intratteneva con i figli spirituali nell’orto del convento, raccontava barzellette spirituali che arrecavano gioia e riflessione sulla morale che contenevano.
La gioia è la caratteristica espressiva del cristiano.
La gioia però non è quell’allegria sciocca o l’atteggiamento festaiolo che in realtà manifestano dissipazione e superficialità. La gioia si esprime soprattutto con un sorriso quieto sul viso e con una docilità attenta nel dialogo con gli altri. Non bisogna scambiare la gioia del Vangelo con la risata degli sciocchi che vogliono rallegrare i momenti di preghiera con barzellette e racconti inadatti.
La tristezza invece scaturisce dall’egoismo, dall’ansiosa ricerca di compensazioni, disinteressandosi delle cose di Dio e cercando l’appagamento esclusivamente personale. Questa tristezza presente in qualcuno che frequenta un gruppo di preghiera o una parrocchia, diventa invidia nei confronti di altre persone. E l’invidia è una gran brutta cosa…
L'invidia è un sentimento nei confronti di un'altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l'invidioso non possiede (o che gli manca).
La gelosia mette ansia ed incertezza nell'essere umano, è causata dal timore che la persona amata sia voluta da altri, o che essa preferisca altri. Più in generale è causata dalla paura di perdere quello che si pensa di avere.
L’egoismo fa pensare solo a se stessi, non c’è alcuna forma di preoccupazione verso gli altri, e l’espressione facciale è quasi sempre dipinta di tristezza. Invece per i cristiani la gioia è un’autentica necessità. Se l’anima è piena di gioia cristiana, vola con l’amore verso Dio e si dona ai fratelli con grande carità.
È il cuore allegro a permetterci di compiere grandi imprese spirituali.
Chi rimane schiacciato dal suo atteggiamento chiuso, ipocrita, egoista, non conosce la gioia cristiana, fonte della pace interiore e dell’amore puro e sincero verso tutti. È una condizione che non si può inventare o esibire fintamente, la gioia cristiana o c’è o non si può creare.
La tristezza è un’oppressione per chi ne è colpito, e purtroppo non solamente nell’anima in quanto la tristezza corrode all’interno di un organismo che col tempo accusa gli effetti dannosi del pessimismo. Chi somatizza l’ansia, la tristezza, il dolore dell’invidia, non vive bene e prima o poi ricorrerà a medicine consistenti.
Dalla tristezza derivano tutti gli altri mali, ma la tristezza da valutare non è essenzialmente quella che spesso molte persone portano stampata sul volto, si deve invece intendere quella impressa nell’anima. Moltissime persone per ipocrisia o per un atteggiamento tutto sommato positivo, mostrano un sorriso permanente, ma non è quel sorriso a indicare la gioia cristiana. La vera gioia si esprime anche senza parlare o senza accentuare l’allegria.
La gioia cristiana sgorga dal cuore ed illumina tutta la persona.
Quanta gente famosa si mostra sempre sorridente in televisione, mentre l’anima è spenta e paralizzata, desiderosa di fuggire via da quel corpo? E questa gente è costretta a ricorrere alle droghe e a tutta l’immoralità possibile per provare un momento di follia e mai di gioia. Gente ricchissima che non può comprare la vera gioia cristiana, perché non ha un prezzo.
Quando seguo il telegiornale mi accorgo che quasi tutte le anime dei personaggi che compaiono sono morte spiritualmente, non pregano Gesù e non c’è alcuna traccia di vera gioia cristiana e di pace interiore. In televisione ridono e parlano con scioltezza perché è il loro copione, non appena si spengono le telecamere molti di essi devono ricorrere alle droghe, al sesso impazzito, all’alcool, ad ogni forma di immoralità per illudersi di provare un momento di gioia.
Non è il denaro, il successo, il potere a dare la felicità dei figli di Dio. Il denaro è indispensabile per vivere dignitosamente ma quando si cerca con tutti i mezzi disonesti diventa una vera maledizione.
La vera felicità non si raggiunge con una vita comoda, è il cuore innamorato di Gesù e della Madonna ad irradiare in tutta la persona fasci luminosi di letizia ed equilibrio, ed anche la salute fisica ne acquista grandissimo benessere.
Molte malattie fisiche scaturiscono da squilibri spirituali.
Invece il cuore di chi cerca il Signore Gesù è sempre allegro e gioioso.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 22 ottobre 2011

1142 - Commento al Vangelo del 22/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù precisa che la morte accidentale di diverse persone avvenuta nella regione, non doveva essere considerata con maliziosità. È uso comune applicare una sentenza dal tipo di morte subita da qualcuno. Allora cosa si dovrebbe dire di Gesù? Quei morti indicati da Gesù non erano peggiori degli altri, ma la stessa morte poteva colpire quelli che Lo ascoltavano.
Il delirio di onnipotenza che abbiamo visto trionfare in Gheddafi, è presente in miliardi di persone, famose o persone normali, un completo offuscamento dell’intelletto che contempla esclusivamente la propria persona e la innalza a vette quasi divine.
Il delirio di onnipotenza si nasconde anche nei cristiani che non mortificano la superbia.
Questo vizio conduce la persona a perdere il senso della realtà, entra in una dimensione paranoica o alienata, effettivamente separata dalla vita reale. Ci sono persone apparentemente sane, molte sono anche famose, le quali innalzano un monumento alla propria superbia, pensando di essere il centro del mondo e pretendono anche una considerazione superiore a quella che viene data a Dio.
Ci troviamo sicuramente dinanzi ad una alterazione intellettuale, una diversa ed opposta considerazione della verità. Questa è la ragione che spinge le persone a pretendere di avere ragione su tutto, a voler imporre il proprio punto di vista.
Ma chi punta tutto su se stesso e si oppone a Gesù, porta frutti di santità?
Non ne porta, è come l’albero di fichi che non produceva frutti. Il padrone andò a cercare i frutti ma non ne trovò. Gesù continua nella parabola che il padrone decise di tagliare l’albero (indica la morte fisica di una persona) perché era improduttivo. L’albero non fu tagliato per la mediazione del vignaiuolo, il quale è figura dei cristiani che pregano molto ed intercedono per la conversione dei peccatori.
È la preghiera dei buoni che procura Grazie anche a quanti non ne meritano.
La Mediatrice per eccellenza è la Vergine Maria, solo Lei ottiene tutto quello che chiede a suo Figlio Gesù. Per questa ragione la devozione, la consacrazione e la recita del Rosario a questa potentissima Madre, sono i mezzi per vincere ogni forma di male e di sofferenza.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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venerdì 21 ottobre 2011

1141 - Commento al Vangelo del 21/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (12,54-59)
In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù rimproverava le folle per la loro capacità di cogliere i mutamenti atmosferici, per la loro bravura nella valutazione dell’aspetto della terra e del cielo, ma non riuscivano a riconoscere Gesù come il Messia atteso. Erano stolti ma almeno riuscivano a capire i segni dei tempi. Al contrario di Gheddafi, criminale dittatore incapace di capire minimamente cosa stava succedendo a lui e attorno a lui.
Può rimanere inspiegabile a molti la sua ostinata testardaggine di restare in Libia quando poteva con molta facilità andare a vivere in un’altra Nazione amica e portarsi dietro alcuni dei miliardi di dollari che possedeva. Non ha avuto l’intelligenza per agire con scaltrezza, non poteva preparare una strategia di fuga perché la corruzione intellettuale dei suoi incalcolabili crimini lo ha schiacciato.
Ha fatto la fine che si era preparato per sé con le sue opere, come un topo sanguinario e carnefice.
Prima di lui altri dittatori hanno fatto la fine dei topi, passando in brevissimo tempo da una vita sfarzosa nelle ville dorate ad una vita nascosta nelle buche sottoterra proprio come i topi. Avvenne al dittatore Ceausescu il 25 dicembre 1989 in Romania, il quale addirittura scappò in mezzo alla campagna per sottrarsi al linciaggio della popolazione ridotta all’estrema povertà. Avvenne a Saddam, trovato in una buca sottoterra, nonostante le sue immense ricchezze.
Eppure Saddam e Gheddafi avevano ricevuto molte protezioni per lasciare i loro Paesi e rimanere vivi, ma l’attaccamento ai beni e il completo offuscamento della mente, li hanno resi schiavi della loro follia.
Chi vive nel peccato grave e non cerca più Gesù, si smarrisce nel folle labirinto ideologico.
È grande invece la capacità dei cristiani che vivono in Grazia di Dio di comprendere bene i segni dei tempi. Non hanno bisogno neanche di sapere molte cose per interpretare correttamente l’evolversi degli eventi. È lo Spirito Santo ad illuminare correttamente, un ruolo importante viene svolto anche dai nostri Angeli Custodi.
È vero che molti agiscono e parlano senza rendersi conto degli effetti delle loro parole, ma se pregano ogni giorno il Santo Rosario, la Madonna li aiuterà a capire e ad intuire l’evolversi di fatti e parole.
È la preghiera l’unico mezzo che abbiamo per non smarrirci nei meandri dei peccati.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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giovedì 20 ottobre 2011

1140 - Commento al Vangelo del 20/10/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Oggi Gesù spiega il motivo di certe incomprensioni che avvengono in famiglia a causa della Religione. Ci dice che è inevitabile il contrasto con quanti non credono e non pregano, un contrasto che non nasce da noi credenti, sono sempre gli altri a punzecchiare e a creare le condizioni per lo scoppio di contrasti.
La divisione di cui parla il Signore, non è voluta da Lui, è la sua Parola a creare la divisione.
Il suo Vangelo divide in modo inevitabile, anche se gli indifferenti sono molti e devono considerarsi tra quelli che lo avversano. Mentre i credenti tiepidi non difendono il Vangelo né lo diffondono nel loro ambiente. Magari vanno a Messa e si sforzano di pregare, ma il distacco del cuore dalla Parola di Dio è evidente.
E non vivono nella pace del Vangelo, sono solamente illusi di un’apparente pace.
La pace di cui parla Gesù nasce dalla verità del Vangelo, dall’adesione a questa Parola, perché la vera pace è interna alla predicazione di Gesù. Non predica una pace automatica solo perché ci si considera cristiani, è frutto di una costante conquista, una lotta interiore che si adempie con la pratica delle virtù.
I veri credenti che accolgono la Parola di Gesù, la difendono e la diffondono, trovano per questa ragione, oppositori che invece vogliono vivere in modo opposto e reagiscono, causando contrasti e divisioni. Non è colpa di noi credenti questa divisione, noi ci limitiamo a diffondere la sana dottrina del Vangelo, se altri non l’accettano causano queste divisioni.
E noi mostriamo di essere veri seguaci di Gesù se rimaniamo forti e non indietreggiamo nel difendere la Parola e nel praticarla sempre, con amore e verità. I veri cristiani combattono con coraggio per la verità, per diffondere l’eterna Parola di Dio.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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mercoledì 19 ottobre 2011

1139 - Udienza del 19/10/2011 (Salmo 136)

Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei meditare con voi un Salmo che riassume tutta la storia della salvezza di cui l’Antico Testamento ci dà testimonianza. Si tratta di un grande inno di lode che celebra il Signore nelle molteplici, ripetute manifestazioni della sua bontà lungo la storia degli uomini; è il Salmo 136 – o 135 secondo la tradizione greco-latina.
Solenne preghiera di rendimento di grazie, conosciuto come il “Grande Hallel”, questo Salmo è tradizionalmente cantato alla fine della cena pasquale ebraica ed è stato probabilmente pregato anche da Gesù nell’ultima Pasqua celebrata con i discepoli; ad esso sembra infatti alludere l’annotazione degli Evangelisti: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (cfr Mt 26,30; Mc 14,26). L’orizzonte della lode illumina così la difficile strada del Golgota. Tutto il Salmo 136 si snoda in forma litanica, scandito dalla ripetizione antifonale «perché il suo amore è per sempre». Lungo il componimento, vengono enumerati i molti prodigi di Dio nella storia degli uomini e i suoi continui interventi in favore del suo popolo; e ad ogni proclamazione dell’azione salvifica del Signore risponde l’antifona con la motivazione fondamentale della lode: l’amore eterno di Dio, un amore che, secondo il termine ebraico utilizzato, implica fedeltà, misericordia, bontà, grazia, tenerezza. È questo il motivo unificante di tutto il Salmo, ripetuto in forma sempre uguale, mentre cambiano le sue manifestazioni puntuali e paradigmatiche: la creazione, la liberazione dell’esodo, il dono della terra, l’aiuto provvidente e costante del Signore nei confronti del suo popolo e di ogni creatura.
Dopo un triplice invito al rendimento di grazie al Dio sovrano (vv. 1-3), si celebra il Signore come Colui che compie «grandi meraviglie» (v. 4), la prima delle quali è la creazione: il cielo, la terra, gli astri (vv. 5-9). Il mondo creato non è un semplice scenario su cui si inserisce l’agire salvifico di Dio, ma è l’inizio stesso di quell’agire meraviglioso. Con la creazione, il Signore si manifesta in tutta la sua bontà e bellezza, si compromette con la vita, rivelando una volontà di bene da cui scaturisce ogni altro agire di salvezza. E nel nostro Salmo, riecheggiando il primo capitolo della Genesi, il mondo creato è sintetizzato nei suoi elementi principali, insistendo in particolare sugli astri, il sole, la luna, le stelle, creature magnifiche che governano il giorno e la notte. Non si parla qui della creazione dell’essere umano, ma egli è sempre presente; il sole e la luna sono per lui - per l'uomo - per scandire il tempo dell’uomo, mettendolo in relazione con il Creatore soprattutto attraverso l’indicazione dei tempi liturgici.
Ed è proprio la festa di Pasqua che viene evocata subito dopo, quando, passando al manifestarsi di Dio nella storia, si inizia con il grande evento della liberazione dalla schiavitù egiziana, dell’esodo, tracciato nei suoi elementi più significativi: la liberazione dall'Egitto con la piaga dei primogeniti egiziani, l’uscita dall’Egitto, il passaggio del Mar Rosso, il cammino nel deserto fino all’entrata nella terra promessa (vv. 10-20). Siamo nel momento originario della storia di Israele. Dio è intervenuto potentemente per portare il suo popolo alla libertà; attraverso Mosè, suo inviato, si è imposto al faraone rivelandosi in tutta la sua grandezza ed, infine, ha piegato la resistenza degli Egiziani con il terribile flagello della morte dei primogeniti. Così Israele può lasciare il Paese della schiavitù, con l’oro dei suoi oppressori (cfr Es 12,35-36), «a mano alzata» (Es 14,8), nel segno esultante della vittoria. Anche al Mar Rosso il Signore agisce con misericordiosa potenza. Davanti ad un Israele spaventato alla vista degli Egiziani che lo inseguono, tanto da rimpiangere di aver lasciato l’Egitto (cfr Es 14,10-12), Dio, come dice il nostro Salmo, «divise il Mar Rosso in due parti […] in mezzo fece passare Israele […] vi travolse il faraone e il suo esercito» (vv. 13-15). L’immagine del Mar Rosso “diviso” in due, sembra evocare l’idea del mare come un grande mostro che viene tagliato in due pezzi e così reso inoffensivo. La potenza del Signore vince la pericolosità delle forze della natura e di quelle militari messe in campo dagli uomini: il mare, che sembrava sbarrare la strada al popolo di Dio, lascia passare Israele all’asciutto e poi si richiude sugli Egiziani travolgendoli. «La mano potente e il braccio teso» del Signore (cfr Deut 5,15; 7,19; 26,8) si mostrano così in tutta la loro forza salvifica: l’ingiusto oppressore è stato vinto, inghiottito dalle acque, mentre il popolo di Dio “passa in mezzo” per continuare il suo cammino verso la libertà.
A questo cammino fa ora riferimento il nostro Salmo ricordando con una frase brevissima il lungo peregrinare di Israele verso la terra promessa: «Guidò il suo popolo nel deserto, perché il suo amore è per sempre» (v. 16). Queste poche parole racchiudono un’esperienza di quarant’anni, un tempo decisivo per Israele che lasciandosi guidare dal Signore impara a vivere di fede, nell’obbedienza e nella docilità alla legge di Dio. Sono anni difficili, segnati dalla durezza della vita nel deserto, ma anche anni felici, di confidenza nel Signore, di fiducia filiale; è il tempo della “giovinezza”, come lo definisce il profeta Geremia parlando a Israele, a nome del Signore, con espressioni piene di tenerezza e di nostalgia: «Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in terra non seminata» (Ger 2,2). Il Signore, come il pastore del Salmo 23 che abbiamo contemplato in una catechesi, per quarant’anni ha guidato il suo popolo, lo ha educato e amato, conducendolo fino alla terra promessa, vincendo anche le resistenze e l’ostilità di popoli nemici che volevano ostacolarne il cammino di salvezza (cfr vv. 17-20).
Nello snodarsi delle «grandi meraviglie» che il nostro Salmo enumera, si giunge così al momento del dono conclusivo, nel compiersi della promessa divina fatta ai Padri: «Diede in eredità la loro terra, perché il suo amore è per sempre; in eredità a Israele suo servo, perché il suo amore è per sempre» (vv. 21-22). Nella celebrazione dell’amore eterno del Signore, si fa ora memoria del dono della terra, un dono che il popolo deve ricevere senza mai impossessarsene, vivendo continuamente in un atteggiamento di accoglienza riconoscente e grata. Israele riceve il territorio in cui abitare come “eredità”, un termine che designa in modo generico il possesso di un bene ricevuto da un altro, un diritto di proprietà che, in modo specifico, fa riferimento al patrimonio paterno. Una delle prerogative di Dio è di “donare”; e ora, alla fine del cammino dell’esodo, Israele, destinatario del dono, come un figlio, entra nel Paese della promessa realizzata. È finito il tempo del vagabondaggio, sotto le tende, in una vita segnata dalla precarietà. Ora è iniziato il tempo felice della stabilità, della gioia di costruire le case, di piantare le vigne, di vivere nella sicurezza (cfr Dt 8,7-13). Ma è anche il tempo della tentazione idolatrica, della contaminazione con i pagani, dell’autosufficienza che fa dimenticare l’Origine del dono. Perciò il Salmista menziona l’umiliazione e i nemici, una realtà di morte in cui il Signore, ancora una volta, si rivela come Salvatore: «Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi, perché il suo amore è per sempre; ci ha liberati dai nostri avversari, perché il suo amore è per sempre» (vv. 23-24).
A questo punto nasce la domanda: come possiamo fare di questo Salmo una preghiera nostra, come possiamo appropriarci, per la nostra preghiera, di questo Salmo? Importante è la cornice del Salmo, all’inizio e alla fine: è la creazione. Ritorneremo su questo punto: la creazione come il grande dono di Dio del quale viviamo, nel quale Lui si rivela nella sua bontà e grandezza. Quindi, tener presente la creazione come dono di Dio è un punto comune per noi tutti. Poi segue la storia della salvezza. Naturalmente noi possiamo dire: questa liberazione dall'Egitto, il tempo del deserto, l’entrata nella Terra Santa e poi gli altri problemi, sono molto lontani da noi, non sono la nostra storia. Ma dobbiamo stare attenti alla struttura fondamentale di questa preghiera. La struttura fondamentale è che Israele si ricorda della bontà del Signore. In questa storia ci sono tante valli oscure, ci sono tanti passaggi di difficoltà e di morte, ma Israele si ricorda che Dio era buono e può sopravvivere in questa valle oscura, in questa valle della morte, perché si ricorda. Ha la memoria della bontà del Signore, della sua potenza; la sua misericordia vale in eterno. E questo è importante anche per noi: avere una memoria della bontà del Signore. La memoria diventa forza della speranza. La memoria ci dice: Dio c'è, Dio è buono, eterna è la sua misericordia. E così la memoria apre, anche nell'oscurità di un giorno, di un tempo, la strada verso il futuro: è luce e stella che ci guida. Anche noi abbiamo una memoria del bene, dell'amore misericordioso, eterno di Dio. La storia di Israele è già una memoria anche per noi, come Dio si è mostrato, si è creato un suo popolo. Poi Dio si è fatto uomo, uno di noi: è vissuto con noi, ha sofferto con noi, è morto per noi. Rimane con noi nel Sacramento e nella Parola. E' una storia, una memoria della bontà di Dio che ci assicura la sua bontà: il suo amore è eterno. E poi anche in questi duemila anni della storia della Chiesa c'è sempre, di nuovo, la bontà del Signore. Dopo il periodo oscuro della persecuzione nazista e comunista, Dio ci ha liberati, ha mostrato che è buono, che ha forza, che la sua misericordia vale per sempre. E, come nella storia comune, collettiva, è presente questa memoria della bontà di Dio, ci aiuta, ci diventa stella della speranza, così anche ognuno ha la sua storia personale di salvezza, e dobbiamo realmente far tesoro di questa storia, avere sempre presente la memoria delle grandi cose che ha fatto anche nella mia vita, per avere fiducia: la sua misericordia è eterna. E se oggi sono nella notte oscura, domani Egli mi libera perché la sua misericordia è eterna.
Ritorniamo al Salmo, perché, alla fine, ritorna alla creazione. Il Signore – così dice - «dà il cibo a ogni vivente, perché il suo amore è per sempre» (v. 25). La preghiera del Salmo si conclude con un invito alla lode: «Rendete grazie al Dio del cielo, perché il suo amore è per sempre». Il Signore è Padre buono e provvidente, che dà l’eredità ai propri figli ed elargisce a tutti il cibo per vivere. Il Dio che ha creato i cieli e la terra e le grandi luci celesti, che entra nella storia degli uomini per portare alla salvezza tutti i suoi figli è il Dio che colma l’universo con la sua presenza di bene prendendosi cura della vita e donando pane. L’invisibile potenza del Creatore e Signore cantata nel Salmo si rivela nella piccola visibilità del pane che ci dà, con il quale ci fa vivere. E così questo pane quotidiano simboleggia e sintetizza l’amore di Dio come Padre, e ci apre al compimento neotestamentario, a quel “pane di vita”, l’Eucaristia, che ci accompagna nella nostra esistenza di credenti, anticipando la gioia definitiva del banchetto messianico nel Cielo.
Fratelli e sorelle, la lode benedicente del Salmo 136 ci ha fatto ripercorrere le tappe più importanti della storia della salvezza, fino a giungere al mistero pasquale, in cui l’azione salvifica di Dio arriva al suo culmine. Con gioia riconoscente celebriamo dunque il Creatore, Salvatore e Padre fedele, che «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Nella pienezza dei tempi, il Figlio di Dio si fa uomo per dare la vita, per la salvezza di ciascuno di noi, e si dona come pane nel mistero eucaristico per farci entrare nella sua alleanza che ci rende figli. A tanto giunge la bontà misericordiosa di Dio e la sublimità del suo “amore per sempre”.
Voglio perciò concludere questa catechesi facendo mie le parole che San Giovanni scrive nella sua Prima Lettera e che dovremmo sempre tenere presenti nella nostra preghiera: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente» (1Gv 3,1). Grazie.
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Medaglia di San Benedetto