Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 30 giugno 2011

1003 - Commento al Vangelo di oggi 30/6/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (9,1-8)
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati -disse allora al paralitico-, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Diverse notizie in questi giorni hanno messo a dura prova la calma di tutti. Purtroppo, c’è anche una notizia che ha arrecato molto dolore a molti, è la morte di Don Stefano Gobbi, fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano, avvenuta ieri alle 3 del pomeriggio.
Il giorno della solennità di Pietro e Paolo e l’ora indicano che veramente questo uomo è stato come un bambino guidato dalla Madonna fin dall’8 maggio 1972, quando a Fatima sentì le prime locuzioni che in seguito avrebbero dato innumerevoli messaggi, pienamente ispirati dalla Madonna.
La ricorrenza della solennità dell’Apostolo Pietro ci manifesta che Don Gobbi è stato un grande uomo di Chiesa, perfettamente fedele al Papa anche perché i messaggi della Madonna manifestavano piena obbedienza a Giovanni Paolo II (le locuzioni terminarono il 31 dicembre 1997).
L’Apostolo Paolo ci ricorda che come Lui anche Don Gobbi è stato l’Apostolo delle genti di tutto il mondo. Secondo i dati che trovo fino alla fine del 1995, Don Stefano Gobbi aveva visitato più volte i cinque continenti per presiedere i Cenacoli Regionali, facendo circa 900 voli di aereo e numerosi viaggi in macchina e in treno ed ha fatto 2.210 Cenacoli, di cui 1.015 in Europa, 840 in America, 97 in Africa, 116 in Asia e 142 in Oceania. Dopo il 1995 fino a ieri, Don Gobbi ha continuato a presiedere i Cenacoli in tutti i cinque i continenti nonostante l'età e un grosso infarto.
Le 3 del pomeriggio ci indicano l’ora della Misericordia, la Coroncina della Divina Misericordia, e Don Gobbi per molti anni portò nel mondo l’annuncio della Misericordia di Gesù. Al Movimento, diffuso oggi in tutto il mondo, aderiscono alcuni Cardinali, oltre 350 Arcivescovi e Vescovi, 150.000 Sacerdoti del clero secolare e di tutti gli Ordini e Istituti Religiosi, oltre a decine di milioni di fedeli. Se la morte di Don Gobbi procurerà per le sue preghiere molti aiuti alla Chiesa e a quanti lo hanno conosciuto, vediamo come una sentenza della Cassazione del 28 giugno sulla marijuana, ha fatto sobbalzare tutti. Almeno quelli che non la fumano. Leggiamo da un quotidiano.
“Incredibile sentenza della Cassazione, da cui arriva il 'via libera' alla coltivazione, sul terrazzo di casa, di una piantina di marijuana perchè il fatto, nonostante il rigido orientamento delle norme sugli stupefacenti, non ha alcuna portata offensiva. Per questa ragione i supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale il procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro ha protestato contro l'assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di 'maria' sul balcone della sua abitazione a Scalea, in provincia di Cosenza. Con questo colpo di spugna, messo nero su bianco sulla sentenza 25674, i supremi giudici cercano di mettersi alle spalle quintalate di giurisprudenza che, seguendo un indirizzo univoco, avevano stabilito che debba sempre essere punita la coltivazione dello stupefacente”.
È una sentenza che apre la liberalizzazione delle droghe in Italia, praticamente diventa lecito coltivarla a casa… per poi cosa fare? Fumarla… usarla, donarla, fare feste con l’erba a portata di terrazzo. Cosa volete che aggiunga di altro, la sentenza dice tutto.
Nel Vangelo di oggi, Gesù passa all’altra riva, questo passaggio per noi indica lo sforzo che dobbiamo fare ogni giorno nel lasciare quello che ci piace ma non è lecito, per andare nella riva dove c’è Gesù. Chi compie questo sforzo, lascia piccole cose per trovare grandi doni spirituali. Gli amici del paralitico andarono nella sua città per portare un uomo disteso su un letto. Gesù non ascolta alcuna richiesta di miracolo, non pone domande, legge nei loro cuori una grande Fede in Lui e immediatamente guarisce il paralitico. Un uomo totalmente impossibilitato a mettersi in piedi. I nuovi paralitici sono i peccatori, Gesù vuole farli camminare incontro a Lui. Gesù perdona i peccati e guarisce lo spirito, dice “alzati e cammina” e guarisce il corpo. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cerco ogni giorno, di vivere la riconciliazione e di sforzarmi di costruire una società di fratelli, non lasciandomi influenzare dal modo di fare e di pensare corrente?


Pensiero
In casa comportatevi con dolcezza, sia verso i parenti, sia verso i dipendenti, perché alle volte quelli che sono angeli fuori, sono diavoli in casa. (San Francesco di Sales)
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mercoledì 29 giugno 2011

1002 - Commento al Vangelo di oggi 29/6/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La scelta di festeggiare insieme questi due pilastri della Chiesa, è certamente opportuna. Pietro rappresenta il Capo degli Apostoli e Vicario di Gesù, mentre Paolo è il più grande missionario cristiano ma anche un teologo cristiano molto profondo. Anche ispirato.
Due Apostoli veramente speciali, forti nella Fede e nel temperamento, hanno avuto in comune il martirio a Roma. Se Pietro era impulsivo e focoso, Paolo addirittura perseguitava i cristiani prima della sua spettacolare conversione.
Trascrivo il testo dalla Scrittura: «Saulo (Paolo) frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. E la voce: “Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”.
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.
Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: “Anania!”. Rispose: “Eccomi, Signore!”. E il Signore a lui: “Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista”.
Rispose Anania: “Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome”. Ma il Signore disse: “Và, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome”.
Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”.
E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio.
E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: “Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?”.
Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo» (At 9,1-22).
Leggere questo testo aiuta notevolmente, si comprende che nessuno è escluso dall’Amore di Gesù e che Egli ha un disegno su ciascuno di noi. Chi volontariamente lo rifiuta, rimane responsabile della sua scelta, chi accetta e uniforma la sua vita alla volontà di Dio, tutto cambia e inizia una vita nuova.
Gesù crede in noi e ci invita a rispondere ai suoi appelli amorosi.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cerco ogni giorno, di vivere la riconciliazione e di sforzarmi di costruire una società di fratelli, non lasciandomi influenzare dal modo di fare e di pensare corrente?


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martedì 28 giugno 2011

1001 - Commento al Vangelo di oggi 28/6/2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo (8,23-27)
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La paura è un atteggiamento di insicurezza, una esitazione dinanzi l’imponderabile. Si prova paura quando qualcosa è avvolto nel mistero e si teme un’aggressione, non necessariamente fisica, comunque, si teme qualcosa che non si conosce come superare.
Molti episodi della vita di Gesù risultavano incomprensibili agli Apostoli, pur rimanendo affascinati dalla sua Persona e dalle sue parole. Persisteva sempre qualcosa da comprendere meglio. Avveniva tutto davanti i loro occhi, ma non sapevano dare le spiegazioni corrette.
Questa barca può anche essere la nostra vita, spesso le tempeste delle inquietudini si riversano su di essa e non si riesce a superare la sofferenza, non si riesce ad arrivare a riva, che indica proprio il superamento dello sconvolgimento interiore.
Le onde indicano l’alternarsi dello stato d’animo, onde corte quando c’è la depressione, onde lunghe quando ci si esalta con uno spirito euforico, onde libere quando si vive in libertà, onde forzate quando si deve compiere un’azione buona o un rinnegamento.
Le onde che incontriamo nella vita devono diventare mare calmo.
Solo Gesù può calmare le acque agitate che si rimestano nel nostro interno, lo vediamo nel Vangelo di oggi, basta una sua parola e tutto diventa calmo, arriva una grande bonaccia. Quando l’agitazione fa scaturire pensieri pieni di sfiducia e scoraggiamento, bisogna chiamare il Signore, con una Fede sicura e la gioia della sua visita che arriverà. Non con la paura degli Apostoli: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”.
Molto spesso sono le tentazioni di satana ad arrecare sconforto e paura, altre volte le circostanze della vita, come i contrasti e le incomprensioni. Anche quando si conoscono le calunnie che dicono gli altri, molti si abbattono e pensano alla reazione. Sbagliando.
Dovete arrivare alla convinzione che neanche tutte le potenze del male potranno agitare la nostra debole barca, se rimaniamo ancorati al Cuore di Gesù e alla protezione della Madonna. Nessuno potrà distaccarci dall’abbraccio di Gesù e dal Manto di sua Madre. Neanche l’alleanza di tutti i diavoli potrà vincerci, se rimaniamo fedeli a Dio. Osservando i Comandamenti e frequentando i Sacramenti.
La vera Fede ci dona la certezza che la Madonna ci protegge sempre e annienterà i nostri nemici.
Non dimenticate che gli Angeli ci assistono ininterrottamente, non aspettano altro che ricevere le nostre richieste di aiuto. Poi, San Michele come Principe dell’Esercito Angelico, distrugge in un istante ogni piano satanico contro ognuno di noi. Bisogna pregarli ogni giorno.
Riguardo i messaggi, continuo a rispondere a innumerevoli richieste e prego per tutti voi. Nessuno si consideri trascurato da me, l’unica cosa che manca è il tempo, l’amore c’è per tutte le anime da salvare. Trascrivo alcuni messaggi per mostrarvi come compiono progressi i nostri parrocchiani, testimonianze che aiutano tutti.
“Sia Lodato Gesù Cristo con Maria! Padre, la ringrazio dal profondo del mio poverissimo cuore per tutto ciò che fa ogni giorno per noi facendo che questa Parola con semplicità e in modo diretto e franco arrivi alle nostre anime. Mi tenga nelle sue preghiere perchè io impari ad amare Gesù al di sopra di tutto. Che Dio la benedica, la protegga da ogni attacco del nemico, che rafforzi la sua Fede e che le dia una grande santità. Le voglio molto bene. Una figlia e sorella in Dio. Paola”.
“Sia lodato Gesù Cristo! Grazie per le sue mail, carissimo Padre Giulio Maria, mi sono davvero preziose, sto imparando molto, non so come ringraziarLa! E grazie per l'allegazione dei messaggi di Medjugorje! Buona festa del Corpus Domini! Regina della Pace, prega per noi... Angela da Pavia”.
“Caro Padre, io la ammiro per il suo coraggio nel denunciare apertamente il degrado di tanti di noi anche tra i cattolici. E non lascia mai di concludere i suoi illuminati interventi con parole di speranza e di pace. Continui, la prego, con lo stesso coraggio, perché lei scrive per mano di Dio. Grazie, grazie, grazie. Gabriella Mura”.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Cerco ogni giorno, di vivere la riconciliazione e di sforzarmi di costruire una società di fratelli, non lasciandomi influenzare dal modo di fare e di pensare corrente?


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domenica 26 giugno 2011

1000 - Trent'anni di Medjugorje insegnano...

di Antonio SocciLa scuola era appena finita e due adolescenti, Miriana e Ivanka, quel caldo pomeriggio del 24 giugno 1981, alle ore 17.45, stavano facendo una passeggiata fuori del paese di Bijakovici, frazione di Medjugorje, comune di Citluk, provincia di Mostar: il posto più sperduto del mondo.

Come cominciò
Dimenticato dagli uomini certamente. Ma non da Dio che ama ciò che è piccolo e insignificante.
A un certo punto Ivanka si volta verso la collina sassosa del Podbrdo: vede qualcuno lassù, a duecento metri di distanza, è una giovane ragazza, ha un bimbo piccolo in braccio.
Cosa ci fa in quel luogo desolato, pieno di vipere? Lassù non va mai nessuno. Ivanka si sofferma un attimo, vede che ha una veste lunga e un velo: “Ma quella è la Madonna!”.
Mirjana neanche si gira: “eh sì, figurati se la Madonna non ha altro da fare che venire a vedere cosa facciamo noi”. Cresciute sotto un regime comunista non avevano neanche mai sentito parlare di apparizioni come Lourdes o Fatima.
Arrivati in paese incontrano altri amici, Ivanka dice di aver visto una ragazza sulla collina sassosa, tornano su: è ancora lì. Fa cenno con la mano di avvicinarsi. Sono incantati, ma c’è anche timore.
Quel giorno non le si avvicineranno. Lo faranno il giorno successivo alla stessa ora: è una ragazza di una bellezza senza eguali. E dolcissima.
I sei ragazzi sono felici. E raccontano a tutti quello che è accaduto, ciò che hanno visto e che lei ha detto loro. Nel villaggio non si parla d’altro.
La voce corre, raggiunge i paesi vicini e pure la polizia. Il regime comunista è durissimo con i ragazzi: li arresta, li minaccia, minaccia le loro povere famiglie, ma loro non rinnegheranno mai quello che hanno visto.
Cominciano ad accadere subito segni e prodigi. Le stesse commissioni mediche e scientifiche che studiano, anche con delle macchine, ciò che si verifica durante le apparizioni riconoscono che lì c’è un mistero inspiegabile.

Un piccolo borgo nel mondo
Perché accade lì? I posti così sono prediletti dalla “bellissima ragazza” che proprio in un borgo sperduto – Nazaret – aveva vissuto. E sono dei ragazzi semplici e normali che lei sceglie per le sue missioni (apparentemente) impossibili: salvare il mondo.
Perché da quel momento iniziò una vicenda che, trent’anni dopo, possiamo definire uno dei più grandi eventi della storia della Chiesa e dell’umanità.
Ma all’inizio il mondo non se ne accorse. Come duemila anni prima. In quei giorni di giugno del 1981 di cosa parlavano i giornali?
In Italia c’era appena stato l’attentato al Papa, il referendum sull’aborto ed era scoppiato lo scandalo della P2. Dalla crisi di governo uscì il primo esecutivo laico della storia repubblicana guidato da Spadolini.
In Francia il socialista Mitterrand vinse le presidenziali e formò un governo con quattro ministri comunisti. Era una novità storica.
Intanto – mentre il Papa era ancora in ospedale – all’Est le pressioni di Mosca sulla Polonia, per cancellare Solidarnosc, si facevano ogni giorno più forti. Breznev arrivò a paventare il rischio di uno scontro nucleare.
Infatti a dicembre 1981 Solidarnosc fu schiacciata. Nessuno poteva immaginare che solo otto anni dopo l’impero comunista sarebbe crollato.
Nel frattempo in Iran – fatto fuori Bani Sadr – presero definitivamente il potere gli ayatollah che dettero fuoco alla polveriera islamica in tutto il mondo.
Come si vede dunque erano settimane di durissimo scontro fra i blocchi, fra vecchi e nuovi poteri, nazionali e planetari.
Tutti pensano che a fare la storia siano gli stati, gli eserciti, il petrolio, i cannoni, i poteri finanziari ed economici.
Perciò quel 24 e 25 giugno nessun giornale o tv del mondo poteva immaginare che nel più oscuro villaggio della Bosnia stesse accadendo un avvenimento di enorme importanza. Eppure è così.
Da trent’anni là accadono cose stupende e a milioni accorrono alla ricerca di lei, la bellissima, la dolcissima, la meraviglia dell’universo. Cosa cercano? E cosa trovano?

La storia di Silvia
Lo fa capire bene, per esempio, la storia di Silvia Buso, una giovane padovana.
L’ho incontrata il mese scorso al Palasport di Firenze: c’era una giornata di preghiera dei gruppi di Medjugorije, circa 4 mila persone.
Io feci una testimonianza su quello che era accaduto alla mia Caterina e la visita di una delle veggenti di Medjugorie.
Alla fine mi si avvicinò questa ragazza bionda, alta, atletica: “anche io” mi disse “ho avuto una grande grazia a Medjugorije”.
Di lì a poco fece lei stessa una testimonianza. Come già aveva fatto a Medjugorije nel 2010, al festival della gioventù (c’è il video anche su internet, nel sito di Radio Maria).
Silvia ha 22 anni. Nell’autunno del 2006, a 16 anni, d’improvviso si ritrova paraplegica, inchiodata a una carrozzella: fino ad allora aveva fatto sport, nuoto, danza, aveva amici. Frequentava la terza liceo. Una vita normale.
Di colpo il buio. Le gambe non si muovevano più. E poi attacchi simil-epilettici. Una tragedia.
La sua era una famiglia cattolica, ma “la messa domenicale” racconta la ragazza “per me era perlopiù un’abitudine, non un atto d’amore”.
Anche con la malattia, partecipando il venerdì a un gruppo di preghiera, era così. Un giorno una signora del gruppo le dette una medaglietta della Madonna che la Vergine stessa aveva benedetto a Medjugorije.
Silvia la mise al collo. In aprile e maggio del 2007 si immerse nello studio per sostenere gli esami, ma si faceva portare ogni giorno al gruppo di preghiera perché solo lì trovava pace.
Il 20 giugno la sua dottoressa le dice che la settimana successiva non ci sarà perché deve accompagnare sua mamma a Medjugorije.
Silvia d’istinto le chiede di andare con lei. Arrivati, dopo la messa vengono a sapere che la sera Ivan avrebbe avuto un’apparizione straordinaria sul monte Podbrdo.
Silvia, sia pure con imbarazzo, accetta si farsi portare in braccio fin lassù: “Alle 20 arrivammo. Ho iniziato a pregare e quello per me è il primo ricordo di una preghiera fatta veramente con il cuore”.
Racconta: “Io non ho mai chiesto la mia guarigione perché mi sembrava una cosa troppo impossibile. Poco prima dell’apparizione il mio capogruppo mi disse di chiedere tutto quello che volevo alla Madonna perché lei avrebbe ascoltato tutti, sarebbe scesa dal cielo sulla terra. Allora le ho chiesto che mi desse la forza per poter accettare a 17 anni una vita in carozzina”.
Alle 22 è iniziata l’apparizione a Ivan: “io sulla mia sinistra ho visto una luce, era una luce bianca bellissima” dice Silvia.
“Finita l’apparizione non l’ho più vista, però mi sentivo chiamare da tutte le parti. Ma non ho detto niente a nessuno di ciò che mi stava accadendo. Loro mi hanno ripeso in braccio e dopo sono scivolata all’indietro per terra come svenuta.
Però non mi sono fatta niente. Io ricordo solo che mi sentivo come su un materasso morbidissimo e che c’era una voce dolcissima che mi parlava e mi calmava coccolandomi.
Dopo qualche minuto, non so quanti, ho aperto i miei occhi e a mio padre che piangeva ho detto che sentivo finalmente le gambe: papà sono guarita! Cammino!”.
Ed è stato così. “Io ricordo che c’era una mano tesa davanti a me e io nel volergliela afferrare mi sono ritrovata in piedi come se fosse la cosa più naturale. Il mattino dopo alle 4,30 sono salita sulla montagna della croce, il Kriscevaz, con le mie gambe!”.
E’ guarita così. Ma oggi Silvia dice: “La grazia più grande che Dio mi ha fatto è stata la mia conversione e quella della mia famiglia. Il sentire l’amore di Dio e della Madonna: questa è per me è la cosa più bella e importante della mia vita”.
Silvia è timida, ma molto netta: “Con la conversione è come se Dio mi avesse acceso un fuoco dentro. Certo, il fuoco va sempre alimentato con la preghiera, il rosario, con l’eucaristia, la Santa messa e l’adorazione. E tutto ciò che chiede la Madonna a Medjugorije. E questo fuoco non si spegne. Questa per me è la cosa più bella”.
Bisogna chiedersi: cosa è mai questo “sentirsi teneramente amati” per attrarre milioni e milioni di persone e cambiare radicalmente le loro vite? Solo così si può cominciare a capire cosa sta accadendo a Medjugorije.
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999 - Commento al Vangelo di oggi 26/6/2011 Corpus Domini

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ogni giorno arrivano conferme a questa Parola di Gesù, anche ogni secondo della giornata nel mondo in milioni di circostanze, gli uomini confermano che senza Gesù, hanno fame e sete di tutto ciò che si oppone al Signore. È logico, se non hai Gesù devi necessariamente cercare il suo opposto.
Ecco l’opposto di Gesù: odio, violenza, sesso libero, droghe, ateismo, magia, satanismo, squilibrio.
Si leggono e si ascoltano notizie da rimanere allibiti, ovunque è presente una schizofrenia o dissociazione mentale, catalogata come un comportamento abituale o occasionale, comunque come un’epidemia è un comportamento che contagia: l’incoerenza.
La vita è oramai troppo agitata, se non corri rimani indietro, questo pensano un po’ tutti.
Non pensano che la calma è il dominio della volontà sull’istinto e le passioni disordinate.
E dove c’è agitazione, ansia verso qualcosa o qualcuno, si manifesta la poca preghiera, emerge sempre questa assenza. Non c’è e si comprende, la persona è troppa occupata verso se stessa o verso altre persone, ma in un modo eccessivo, disordinato. E la comunione con Gesù viene a mancare, la preghiera diventa meccanica e non scaturisce più dal cuore.
Senza Gesù si trovano inevitabilmente almeno tre idoli, spesso il primo è la cura del proprio corpo con un interesse esagerato. Non è tanto la salute del corpo che è indiscutibile, ma la ricerca di rendere perfetto un corpo che non potrà diventare mai. Perfetto è solo Dio. Neanche i Santi sono stati perfetti nel corpo, tra gli umani l’unica è la Madonna.
Gli idoli si accumulano nel tempo, quanto più si rimane lontano da Gesù tanto più ci si aggrappa agli idoli, a persone o altro da adorare. Si tratta proprio di adorazione, che avviene compiendo sforzi e sacrifici impressionanti. Considerate un concerto di un cantante, molti partono da lontano e trascorrono giorni dormendo all’aperto e si considerano felici. O i rave party, le feste illegali con musica elettronica, caratterizzate dal ritmo incalzante di musica dance, droghe di ogni specie e alcool a fiumi. A questi incontri partecipano migliaia di giovani, e li organizzano un po’ ovunque.
Sono numerosi i nuovi idoli, tutti trionfano nel cuore quando non c’è Gesù.
L’unica medicina per giungere alla pace del cuore, alla quiete interiore, è l’Eucaristia.
Gesù riesce a saziare la fame di tutti coloro che hanno bisogni spirituali. E quanti seguono gli idoli, sono profondamente irrequieti e confusi, storditi dal tumulto delle passioni disordinate. È l’Eucaristia a donare la pace, ma occorre fermarsi in adorazione davanti al Tabernacolo, anche se non c’è l’esposizione.
Ogni giorno possiamo incontrare Gesù in Chiesa e parlargli di tutto. Gesù è sempre in ascolto delle nostre richieste, è sempre attento e con gli occhi rivolti verso quanti Lo cercano con amore.
Poi, nella Santa Messa si mangia il suo Corpo e si entra nella vita eterna, perché Lui è l’eterno. La Santa Comunione si prende solo se non si è in peccato mortale, altrimenti occorre fare prima la Confessione. Sono Sacramenti che donano la Grazia, trasfigurano le anime e fortificano la volontà.
Il mondo sarebbe migliore, le conversioni avverrebbero a milioni, le famiglie sarebbero sante, i giovani puri e onesti, se in tutte le parrocchie si spalancassero le porte per svolgere ogni giorno per alcune ore, l’adorazione eucaristica, e almeno una volta la settimana tutto il giorno. Lo ripeto nuovamente perché la santificazione della parrocchia e poi del mondo, inizia dall’Eucaristia.
Chi partecipa all’adorazione eucaristica e rimane in contemplazione di Gesù, viene gradualmente trasformato, non se ne accorge ma il cambiamento procede speditamente. Allo stesso modo, dopo la Santa Messa ci si sente cambiati, migliori, trasformati. Si avverte una nuova gioia dentro, una nuova forza spirituale per superare le avversità e vincere le tentazioni.
Anni fa questa solennità si svolgeva in modo trionfalistico, oggi a stento si ricorda.
La dimenticanza del Corpus Domini è la prova della dimenticanza di Dio.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.
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sabato 25 giugno 2011

998 - Messaggio Medjugorje del 25/6/2011

"Cari figli, ringraziate con me l’Altissimo per la mia presenza con voi. Gioioso è il mio cuore guardando l’amore e la gioia che avete nel vivere i miei messaggi. 
In molti avete risposto, ma aspetto e cerco tutti i cuori addormentati affinché si sveglino dal sonno dell’incredulità.
Avvicinatevi ancora di più, figlioli, al mio cuore Immacolato perché possa guidarvi tutti verso l’eternità.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata."
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997 - Commento al Vangelo di oggi 25/6/2011

+ Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-17)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.
       
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
A Milano l’altra notte è stato commesso un duplice omicidio, un ragazzo ha massacrato a coltellate un amico, poi ha seviziata e violentata la sorella dell’amico, sua ex ragazza. La spiegazione degli omicidi non l’ha saputa dare, non ricorda più nulla, non sa dove ha preso e poi lasciato il coltello. Il ragazzo killer ha detto durante l’interrogatorio: «Non so perché l'ho fatto». Uccide due fratelli, lui era suo amico, lei l’ex ragazza, e non ha una spiegazione da offrire.
Questi raptus sono diventati frequenti un po’ ovunque.
Prima ha iniziato con l’amico, lo ha ucciso con venti pugnalate. Non una o due pugnalate, la sua furia omicida voleva eliminare loro due magari per discorsi banali, perdendo il controllo probabilmente per qualche altro motivo.
La cosa veramente curiosa è la risposta che danno in questi casi i vicini del giovane assassino: “Un bravo ragazzo, uno che non dava noie”; “Un ragazzo riservato che vive con i genitori”.
Sono risposte un po’ banali, ma in effetti raccontano quello che sanno: non ci disturbava e non dava noie. È sufficiente per considerarlo un bravo ragazzo? Non direi.
In molti giovani si nasconde una doppia personalità, non necessariamente pericolosa, ma trasgressive sì.
L’omicida si chiama Riccardo Bianchi, però può scoppiare in molti altri questa furia omicida, incontrollata e animale, soprattutto colpisce gli adulti, non scarico la colpa solo sui giovani.
Bisogna interrogarsi sull’istinto bestiale presente in moltissimi giovani, tutti i genitori devono riflettere sui comportamenti dei loro figli.
Mi vengono in mente diverse cose, la più scioccante è l’assoluta libertà sessuale dei giovani, già a circa dieci anni cominciano a provare a fare l’amore, forse lo fanno, comunque già entrano nella mentalità sfrenata e sensuale che piace quasi a tutti.
Sono pochi i ragazzi e le ragazze che riescono a rimanere a galla e a non affogare nel mare di fango sessuale che circonda tutti i giovani, oramai assolutamente smarriti.
Moltissimi ragazzi e ragazze sono buoni nel cuore, si vengono a trovare coinvolti in giri di amicizie sbagliate e non ne escono più, non ne hanno più la forza. E vivono in un continuo dramma: a casa sono bravi e tranquilli, fuori si scatenano con ogni forma di vizio, che la televisione e i mezzi di comunicazione hanno fatto conoscere bene.
Chi salverà tutti questi giovani? Cosa si organizza nelle parrocchie per attirarli? Non sono i divertimenti ad avvicinarli, anche quelli ma non esclusivamente. Si avvicinano veramente quando la parrocchia organizza ogni giorno alcune ore di Adorazione Eucaristica e un giorno della settimana si compie tutto il giorno, dalla mattina alle 8 fino alla sera alle 21.
Solo Gesù Eucaristia può attirare veramente i giovani e i peccatori, non sono i mezzucci umani o i divertimenti profani, perché passato il piacere vanno da dove erano venuti.
I giovani sono abbandonati, molti cattolici con responsabilità parlano parlano di tante cose tranne dei giovani, e non vogliono sacrificarsi un solo minuto, magari rimanendo a pregare in parrocchia davanti l’Eucaristia esposta.
I giovani sono abbandonati dai cattolici che dibattono di politica, carriera, elogi, e trascurano la formazione religiosa dei più deboli.
I giovani sono abbandonati dalle parrocchie e sono pochi quelli che li cercano con il Rosario in mano, davanti il Tabernacolo a pregare e a piangere per le anime che si dannano e per satana che continua a compiere una strage di anime.
Da quello che leggo in molti articoli di medici, educatori, insegnanti, il sesso si vive con assoluta libertà e concessione proprio per divertirsi, non c’è più il pudore della propria dignità, non li sfiora l’idea della bellezza della loro purezza, non comprendono le parole onestà e moralità. Le virtù per i ragazzi sono qualcosa di negativo, non rientrano nei loro schemi, non comprendono cosa sono queste virtù. Nessuno ne ha mai parlato.
I genitori si sentono felici quando regalano ai figli diversi computer da usare liberamente, piazzano un televisore nella loro camera, li equipaggiano con il telecomando e tutto quello che desiderano, purchè siano contenti.
E l’educazione chi la deve trasmettere?
Si pensa alla scuola, ma gli insegnanti hanno già i loro problemi, poi non possono neanche toccare un bambino magari per fermarlo mentre distrugge tutto e vengono subito denunciati dai genitori.
Allora ci pensa la parrocchia?
Gli oratori prima erano luoghi di gioco e di formazione religiosa, anche culturale. Oggi gli oratori sono esclusivamente luoghi di passatempo. Suonano e cantano, giocano a calcetto, e tutto lascia pensare che vanno lì per poi prepararsi a cercare successo nel grande palcoscenico. Altro che Messa e Rosario.
Ma è sempre meglio trattenere questi giovani che perderli: venendo nell’oratorio hanno sempre una porticina aperta per lasciarsi toccare dalla Grazia di Gesù. Poi, occorre l’intervento del parroco, il suo interessamento e la fiduciosa vicinanza spirituale.
Se i giovani non vedono il parroco che mostra di credere profondamente in Gesù, non tornano in parrocchia. Sono attratti da molti altri idoli, lo spettacolo e lo sport sfoderano migliaia di idoli. Quasi sempre volgari, immorali e disonesti.
La televisione e internet utilizzati male, hanno rovinato la gioventù.
La verità è che i giovani non hanno ricevuto una buona educazione religiosa da quei genitori che non frequentano la Messa o ci vanno la domenica per poi subito dimenticare Gesù e la Chiesa. Che tipologia di giovani cresce senza valori cristiani, senza una morale di riferimento, senza educazione religiosa?
Così sono i giovani di oggi.
Ma la misericordia di Gesù è più grande dei loro peccati messi insieme, tutti noi dobbiamo pregare con insistenza per la conversione e la salvezza dei giovani. La preghiera del Rosario e l’Eucaristia ottengono sempre miracoli impossibili e le Grazie scendono di continuo dal Cielo.
Anche se oggi appare impensabile riportare a Gesù e alla Madonna milioni e milioni di giovani che vivono esclusivamente di droghe, discoteche, sesso, alcool, prevaricazioni e ogni forma di immoralità… tutto è possibile a Dio.
Io credo fermamente che la continua preghiera e l’offerta di sacrifici per la salvezza dei giovani, otterrà una profusione, un diluvio di Grazie sui giovani e sulle famiglie.
Bisognerebbe iniziare con il ritorno dei parroci a benedire tutte le case della parrocchia, facendosi aiutare da altri Sacerdoti, per portare a tutti il messaggio di misericordia e di salvezza eterna di Gesù, magari lasciando dei foglietti che riassumono la nostra Fede.
La benedizione delle case, soprattutto la potentissima benedizione del Sacerdote, farà scendere sulla famiglia e sulla casa, grandi benedizioni ed aiuti spirituali.
Gesù vuole salvare tutti, offre innumerevoli opportunità a tutti, per esempio, nel Vangelo di oggi, compie un miracolo dietro la richiesta di un pagano. Il Signore rimane sorpreso per l’umiltà e la fede del centurione, nessuno aveva parlato così con Lui, per questo il miracolo lo compie con grande consolazione.
Nella Messa ripetiamo: “Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di' soltanto una parola ed io sarò salvato”. Diciamolo sempre con umiltà e grande sincerità, Gesù sarà contento della nostra Fede, perché nonostante i nostri limiti, Egli è sempre misericordioso e buono.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Oggi pregherò con la preghiera del Magnificat e mi soffermerò soprattutto, a meditare la frase “ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Pensiero
L’umiltà è come la catena del Rosario: se la catena si rompe, i granelli se ne vanno. Se cessa l’umiltà, tutte le virtù spariscono. (Don E. Poppe)
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996 - Messaggio Medjugorje straordinario del 24/6/2011 a Ivan

Ecco le parole di Ivan:
Questo è davvero stato un giorno importante sia per me che per la mia vita. Davvero questo è stato un incontro particolare con la Madonna. Oggi sono 30 anni da quando la Madonna è con me e da quando io sono nella sua scuola: nella scuola della pace, dell’amore, nella scuola della preghiera. Per questo davvero questo incontro ha un grande significato per me e per la mia vita ed è particolare.
Anche stasera la Madonna è venuta a noi davvero molto molto gioiosa e felice, è venuta come vestita con un vestito dorato ed è venuta con tre angeli. All’inizio ha salutato tutti noi col suo materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei!”. Poi la Madonna ha detto:
“Cari figli, anche oggi mi rallegro con voi, anche oggi nella gioia vi invito: accogliete i miei messaggi e vivete i miei messaggi. Che i miei messaggi diventino vita! Incastonateli nelle vostre vite, che questo sia il nutrimento nel vostro cammino di vita. Sappiate, cari figli, che sono con voi quando attraversate i momenti più difficili, che vi incoraggio e consolo, che intercedo presso mio Figlio per tutti voi. Perciò, cari figli, perseverate nella preghiera e non temete! Seguitemi senza paura. Grazie, cari figli, anche oggi per avermi nuovamente accolto e aver accolto i miei messaggi e perché vivrete i miei messaggi”.
Poi la Madonna ha pregato un tempo prolungato su tutti noi qui con le mani distese, ha benedetto tutti noi con la sua benedizione materna e ha benedetto tutto quello che avete portato perché fosse benedetto.
Poi ha pregato su voi malati presenti con le mani distese. Ho raccomandato anche tutti voi: tutti i vostri bisogni, le vostre intenzioni, le vostre famiglie ed in modo particolare ho raccomandato i malati e tutto ciò che voi portate nei vostri cuori.
Sicuramente la Madonna conosce nel modo migliore i nostri cuori , cosa vogliamo dirle. Poi è seguita una conversazione tra a me e la Madonna che resta solo tra di noi. Dopo questa conversazione, la Madonna ha continuato a pregare su tutti noi qui ed in questa preghiera se n’è andata nel segno della luce e della croce col saluto: “Andate in pace, cari figli miei, figlioli miei!”.
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venerdì 24 giugno 2011

995 - Commento al Vangelo di oggi 24/6/2011

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66.80)
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
C’è un’affermazione di Gesù su Giovanni Battista abbastanza eloquente, un’attestazione di stima e piena fiducia. D’altronde era stato Dio a sceglierlo come Precursore, a santificarlo nel grembo della madre Elisabetta, quando la Madonna, sua cugina, si recò a casa sua perché aveva saputo dallo Spirito che era incinta. Non appena la Madre di Dio salutò la cugina Elisabetta, il suo bambino sussultò nel grembo, fu santificato per svolgere al meglio l’importante missione che Lo attendeva.
Oggi è il compleanno di Giovanni Battista, è l’unico Santo di cui festeggiamo anche la nascita (oltre la Madonna), appunto un Santo molto speciale, un uomo penitente e contemplativo che sceglie il deserto per lunghi anni di silenzio e digiuni o mangiando locuste e miele selvatico.
Sua madre non poteva avere figli, la nascita di Giovanni è già miracolosa per questo. Lui e Gesù, cugini e figli di donne, impossibilitate per la natura ad avere figli: una sterile e l’altra Vergine!
L’affermazione di Gesù su Giovanni Battista la pronuncia dopo avere dato importanti insegnamenti ai soli Apostoli, che leggiamo nel capitolo 10 di San Matteo. Subito dopo partirono per insegnare e predicare nelle loro città. Frattanto Giovanni era ancora in carcere a causa della sua predicazione, e i suoi discepoli cominciavano ad inquietarsi sulla venuta del Messia. Così li manda a chiedere garanzie a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?” (Mt 11,3).
“Gesù rispose: Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me” (Mt 11,5-6).
Questa risposta conferma a Giovanni che non aveva atteso invano il Messia. I suoi discepoli se ne andarono, e Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,7-12).
L’affermazione di Gesù che vi annunciavo è contenuta in questo discorso elogiativo al Precursore: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di Lui” (Mt 11,11).
Gesù definisce la grandezza e la missione di Giovanni Battista, incaricato dallo Spirito Santo a preparare l’umanità alla venuta del Messia e a condurla alle soglie del Vangelo.
È Precursore, perché prepara, precede uno più grande di Lui. Sarà Lui a indicare “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Toccherà a Lui impartire un battesimo di penitenza che preparava alla conversione, per poi arrivare al vero Battesimo nello Spirito Santo, istituito da Gesù.
Giovanni Battista è stato grande perché si è annientato dinanzi la venuta di Gesù, era premuroso nel cercare di scomparire per lasciare tutta la scena al Signore. La sua umiltà si può paragonare a un albero con radici profondissime che non si vedono all’esterno. Per questo Gesù Lo indica come il più grande tra i nati di donna. L’indicazione riguarda il periodo dell’Antico Testamento fino alla venuta di Gesù, perché proprio la figura del Battista pone termine all’antica Alleanza tra Dio e il popolo eletto.
Un Profeta di questa levatura è la separazione tra le due Alleanze, e la nuova sarà compiuta da Gesù con un nuovo popolo, quello cristiano. Giovanni partecipa perché annuncia l’arrivo di Colui che è molto più grande di Lui. “Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me”.
Giovanni sa che il Messia esisteva come Dio ben prima di Lui, per questo afferma: “Era prima di me”. Sa che il suo mandato sarebbe terminato con la presenza del Signore e con vera umiltà si scherniva quando Lo scambiavano per il Messia: “Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a Lui. Egli deve crescere e io invece diminuire”.
La figura di Giovanni Battista è una roccia, non teme nessuno e predica apertamente tutta la verità, perché così voleva Dio. Gesù successivamente condannerà gli ipocriti: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume” (Mt 23,27).
Non ha paura di gridare i peccati della società di quel tempo, lo fa perché compie la volontà di Dio, non ha agito da sprovveduto e con spirito ribelle. Dio Lo ha chiamato a predicare la verità a quel popolo, per preparare la venuta del Figlio eterno.
La Chiesa oggi ha bisogno di tanti Giovanni Battista, è urgente predicare la Verità del Vangelo così come l’ha trasmessa Gesù Cristo, far conoscere le strutture di peccato, quelle condizioni di vita che conducono all’abbraccio mortale con ogni forma di perversione. E poi rimane difficilissimo liberarsene. Solo la Grazia di Dio potrà dare la forza.
Giovanni Battista è Santo perché ha una forte capacità di sintesi, ci insegna con poche parole a cercare quello che veramente vale nella vita.
Ogni cristiano deve sentirsi coinvolto nell’opera di evangelizzazione della società, con le sue capacità e i suoi tempi. Dobbiamo trasmettere la nostra Fede agli altri e questo la irrobustirà, perché la Fede è un dono da trasmettere. Più la doni agli altri e più ti aumenta.Con la preghiera, la testimonianza sincera ed autentica, la parola giusta e fedele al Vangelo, si potranno toccare molti cuori e condurli a Gesù. Vediamo un po’ ovunque molte edificanti conversioni. Giovanni Battista ci infonde speranza per il futuro, ci invita ad avere fiducia di Gesù perché insieme a Lui il nostro avvenire sarà migliore. Lui lo ha vissuto pienamente, arrivando a donare la sua vita per testimoniare la verità.
Il nome Giovanni è significativo: Dio fa Grazia. Ognuno di noi è frutto della Grazia. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Oggi pregherò con la preghiera del Magnificat e mi soffermerò soprattutto, a meditare la frase “ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Pensiero
L’umiltà è come la catena del Rosario: se la catena si rompe, i granelli se ne vanno. Se cessa l’umiltà, tutte le virtù spariscono. (Don E. Poppe)
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giovedì 23 giugno 2011

994 - Commento al Vangelo di oggi 23/6/2011

+ Dal Vangelo secondo Matteo (7,21-29)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In pochi giorni, da martedì a oggi, giovedì, abbiamo letto alcuni insegnamenti davvero importanti per la nostra vita. Voglio trascrivere alcune frasi di questi giorni per meditarli nel silenzio della contemplazione, magari si possono stampare le frasi e mettere il foglio sulla scrivania o accanto al letto, in modo da poterlo leggere spesso, anche ogni giorno.
I Santi sono diventati tali perché memorizzavano gli insegnamenti di Gesù e si sforzavano di attuare nella giornata, quei propositi scaturiti dalla meditazione. Non si improvvisa il cammino di conversione o di santità.
Vediamo i tre insegnamenti più interessanti da martedì a oggi: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!” (martedì).
“Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni” (mercoledì).
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli» (giovedì).
Non avvertiamo la sensazione che Gesù si stia rivolgendo ad ognuno di noi?
Possiamo immaginare con quale dolcezza e fermezza Gesù ha spiegato questi insegnamenti, quale premura e preoccupazione conservava nel Cuore, per tutti i peccatori. La nostra risposta deve essere operativa, dobbiamo manifestare a Gesù, Lui che ci vede sempre e ci conosce perfettamente, fino la più piccola fibra, che vogliamo diventare creature nuove, persone splendide dentro, rinnovati nel cuore e nelle opere.
Martedì ci ha detto che la porta per entrare nella sua Vita Divina è stretta, e rimane impossibile stabilire una profonda comunione con Lui se camminiamo sulla via larga.
Mercoledì ci ha insegnato che dalle nostre opere si riconosce la nostra anima. L’identità.
Giovedì, oggi, ci dice che non basta ripetere preghiere ed invocazioni estatiche, o fare ritiri ed incontri di preghiera, se non si compie la volontà di Dio. Nel mio libro “Sacerdote, chi sei Tu”, ho scritto che un Sacerdote può anche compiere il giro del mondo a piedi, predicando che Gesù è il Signore, ma se non è volontà di Dio, tutto è inutile. Forse Dio lo chiamava a servirlo in una parrocchia di un piccolo paese sconosciuto per renderlo umile…
Invece, un piccolo gesto compiuto secondo la volontà di Dio, è una grande cosa.
Ma l’uomo è debole, i suoi propositi spesso rimangono propositi, non riesce a realizzarli perché manca la forza spirituale. Questa capacità spirituale arriva dai Sacramenti e dalla preghiera, dalla richiesta umile a Gesù e alla Madonna di sostenere gli sforzi.
Tra l’uomo debole e l’uomo che parla con ipocrisia del Signore, che ostenta una Fede che non ha, certamente il primo quantomeno è sincero con se stesso. Infatti Gesù afferma che annunciare il suo Nome per strumentalizzarlo, non è una buona cosa. “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
È molto brutto predicare se stessi, voler essere protagonisti, succede anche ai laici.
Ma la Parola che oggi ci induce una forte riflessione, è soprattutto la casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia. Molte persone si smarriscono dinanzi una sofferenza, si disperano ed accusano Dio per le prove che manda, non vanno più a Messa e quasi perdono la Fede. Evidentemente la loro casa spirituale era costruita sulla sabbia, alla prima acqua è crollata.
Al contrario, quanti hanno costruito l’edificio spirituale sulla Parola di Gesù e osservano i Comandamenti, si sforzano di vincere i vizi e praticare le virtù, nonostante le cadute e le fermate, gioiscono quando la tempesta della sofferenza sbatte sulla loro casa senza procurare agitazioni e abbattimenti.
Si rimane vicini a Gesù quando costruiamo il presente e il futuro sulla sua Persona.
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Oggi pregherò con la preghiera del Magnificat e mi soffermerò soprattutto, a meditare la frase “ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Pensiero
L’umiltà è come la catena del Rosario: se la catena si rompe, i granelli se ne vanno. Se cessa l’umiltà, tutte le virtù spariscono. (Don E. Poppe)
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mercoledì 22 giugno 2011

993 - Udienza del 22/6/2011 (i salmi)

Cari fratelli e sorelle,
nelle precedenti catechesi, ci siamo soffermati su alcune figure dell’Antico Testamento particolarmente significative per la nostra riflessione sulla preghiera. Ho parlato su Abramo che intercede per le città straniere, su Giacobbe che nella lotta notturna riceve la benedizione, su Mosè che invoca il perdono per il suo popolo, e su Elia che prega per la conversione di Israele. Con la catechesi di oggi, vorrei iniziare un nuovo tratto del percorso: invece di commentare particolari episodi di personaggi in preghiera, entreremo nel “libro di preghiera” per eccellenza, il libro dei Salmi. Nelle prossime catechesi leggeremo e mediteremo alcuni tra i Salmi più belli e più cari alla tradizione orante della Chiesa. Oggi vorrei introdurli parlando del libro dei Salmi nel suo complesso.

Il Salterio si presenta come un “formulario” di preghiere, una raccolta di centocinquanta Salmi che la tradizione biblica dona al popolo dei credenti perché diventino la sua, la nostra preghiera, il nostro modo di rivolgersi a Dio e di relazionarsi con Lui. In questo libro, trova espressione tutta l’esperienza umana con le sue molteplici sfaccettature, e tutta la gamma dei sentimenti che accompagnano l’esistenza dell’uomo. Nei Salmi, si intrecciano e si esprimono gioia e sofferenza, desiderio di Dio e percezione della propria indegnità, felicità e senso di abbandono, fiducia in Dio e dolorosa solitudine, pienezza di vita e paura di morire. Tutta la realtà del credente confluisce in quelle preghiere, che il popolo di Israele prima e la Chiesa poi hanno assunto come mediazione privilegiata del rapporto con l’unico Dio e risposta adeguata al suo rivelarsi nella storia. In quanto preghiere, i Salmi sono manifestazioni dell’animo e della fede, in cui tutti si possono riconoscere e nei quali si comunica quell’esperienza di particolare vicinanza a Dio a cui ogni uomo è chiamato. Ed è tutta la complessità dell’esistere umano che si concentra nella complessità delle diverse forme letterarie dei vari Salmi: inni, lamentazioni, suppliche individuali e collettive, canti di ringraziamento, salmi penitenziali, salmi sapienziali, ed altri generi che si possono ritrovare in queste composizioni poetiche.
Nonostante questa molteplicità espressiva, possono essere identificati due grandi ambiti che sintetizzano la preghiera del Salterio: la supplica, connessa al lamento, e la lode, due dimensioni correlate e quasi inscindibili. Perché la supplica è animata dalla certezza che Dio risponderà, e questo apre alla lode e al rendimento di grazie; e la lode e il ringraziamento scaturiscono dall’esperienza di una salvezza ricevuta, che suppone un bisogno di aiuto che la supplica esprime.
Nella supplica, l’orante si lamenta e descrive la sua situazione di angoscia, di pericolo, di desolazione, oppure, come nei Salmi penitenziali, confessa la colpa, il peccato, chiedendo di essere perdonato. Egli espone al Signore il suo stato di bisogno nella fiducia di essere ascoltato, e questo implica un riconoscimento di Dio come buono, desideroso del bene e “amante della vita” (cfr Sap11,26), pronto ad aiutare, salvare, perdonare. Così, ad esempio, prega il Salmista nel Salmo 31: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso […] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa» (vv. 2.5). Già nel lamento, dunque, può emergere qualcosa della lode, che si preannuncia nella speranza dell’intervento divino e si fa poi esplicita quando la salvezza divina diventa realtà. In modo analogo, nei Salmi di ringraziamento e di lode, facendo memoria del dono ricevuto o contemplando la grandezza della misericordia di Dio, si riconosce anche la propria piccolezza e la necessità di essere salvati, che è alla base della supplica. Si confessa così a Dio la propria condizione creaturale inevitabilmente segnata dalla morte, eppure portatrice di un desiderio radicale di vita. Perciò il Salmista esclama, nel Salmo 86: «Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome per sempre, perché grande con me è la tua misericordia: hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi» (vv. 12-13). In tal modo, nella preghiera dei Salmi, supplica e lode si intrecciano e si fondono in un unico canto che celebra la grazia eterna del Signore che si china sulla nostra fragilità.
Proprio per permettere al popolo dei credenti di unirsi a questo canto, il libro del Salterio è stato donato a Israele e alla Chiesa. I Salmi, infatti, insegnano a pregare. In essi, la Parola di Dio diventa parola di preghiera - e sono le parole del Salmista ispirato - che diventa anche parola dell’orante che prega i Salmi. È questa la bellezza e la particolarità di questo libro biblico: le preghiere in esso contenute, a differenza di altre preghiere che troviamo nella Sacra Scrittura, non sono inserite in una trama narrativa che ne specifica il senso e la funzione. I Salmi sono dati al credente proprio come testo di preghiera, che ha come unico fine quello di diventare la preghiera di chi li assume e con essi si rivolge a Dio. Poiché sono Parola di Dio, chi prega i Salmi parla a Dio con le parole stesse che Dio ci ha donato, si rivolge a Lui con le parole che Egli stesso ci dona. Così, pregando i Salmi si impara a pregare. Sono una scuola della preghiera.
Qualcosa di analogo avviene quando il bambino inizia a parlare, impara cioè ad esprimere le proprie sensazioni, emozioni, necessità con parole che non gli appartengono in modo innato, ma che egli apprende dai suoi genitori e da coloro che vivono intorno a lui. Ciò che il bambino vuole esprimere è il suo proprio vissuto, ma il mezzo espressivo è di altri; ed egli piano piano se ne appropria, le parole ricevute dai genitori diventano le sue parole e attraverso quelle parole impara anche un modo di pensare e di sentire, accede ad un intero mondo di concetti, e in esso cresce, si relaziona con la realtà, con gli uomini e con Dio. La lingua dei suoi genitori è infine diventata la sua lingua, egli parla con parole ricevute da altri che sono ormai divenute le sue parole. Così avviene con la preghiera dei Salmi. Essi ci sono donati perché noi impariamo a rivolgerci a Dio, a comunicare con Lui, a parlarGli di noi con le sue parole, a trovare un linguaggio per l'incontro con Dio. E, attraverso quelle parole, sarà possibile anche conoscere ed accogliere i criteri del suo agire, avvicinarsi al mistero dei suoi pensieri e delle sue vie (cfr Is 55,8-9), così da crescere sempre più nella fede e nell’amore. Come le nostre parole non sono solo parole, ma ci insegnano un mondo reale e concettuale, così anche queste preghiere ci insegnano il cuore di Dio, per cui non solo possiamo parlare con Dio, ma possiamo imparare chi è Dio e, imparando come parlare con Lui, impariamo l'essere uomo, l'essere noi stessi.
A tale proposito, appare significativo il titolo che la tradizione ebraica ha dato al Salterio. Esso si chiama tehillîm, un termine ebraico che vuol dire “lodi”, da quella radice verbale che ritroviamo nell’espressione “Halleluyah”, cioè, letteralmente: “lodate il Signore”. Questo libro di preghiere, dunque, anche se così multiforme e complesso, con i suoi diversi generi letterari e con la sua articolazione tra lode e supplica, è ultimamente un libro di lodi, che insegna a rendere grazie, a celebrare la grandezza del dono di Dio, a riconoscere la bellezza delle sue opere e a glorificare il suo Nome santo. È questa la risposta più adeguata davanti al manifestarsi del Signore e all’esperienza della sua bontà. Insegnandoci a pregare, i Salmi ci insegnano che anche nella desolazione,anche nel dolore, la presenza di Dio rimane, è fonte di meraviglia e di consolazione; si può piangere, supplicare, intercedere, lamentarsi, ma nella consapevolezza che stiamo camminando verso la luce, dove la lode potrà essere definitiva. Come ci insegna ilSalmo 36: «È in Te la sorgente della vita, alla tua luce vedremo la luce» (Sal 36,10).
Ma oltre a questo titolo generale del libro, la tradizione ebraica ha posto su molti Salmi dei titoli specifici, attribuendoli, in grande maggioranza, al re Davide. Figura dal notevole spessore umano e teologico, Davide è personaggio complesso, che ha attraversato le più svariate esperienze fondamentali del vivere. Giovane pastore del gregge paterno, passando per alterne e a volte drammatiche vicende, diventa re di Israele, pastore del popolo di Dio. Uomo di pace, ha combattuto molte guerre; instancabile e tenace ricercatore di Dio, ne ha tradito l’amore, e questo è caratteristico: sempre è rimasto cercatore di Dio, anche se molte volte ha gravemente peccato; umile penitente, ha accolto il perdono divino, anche la pena divina, e ha accettato un destino segnato dal dolore. Davide così è stato un re, con tutte le sue debolezze, «secondo il cuore di Dio» (cfr 1Sam 13,14), cioè un orante appassionato, un uomo che sapeva cosa vuol dire supplicare e lodare. Il collegamento dei Salmi con questo insigne re di Israele è dunque importante, perché egli è figura messianica, Unto del Signore, in cui è in qualche modo adombrato il mistero di Cristo.
Altrettanto importanti e significativi sono il modo e la frequenza con cui le parole dei Salmi vengono riprese dal Nuovo Testamento, assumendo e sottolineando quel valore profetico suggerito dal collegamento del Salterio con la figura messianica di Davide. Nel Signore Gesù, che nella sua vita terrena ha pregato con i Salmi, essi trovano il loro definitivo compimento e svelano il loro senso più pieno e profondo. Le preghiere del Salterio, con cui si parla a Dio, ci parlano di Lui, ci parlano del Figlio, immagine del Dio invisibile (Col 1,15), che ci rivela compiutamente il Volto del Padre. Il cristiano, dunque, pregando i Salmi, prega il Padre in Cristo e con Cristo, assumendo quei canti in una prospettiva nuova, che ha nel mistero pasquale la sua ultima chiave interpretativa. L’orizzonte dell’orante si apre così a realtà inaspettate, ogni Salmo acquista una luce nuova in Cristo e il Salterio può brillare in tutta la sua infinita ricchezza.
Fratelli e sorelle carissimi, prendiamo dunque in mano questo libro santo, lasciamoci insegnare da Dio a rivolgerci a Lui, facciamo del Salterio una guida che ci aiuti e ci accompagni quotidianamente nel cammino della preghiera. E chiediamo anche noi, come i discepoli di Gesù, «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1), aprendo il cuore ad accogliere la preghiera del Maestro, in cui tutte le preghiere giungono a compimento. Così, resi figli nel Figlio, potremo parlare a Dio chiamandoLo “Padre Nostro”. Grazie
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992 - Commento al Vangelo di oggi 22/6/2011

+ Dal Vangelo secondo Matteo (7,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Per ben due volte Gesù ripete questa frase: “Dai loro frutti li riconoscerete”. Sembra scontato come insegnamento, intanto viene dimenticato sistematicamente un po’ da tutti. È una regola semplice e allo stesso tempo efficace, ma capisco che anche nella verifica delle opere di quanti si dichiarano veggenti, c’è grande confusione.
I loro inganni vengono scambiati per virtù, ogni loro azione come l’opera dello Spirito di Dio.
È un bel rompicapo questo dilemma per molti credenti, si sentono spinti a seguire ogni annuncio di apparizione, anche se alcuni rimangono angosciati sulla veridicità del fenomeno. La presenza di innumerevoli fedeli è una credenziale importante, molti corrono quando sentono che è già frequentato dai credenti, come se tutti fossero già stati resi autentici da altri.
La confusione sulle presunte apparizioni causa molta dispersione e allontanamento.
Oggi i falsi profeti si aggirano un po’ ovunque per ricevere attestati di approvazione dai Sacerdoti, molto spesso anch’essi confusi sulla verità di un fenomeno. Se un Sacerdote per sbaglio segue un fenomeno falso, si tira dietro moltissimi fedeli. Succede di meno il contrario, quando un Sacerdote segue un fenomeno vero e dietro vanno pochi fedeli.
Oppure quando un luogo di apparizione falso ha l’approvazione del Vescovo locale e un’apparizione vera è lottata spietatamente dal Vescovo locale. Chi è il burattinaio che ispira buoni pensieri verso un fenomeno falso voluto da lui, mentre martella un povero Vescovo per distruggere un’apparizione autentica? È satana.
Basta vedere cosa ha fatto contro gli ultimi tre grandi luoghi di apparizioni della Madonna: Lourdes, Fatima e Medjugorje.
Lo stesso succede verso quei Sacerdoti mariani seriamente impegnati nel diffondere la vera dottrina cattolica. Sono tutti colpiti in ogni modo, quello che sta meglio viene colpito periodicamente con torture morali e persecuzioni indicibili. Sto parlando di chi sta meglio, pensate un po’ chi sta peggio…
Questa è la risposta di satana, egli vuole fermare, ridicolizzare, emarginare, infangare con ogni falsità, tutti i Sacerdoti che gli strappano anime e le conducono nel Cuore della Madonna.
E i laici che diventano veggenti? “Dai loro frutti li riconoscerete”. Non potete sbagliarvi nel valutare i presunti veggenti, dalle loro parole e dalle loro opere riconoscete se sono di Gesù o di satana. Chi sta con Gesù ama, perdona, non cerca visibilità, nasconde i doni di Dio, non cerca denaro per uso personale, non inventa alcuna nuova dottrina, ma rimane umile e obbediente al Magistero della Chiesa.
Invece chi segue satana è un ribelle, un comportamento commesso anche con i sorrisi ma si nasconde una ribellione al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa. È la sua inquietudine a dire che non è sincero. Si traveste da pecora mentre sotto è un lupo. È la sua mascherata ricerca di sostituirsi a Gesù a dirci che è un falso. Ma come scoprire tutto questo? Ritorniamo al discorso dell’inizio.
La regola che vi indico per conoscere l’autenticità di un fenomeno soprannaturale, è semplice: se il fenomeno viene da satana c’è concordia, tutti approvano e il parroco è contento perché non viene disturbato dalle cattive tentazioni. Dove agisce la Madonna c’è lo scatenamento di satana, crea confusione e persecuzioni verso il veggente e le sue opere, se ci sono messaggi ispira il parroco e spesso il Vescovo a non accettarli perché falsi.
Casi come questi ne succedono molti, uno degli ultimi è Medjugorje. Tutti sono contrari.
Cosa deve fare oltre la Madonna per accreditare l’apparizione a Medjugorje?
Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Oggi pregherò con la preghiera del Magnificat e mi soffermerò soprattutto, a meditare la frase “ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Pensiero
L’umiltà è come la catena del Rosario: se la catena si rompe, i granelli se ne vanno. Se cessa l’umiltà, tutte le virtù spariscono. (Don E. Poppe)
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martedì 21 giugno 2011

991 - Commento al Vangelo di oggi 21/6/2011

+ Dal Vangelo secondo Matteo (7,6.12-14)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Una Parola con tre insegnamenti precisi, anche se spesso molti hanno difficoltà a capire la vera identità dei loro interlocutori. Il dialogo in famiglia scorre con chiarezza, mentre nei luoghi di lavoro e in altri contesti non è facile arrivare a conoscere la sincerità degli interlocutori.
Dei tre insegnamenti, il primo è più complicato, Gesù ci comanda di non dare le perle ai porci. Egli non vuole offendere nessuno, usa queste categorie per distinguere i suoi insegnamenti (le perle) da quanti intenzionalmente invece vogliono distruggerli (anticlericali). Se la predicazione e l’annuncio della salvezza in Gesù Cristo, sono la missione dei testimoni della sua presenza, bisogna anche evitare di esporre il Vangelo al disonore. La missione di ogni cristiano deve assumere la caratteristica di fedeltà e di prudenza. Anche se prioritario, non è importante solamente l’annuncio della Parola, occorre anche verificare chi è l’interlocutore, perché se il suo cuore è chiuso ermeticamente a qualsiasi religiosità, è fiato sprecato rimanere a parlare.
Non è difficile capire quando l’interlocutore è spiritualmente impenetrabile.
Comprendo la sorpresa di qualcuno, penserà che il Vangelo è riservato solo agli eletti o che non è giusto parlare di Dio anche agli atei. Non possiamo modificare la Parola di Gesù, è Lui a dire di non dare le perle ai porci, ma c’è da fare una distinzione importante.
Ci sono atei disponibili al confronto e sinceramente pronti ad un’eventuale tocco della Grazia di Dio. Perché la conversione avviene quando la Grazia tocca la persona.
E ci sono invece atei ferocemente prevenuti contro Gesù, la Chiesa, la Madonna e ogni riferimento sacro. Dialogare con essi è inutile, diventano più accaniti e scontrosi, si irrigidiscono contro Gesù e in cuor loro Lo bestemmiano.
Esporre gli insegnamenti del Vangelo a persone che lo odiano, significa deprezzarlo, disonorare la Parola di Dio dinanzi a quanti Lo oltraggiano anche con i soli pensieri. Sono i nemici accaniti di Gesù, schierati in trincea come in una guerra contro Dio. La loro vita scorre tra odio e progetti malefici contro Dio e la sua Chiesa.
Sembra assurdo un comportamento del genere, invece sono molti gli inferociti nemici di Dio. Certo, molti sono astuti e non manifestano mai l’odio e la bestemmia contro Dio, tutti però manifestano occhi spenti, di ghiaccio, freddi. Occhi calcolatori, che manifestano una contorta mente. Considerando il loro stato negativo, è bene evitare qualsiasi discorso su Gesù. Si dovrà rimanere in silenzio sempre? No, innanzitutto si comincia a pregare per loro e si attende il momento favorevole, magari in un loro momento di difficoltà o di sofferenza. Gesù conosce perfettamente tutti i cuori, Lui ci fa comprendere quando è il momento di parlare, dobbiamo però chiederglielo nella preghiera, magari davanti l’Eucaristia. Chiediamo di aprire i cuori induriti, di fare ascoltare chi è sordo e tale vuole rimanere, di illuminare le coscienze oscurate dall’orgoglio e dall’egoismo.
Mentre il secondo insegnamento ci invita a corrispondere agli altri quello che desideriamo noi. “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Quanto chiediamo per noi, dobbiamo donarlo agli altri, non possiamo pretendere diritti e dimenticare i doveri. Se chiediamo amore, rispetto, verità, dobbiamo donare lo stesso e anche più. Poi, Gesù ci indica che la porta del Paradiso è molto stretta, si richiede una riduzione di quei vizi che rendono la persona “abbondante”. Attraversare questa porta non è affatto scontato, occorrono le condizioni spirituali. Occorre innanzitutto il desiderio della salvezza, e non è la celebrazione o la partecipazione alla Santa Messa a garantire rettamente questo desiderio.
Si tratta di trovare la strada della vera vita, della corrispondenza alla Grazia di Dio, di vivere le promesse battesimali. La nostra vita cristiana deve seguire le orme del Maestro, diventa indispensabile conoscere bene la Persona di Gesù, perché è Lui la Porta su cui entrare, e la Via è il Vangelo.
Oggi circola anche una falsa dottrina protestante che si è affermata in molti cuori e in molte parrocchie. Il pensiero che ha invaso mente e cuore di moltissimi è la convinzione del Paradiso aperto a tutti, non occorre alcuna opera buona per salvarsi, ignorando la rivelazione di Gesù e la lunga storia del Cristianesimo. Chi afferma questo non è in buonafede, manipola il Vangelo e non lo serve. Se fosse vero questo, non servirebbe a nulla l’osservanza dei Comandamenti e delle Beatitudini, sarebbero superflui i Sacramenti, a nulla varrebbero le preghiere e le buone opere. L’uomo senza Dio si illude di manipolare il Vangelo, proclamando una salvezza indipendentemente dalla Fede e dalle buone opere, ma Gesù lo ha detto chiaramente, la sua Verità è inequivocabile. Chi si mette fuori dal Vangelo non può salvarsi, non cammina nella Verità.
È vero che Gesù richiede un impegno, ma ci dona abbondante Grazia per raggiungere la meta. Se troviamo impegnativo il cammino, c’è la Madonna ad aiutarci e a sostenere la nostra vita spirituale. Rivolgiamoci a Lei ogni giorno, consacriamoci al suo Cuore Immacolato, recitiamo il Rosario, potentissima arma che vince e ci ottiene Grazie. Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

Proposito
Oggi pregherò con la preghiera del Magnificat e mi soffermerò soprattutto, a meditare la frase “ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Pensiero
L’umiltà è come la catena del Rosario: se la catena si rompe, i granelli se ne vanno. Se cessa l’umiltà, tutte le virtù spariscono. (Don E. Poppe)
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Medaglia di San Benedetto