Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
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domenica 30 maggio 2010

664 - Angelus del 30/5/2010 SS.Trinità

Cari fratelli e sorelle!

Dopo il tempo pasquale, concluso domenica scorsa con la Pentecoste, la Liturgia è ritornata al "tempo ordinario". Ciò non vuol dire però che l’impegno dei cristiani debba diminuire, anzi, entrati nella vita divina mediante i Sacramenti, siamo chiamati quotidianamente ad essere aperti all’azione della Grazia, per progredire nell’amore verso Dio e il prossimo. L’odierna domenica della Santissima Trinità, in un certo senso, ricapitola la rivelazione di Dio avvenuta nei misteri pasquali: morte e risurrezione di Cristo, sua ascensione alla destra del Padre ed effusione dello Spirito Santo. La mente e il linguaggio umani sono inadeguati a spiegare la relazione esistente tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e tuttavia i Padri della Chiesa hanno cercato di illustrare il mistero di Dio Uno e Trino vivendolo nella propria esistenza con profonda fede.
La Trinità divina, infatti, prende dimora in noi nel giorno del Battesimo: "Io ti battezzo – dice il ministro – nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". Il nome di Dio, nel quale siamo stati battezzati, noi lo ricordiamo ogni volta che tracciamo su noi stessi il segno della croce. Il teologo Romano Guardini, a proposito del segno della croce, osserva: "lo facciamo prima della preghiera, affinché … ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato … Esso abbraccia tutto l’essere, corpo e anima, … e tutto diviene consacrato nel nome del Dio uno e trino" (Lo spirito della liturgia. I santi segni, Brescia 2000, 125-126).
Nel segno della croce e nel nome del Dio vivente è, perciò, contenuto l’annuncio che genera la fede e ispira la preghiera. E, come nel vangelo Gesù promette agli Apostoli che "quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità" (Gv 16,13), così avviene nella liturgia domenicale, quando i sacerdoti dispensano, di settimana in settimana, il pane della Parola e dell’Eucaristia.
Anche il santo Curato d’Ars lo ricordava ai suoi fedeli:
"Chi ha accolto la vostra anima – diceva – al primo entrare nella vita? Il sacerdote.
Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote.
Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l’ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? … sempre il sacerdote" (Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale).
Cari amici, facciamo nostra la preghiera di sant’Ilario di Poitiers: "Conserva incontaminata questa fede retta che è in me e, fino al mio ultimo respiro, dammi ugualmente questa voce della mia coscienza, affinché io resti sempre fedele a ciò che ho professato nella mia rigenerazione, quando sono stato battezzato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo" (De Trinitate, XII, 57, CCL 62/A, 627).
Invocando la Beata Vergine Maria, prima creatura pienamente inabitata dalla Santissima Trinità, domandiamo la sua protezione per proseguire bene il nostro pellegrinaggio terreno.
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sabato 29 maggio 2010

663 - Memorie di un esorcista di G.Amorth (2)

Ero nell’ufficio parrocchiale quando sono entrate due donne: la prima la conoscevo bene, ma l’altra non l’avevo mai vista. Quella che conoscevo mi ha detto: “ Padre, questa donna ha bisogno di lei”. Mi sono rivolto alla nuova venuta e le ho chiesto per quale motivo si era rivolta a me. La fissavo in faccia; faceva strani segni con gli occhi e con le mani. Già mi era venuto in mente chi potesse essere e le ho detto: “signora, di chi ha paura? Qui non c’è il demonio, qui c’è Cristo Signore”. E le ho messo davanti agli occhi il Crocifisso che tengo sulla scrivania. A quel punto l’agitazione della donna si è fatta violenta, ma ero preparato al peggio e le ho gridato: “ma tu sei una maga! Che cosa vuoi da Dio?”. Dapprima è rimasta sorpresa, e poi mi ha detto : “voglio essere liberata dal demonio perché il mio uomo sta morendo”. Le ho risposto in tono perentorio: “di che cosa sta morendo il tuo uomo? Forse gli hai fatto una fattura o gli hai mandato una maledizione?”.


E lei tra le lacrime mi ha risposto che gli aveva gridato, con cattiveria: “ti pigliasse una cancrena!”. Quella maledizione era giunta a segno e il suo uomo stava in ospedale morente, in camera di rianimazione.


Con voce severa le ho detto: “io non sono un santo e non faccio miracoli; sono un esorcista che, con l’aiuto e nel nome di Dio, scaccio i demoni: Ma la vita al tuo uomo non posso restituirla”. A questo punto la donna ha fatto un balzo tale da salire in ginocchio sulla scrivania e ha allungato le braccia con l’intenzione di afferrarlo per il collo. Ero preparato a quella reazione del demonio e ho fatto in tempo a gridare: “satana, in nome di Dio, fermati!”. Ella, con gli occhi sbarrati e con la bocca spalancata, pur tenendo ancora le braccia tese verso il mio collo, è rimasta immobile: Dio mi aveva protetto. Allora ho gridato al demonio:”in nome di Dio, satana, ti ordino di non muoverti da questa posizione”. Sono andato in Chiesa, ho messo la teca sul petto. Quando sono tornato nell’ufficio parrocchiale la donna era ancora nella posizione in cui l’avevo lasciata. Le ho ordinato di scendere dalla scrivania, di non tentare di avvicinarsi a me più di quella distanza di quando stava seduta. Con l’Ostia consacrata ero più tranquillo e con voce risoluta le ho detto: “invece di piangere per il tuo uomo, dovresti piangere per le tante persone alle quali in vent’anni di carriera hai fatto del male”. Ella con voce cavernosa mi ha gridato: “se il mio uomo muore farò del male a tutta la città”. Io mi sono alzato di scatto, l’ho afferrata per le spalle e l’ho spinta fuori dall’ufficio e dalla chiesa gridandole: “con l’odio che hai nel cuore non sei degna di stare qui”. Allora la donna che l’accompagnava mi ha detto: “padre, lei tratta tutti con gentilezza e non manda via quelli che sono posseduti dal demonio. Come mai quella lì l’ha cacciata via in malo modo?”. Le ho risposto: “noi esorcisti possiamo aiutare a liberarsi dalla possessione demoniaca solo quelli che lo desiderano. Ma chi ha l’odio nel cuore non desidera essere liberato. E poi sta certa che entro un’ora la maga verrà di nuovo qui”. Infatti poco dopo ella è ritornata e le ho detto che se voleva che le facessi l’esorcismo doveva darmi la dimostrazione che voleva essere liberata, portandomi tutto quello che aveva di magico. Alle 15 ho riaperto la Chiesa e ho visto che le due donne stavano lì ad aspettarmi; avevano due grosse borse mi ha fatto rabbrividire: oltre ad attrezzi vari, come vassoi per bruciare l’incenso, c’erano candele rosse e nere, chiodi, spilli, limoni, fotografie da cui ritagliare il ritratto di una persona; e poi decine e decine di fatture già fatte. C’erano inoltre libri sulla magia, sulla stregoneria, sulle fatture, sulle messe nere, sulle orge sataniche e tante altre cose. Dopo aver cosparso il tutto per bene con l’acqua benedetta e dopo aver invocato Dio perché annullasse ogni maleficio, ho chiuso tutta quella roba in un armadio affinché nessuno la potesse trovare. Poi ho inviato la maga a tornare la sera con quattro uomini, quando la chiesa era chiusa. Sono arrivati puntuali. Mi ero reso conto che non era necessario consultare uno psichiatra, tanto era chiara la presenza demoniaca . Ho indossato i paramenti sacri e ho cominciato l’esorcismo. Ho subito comandato al demonio di non fare del male ad alcuno dei presenti, di non avvicinarsi a nessuno, di star lontano almeno mezzo metro da ognuno. Poi ho iniziato il rito. Ogni tanto la maga scattava in piedi, urlava, bestemmiava; io facevo finta di non sentirla. Ella allungava le mani intorno a sé, ma non toccava nessuno, tanto che il demonio ha urlato: “che avete messo qui davanti? Non riesco a passare!”. Il demonio interrompeva spesso la preghiera; diceva che loro erano in tredici, mentre io ero solo e non sarei mai riuscito a cacciarli via. Gli comandavo in nome di Dio di tacere; e a quest’ordine si infuriava, e una volta mi ha gridato: “ma che cosa hai messo fra te e me? Una lastra di cristallo?” Alla fine mi ha detto : “ma smettila! Lei non vuole essere liberata; altrimenti ti avrebbe portato tutto; invece nell’armadio della sua camera ha due borse di fattura già fatte e pronte per essere spedite”. A questo punto la donna ha affermato di essere stanca, di non poter resistere più. Ho colto l’occasione per troncare l’esorcismo dicendole: “con i demoni stanchi io non combatto. Proseguiremo domani, ma a condizione che tu domani mattina mi porti le due buste di fatture che, a quanto mi ha detto il demonio, tieni nascoste nell’armadio. Ti aspetto domani alle sette”. L’indomani alle sette precise era davanti alla porta della chiesa con le borse; e piangendo mi ha detto: “il mio uomo sta morendo. Lo hanno messo nel polmone d’acciaio”. Io le ho detto: “ora vai in ospedale a trovare il tuo uomo; ma a lui ci penserà Dio. Ritornerai questa sera alle 20, con gli uomini che ti hanno accompagnata ieri”. Alle 19 erano già tutti in chiesa. Ho chiuso le porte, ho indossato i paramenti e mi sono preparato per la lotta. La maga non faceva altro che ripetermi di fare presto, perché i dottori avevano dato al suo uomo un’ora di vita. Ho recitato poche preghiere, poi ho ripreso subito l’esorcismo imperativo. A un certo punto, urlando, la donna ha cominciato a vomitare; dalla bocca è uscito un grumo di terra marrone e saliva. Mentre lo aspergevo con acqua benedetta, contavo; questo è il primo demonio. Seguitavo a pregare, a dare ordini, e uno dopo l’altro sono usciti altri dodici demoni. Allora una voce cavernosa mi ha gridato: “io sono satana; non riuscirai a cacciarmi”. Ho guardato l’orologio e ho visto che mezzanotte era passata da una decina di minuti. Ho detto: “già siamo nella festa dell’Immacolata Concezione. Satana, in nome di Maria Santissima Immacolata ti ordino di uscire da questa donna e di andare dove Dio ti ha comandato di andare”. Ho ripetuto questo comando una decina di volte, fino a quando la rauca voce del demone si è fatta di nuovo sentire: “basta con quel nome, Non lo voglio più sentire!”. Ho risposto: “demonio, quel nome lo ripeterò per tutta la notte; se non vuoi sentirmi nominare il nome di Maria Santissima Immacolata, Madre di Gesù, esci da questa donna e vattene via”. Allora la maga ha ricominciato a vomitare, e dopo un urlo è caduta a terra svenuta. Era finalmente libera da tutti i demoni. Ci siamo messi a fare pulizia, mentre la maga dormiva. Usavo acqua benedetta, con molto alcool nel secchio; poi ho dato fuoco a un foglio e l’ho buttato sui residui vomitati con l’uscita dei tredici diavoli. Solo quando tutto era pulito ho ordinato alla maga, in nome di Dio, di alzarsi. Si è alzata molto lentamente, come se il demonio l’avesse fatta a pezzi. Le ho detto che quella mattina l’aspettavo in chiesa; si doveva confessare e comunicare. Così fu fatto. Dopo pochi giorni, mentre mi trovavo in una casa per una preghiera di liberazione, ha squillato il telefono. La padrona è andata a rispondere e poi è venuta di corsa a riferirmi: “quella signora (che era una maga) mi ha detto di riferirle che suo marito sta bene. I medici, il giorno dell’Immacolata, sono rimasti stupiti: credevano di trovare il paziente morto e invece l’hanno trovato che stava meglio e voleva mangiare. Poi l’hanno riportato in corsia; migliorava a vista d’occhio e mangiava regolarmente. Prima di Natale è tornato a casa guarito”.


Il giorno di Natale marito e moglie erano in chiesa. Poi sono venuti nell’ufficio parrocchiale a ringraziarmi, si sono confessati e hanno fatto la comunione.


Dio è grande!
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662 - Memorie di un esorcista di G.Amorth (1)

E’ questo il caso di un ragazzo che, nella prima infanzia, fu affidato in custodia alla nonna paterna a pare che questa l’abbia consegnato agli spiriti maligni. A cinque anni fece la Prima comunione e cominciò a frequentare la Chiesa parrocchiale come chierichetto e come ministrante di fiducia del parroco.

Proseguì così fino ai tredici - quattordici anni. Il lunedì di Pasqua il giovane ha la visione di una croce luminosa; una voce gli dice: "Soffrirai molto";. Da allora accusa fenomeni strani sul suo corpo: flagellazione, graffiature al costato, segni iconografici alle mani e ai piedi. Seguono apparizioni di Gesù e della Madonna.
La lacrimazione di un quadro del Sacro Cuore attira l’attenzione di molta gente che si assiepa intorno a lui.
Il fenomeno diventa di pubblico dominio, i giornali locali ne parlano, interviene perfino la curia Vescovile.
Si istituisce un regolare processo di indagine sui fatti straordinari; ma presto il tutto viene archiviato perché emergono – a quanto pare – segni di non attendibilità. Però i fenomeni di lacrimazioni sanguigne dei quadri continuano e il giovane resta al centro dell’attenzione di una cerchia di amici. L’anno successivo lo scenario dei fenomeni prende un’altra piega. Il ragazzo si incontra con uno pseudo carismatico, che fa preghiere su di lui. Il giovane ha delle levitazioni e la gente che va a trovarlo cade talvolta, durante le preghiere, in una forma di riposo nello spirito. Il giovane si allontana dalla frequenza ai Sacramenti; rompe ogni rapporto con lo pseudocarismatico.
Un giorno, non ricordo la data con esattezza, alcuni amici mi conducono il giovane per un discernimento sull’origine dei fenomeni straordinari, e per un consiglio sul comportamento da tenere. Il ragazzo appare sorridente, ingenuo, pulito, sereno, tranquillo. Mi narra i fenomeni di lacrimazione dei quadri e mi mostra il quadro del Sacro Cuore, che estrae dalla custodia e che lui espone alla vista della gente, quando si mette in preghiera. Il quadro presenta segni vistosi di lacrimazioni di sangue che è raggrumato nel vetro. Domando a degli amici il parere della curia Vescovile: mi rispondono che essa aveva delle riserve sull’origine soprannaturale dei fenomeni. Prego il giovane di non dare molta importanza a quei fatti, di non esporre il quadro, di non pregare in pubblico e di usare prudenza in attesa che il Signore manifesti la sua volontà al riguardo.
L’anno successivo entrano in scena il parroco e il viceparroco di una parrocchia vicina, ai quali il padre del giovane si era rivolto per chiedere aiuto, dato che il figlio stava male e il suo parroco non voleva interessarsi di lui. I due sacerdoti si prendono cura del giovane e fanno su di lui preghiere di liberazione, perché sembra disturbato dal demonio. Finché un bel giorno me lo conducono, convinti che abbia bisogno di esorcismi.

Ho fatto su di lui cinque esorcismi, dal dicembre di quell’anno.

Primo esorcismo. Sono presenti i due sacerdoti che accompagnano il ragazzo, insieme ad altre persone venute con loro. C’è anche un piccolo gruppo di carismatici. All’inizio del colloquio il viso del giovane è sereno; dopo pochi minuti, qualche rutto e segni di disagio. Mi dice che i fenomeni strani gli sono incominciati fin dalla prima infanzia, qualche anno prima della Prima Comunione (ricevuta quando aveva appena cinque anni). L’Ostia aveva quasi sempre sapore di “sangue marcio”. Durante la consacrazione, alla Messa, gli venivano parole di bestemmia e durante la Comunione aveva immagini impure. I fenomeni strani cominciarono all’età di tredici anni: levitazione, stigmate, segni iconografici sul corpo, statue che si spezzavano e grondavano sangue, stiramenti del corpo, paresi, visioni, petali e boccioli di rosa che gli fuoriuscivano dalla bocca. Procedo cautamente con un esorcismo esplorativo. Il giovane cade per terra, si rotola, scalcia violentemente, digrigna i denti, mi sputa addosso, tenta di aggredirmi, ha la voce rauca e gli occhi rossi, pieni di odio. Procedo nell’esorcismo con formule imperative. L’acqua benedetta lo brucia. A stento è tenuto a terra da quattro persone. Le reazioni diventano ancora più violente quando si nomina la Vergine di un santuario mariano locale. Dopo un quarto d’ora, subentra la quiete. In fase di ripresa, il paziente all’improvviso sferra un nuovo attacco, colpendo di sorpresa; viene domato con facilità. Ora riesce a pregare con l’esorcista, ma è molto stanco. Salutandolo si mostra contento, ma fa qualche rutto.


Secondo esorcismo. Sono presenti le stesse persone della prima volta, e si ripetono gli stessi fenomeni. Un calcio imprevisto mi colpisce una gamba.


Terzo esorcismo, nel febbraio dell’anno seguente. Il parroco che l’accompagna mi porta sei o sette quadri di varia grandezza che rappresentano il Sacro Cuore o la Madonna. Sono orribili sfigurati e pieni di sangue raggrumato, durante le lacrimazioni. Raccomando di rinchiuderli nelle custodie e di metterli da parte, lontano dalla vista dei curiosi. Durante l’esorcismo le reazioni sono meno violente delle volte precedenti, ma il paziente rimane molto pericoloso e occorrono uomini muscolosi per tenere l’energumeno. Fatto nuovo: parla in lingue diverse.


Quarto esorcismo, nel marzo dello stesso anno, alla presenza di una quindicina di sacerdoti, convenuti per il corso pastorale di demonologia. Il demonio si manifesta e dice : Le reazioni sono meno violente. La ripresa avviene dopo meno tempo. Il ragazzo non ricorda tutto quello che è successo; nota soltanto come se un anello lo legasse alla caviglia.


Quinto esorcismo, nel successivo mese di maggio. Sono presenti quasi tutti i sacerdoti e i pochi laici che frequentano il corso di demonologia. Le reazioni del ragazzo sono ancor meno violente. Ho un dialogo con il demonio che afferma che il ragazzo è suo fin dall’infanzia e non lo lascerà.


Ho chiesto al parroco che accompagna il giovane una breve relazione.
Eccola :
I fenomeni di questo periodo sono : oggetti che volano, distruzioni di mobili, graffiature di muri, acre odore di zolfo. Il giovane soffre di attrazione del corpo, come se fosse spinto da una forza invisibile. Gli amici devono trattenerlo con la forza sul letto. C’è una conflittualità di dialogo fra lui e una presenza invisibile. Egli dice : “No, non lo voglio, non lo farò mai; vattene satana”. Ho visto omaggi floreali: petali e boccioli di rosa escono dalla sua bocca; sul suo corpo compaiono segni iconografici, come il monogramma dell’Ostia(IHS) e il volto accennato di un uomo nella parte superiore del corpo …


La vita cristiana è sporadica e non mi persuade il suo comportamento … Ora dopo il primo incontro con l’esorcista e con le preghiere di liberazione, sembra che le reazioni si siano attutite.
Permangono disturbi notturni, brividi di freddo, sensazioni di qualche cosa di viscido che lo avvolge e gli dice:” Sei nostro”
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661 - Alcuni principi nel campo dell'educazione

1- Cio' che comunico e' cio' che vivo e sono, e non solamente cio' che dico.

2- Bisogna concordare tra marito e moglie la stessa linea e gli stessi principi nel campo dell'educazione.
3- Il dono piu' grande che potete fare ai vostri figli, non sono i soldi, ma la vostra presenza. Preoccupatevi di dare meno denaro, ma siate piu' presenti.
4- Le regole equilibrano i vostri figli, la mancanza di regole li rende istintivi, irrazionali e asociali.
5- La punizione e' necessaria quando vostro figlio vuole ribellarsi all'autorita' dei genitori e vi sfida apertamente.


6- Non bisogna mai usare parole di biasimo per spingerlo a fare una cosa o come punizione per un errore fatto. Ad esempio "Tu sei un cretino", "Tu non capisci niente", "Tu non sei come tuo fratello", "Tu sei un buono a nulla", "Tu sei la mia sofferenza", "Tu mi fai sem pre soffrire", "Tu sei la mia disperazione" e frasi simili bisogna eliminarle dal proprio vocabolario.
7- Riconciliati e perdona i tuoi genitori. Benedici a lungo i tuoi genitori per non ferire delle stesse ferite i tuoi figli.
8- Non idolatrate i vostri figli: al primo posto Dio e poi tutto il resto.
9- Abituateli al sacrificio se volete che sappiano affrontare le difficolta' della vita.
10- Educateli al perdono se volete che non siano sconfitti dall'odio.


11- Non contraddite mai il coniuge davanti ai figli per cio' che riguarda la loro educazione, perché questo contrasto annulla la vostra autorita'.
12- Educali ad attendere, a sperare. Non dare tutto quello che ti chiedono, altrimenti spegnerai la loro speranza che si alimenta con l'attesa.
13- Aiuta tuo figlio a realizzare il progetto d'amore che Dio ha per lui.
14- Se ritieni che tuo figlio non possa esprimere il suo parere su un argomento delicato che devi affrontare con il tuo coniuge, non cominciare la discussione in sua presenza; gli eviterai cosi' la frustrazione di sentirsi dire che e' troppo piccolo per poter dire la sua. Forse non capirebbe!
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660 - Ringraziamento eucaristico

Sei venuto in me, Gesù... Mostra tutto mio, vivi in me e, per te, Dio è glorificato in me. Eccomi, mi dono a te, glorificati in me, immolami come vittima d’amore, come t’immolasti Tu sulla croce, glorificando il Padre.

Mi hai unito a te, vivo e vero, perché io sia una sola cosa con te, e perché tutti in te siamo una sola cosa; accendimi il cuore nella tua carità e fa’ che io ami il prossimo come Tu mi hai amato: illuminandolo, aiutandolo, compatendolo, e sacrificandomi per lui, perché abbia anch’egli la vita eterna. Ecco, depongo ai tuoi piedi ogni risentimento, ogni urto, ogni inimicizia, ogni antipatia, e ti domando che Tu riempia il mio cuore di carità.
La vita è una prova e una croce continua, ma io non mi turbo, poiché credo in te, e so che Tu mi hai preparato il posto nella vita eterna, affinché anch’io sia dove sei Tu. Sei in me, pegno di questa tua promessa, via per farmela conseguire, verità che m’illumina, vita che mi vivifica.
Per te vado da Dio degnamente, per te lo conosco, per te lo amo. Io credo che Tu sei nel Padre e il Padre è in te, e credo che Tu mi doni la tua vita perché io operi in te. Donami questa grande grazia, affinché Dio sia glorificato in me.
Mandami lo Spirito Santo che mi vivifichi tutto, mi riempia del tuo amore, mi faccia osservare i tuoi comandamenti e rimanga in me come vita della mia vita, affinché io compia ciò che tu vuoi, e ti ami con le opere sante della mia vita (14, 6-21).
Non sono capace di pregare, e Tu sii voce della mia preghiera, o Verbo eterno, affinché Dio sia glorificato per te. Non sono capace di mantenere ciò che ti prometto, perché vengo meno alla prima occasione, e Tu per il tuo Nome, per la tua gloria, e affinché io non sia degenere da te che mi hai incorporato a te, concedimi di esserti fedele e di amarti.
Ti conosco tanto poco, o Gesù, e per questo ti sono infedele, e ritorno con tanta facilità alle mie miserie. Manifestati a me, fa’ che io ti ami apprezzandoti, e ti ami osservando la tua parola, affinché, amandoti, diventi tempio vivo della Santissima Trinità.
Donami la pace, non la pace del mondo ma la pace tua, la pace del cuore che ti possiede e che confida in te, senza turbarsi o impaurirsi delle contrarietà e delle lotte della vita. Placa le mie passioni disordinate, dominami, regna in me, e donami aspirazioni celesti.

(Da “I quattro Vangeli” commentati dal Sac. Dolindo Ruotolo)
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659 - Commento di Padre Livio al messaggio di Medjugorje del 25 Maggio 2010

Cari amici,

nel suo ultimo messaggio la Regina della pace ci ammonisce: "Satana non dorme e attraverso il modernismo vi devia e vi guida sulla sua via". Che cos'è il modernismo?
E' il mondo del quale satana è il principe e che tende di invadere anche la Chiesa, se noi non vegliamo e preghiamo.
E' la visione atea e materialistica della vita che si impadronisce delle menti e dei cuori, distruggendo la verità, il bene e l'amore.
E' il dissolvimento della vera fede e della visione soprannaturale della vita da parte dei credenti che si lasciano abbagliare dalle mode che passano.
E' l'abolizione dei comandamenti, in nome di una falsa libertà, come se la via del bene e quella del male fossero la stessa cosa.
E' la mondanizzazione della Chiesa, ridotta a istituzione umana, della quale si è persa la dimensione soprannaturale.
E' la caduta della disciplina, dell'obbedienza e dell'umiltà, da parte di chi si è consacrato a Dio attraverso la fedeltà al suo Vicario in terra.
E' la potenza di tenebra che avvolge il mondo e che attira le anime con la sua falsa luce. E' satana sciolto dalle catene, che vuole mettersi al posto di Dio.
Per non farci sedurre dobbiamo aggrapparci al Cuore immacolato della Madre e vivere i suoi messaggi che invitano alla conversione, alla fede, alla preghiera e alla penitenza.
"Così la vostra vita avrà un senso e la pace regnerà sulla terra" ( 25 Maggio 2010).
Vostro Padre Livio
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658 - La medicina dell'anima

L’anima: Con tanti mezzi di santificazione e di salvezza mi accorgo, purtroppo, che sono debole e vuota. Alle prime occasioni del male miseramente vacillo e cado. Ricorro a Gesù Sacramentato? Ma se la mia caduta mi rende indegna di Lui, quel Cibo di vita diventa per me condanna di morte!

Oh, come è buono Gesù! Egli ha provvisto anche alla mia mortale infermità, e mi ha dato un rimedio efficace per mondarmi dalle mie iniquità: la santa Confessione. Nell’Eucaristia, Egli viene a me vivo e vero, sostanzialmente, e si fa mio Cibo e mia Bevanda; nella Confessione, invece, Egli si fa rappresentare da un uomo investito del suo potere, perché io non abbia ritegno di deporre, ai suoi piedi, il mio fardello obbrobrioso.
M’inginocchio ai piedi di un uomo, ma è sempre Gesù che mi accoglie… è Gesù che si fa nuovamente mio Redentore, che appare a me in una veste mortale, che compatisce le mie debolezze, che mi consiglia, mi conforta, mi aiuta, mi guarisce. Io non mi spavento di quella sua presenza, e se anche mi ripugnasse parlare ad un uomo mortale, Egli muta in espiazione la mia ripugnanza, e mi riempie di arcana consolazione.
O Gesù, non permettere ch’io renda vano un Sacramento così grande!
Tante volte io sono andata a confessarmi quasi per abitudine, ho cercato forse di diminuire le mie colpe, ho trovato tante scuse per non umiliarmene! O Maria, Madre di grazie e di misericordia, accompagnami Tu ai piedi del sacerdote e fa’ ch’io esca rinnovata da questo Sacramento di resurrezione spirituale.


Giaculatoria: O Gesù, dammi la grazia di confessarmi bene.
Fioretto: Spingi alla Confessione qualche anima che sai in peccato mortale.

Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo
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giovedì 27 maggio 2010

657 - Crescere nell'amore reciproco

Matteo 22,37-40

Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


1ª Pietro 2,19-21
E' una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente; che gloria sarebbe infatti sopportare il castigo se avete mancato? Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme.
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martedì 25 maggio 2010

656 - Messaggio di Medjugorje del 25/5/2010

Cari figli, Dio vi ha dato la grazia di vivere e proteggere tutto il bene che è in voi ed attorno a voi e di esortare gli altri ad essere migliori e più santi, ma satana non dorme e attraverso il modernismo vi devia e vi guida sulla sua via.
Perciò figlioli, nell’amore verso il mio cuore Immacolato amate Dio sopra ogni cosa e vivete i suoi comandamenti.
Cosi la vostra vita avrà senso e la pace regnerà sulla terra.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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domenica 23 maggio 2010

655 - Regina Caeli del 23/5/2010 Pentecoste

Cari fratelli e sorelle!

Cinquanta giorni dopo la Pasqua, celebriamo la solennità della Pentecoste, in cui ricordiamo la manifestazione della potenza dello Spirito Santo, il quale – come vento e come fuoco – scese sugli Apostoli radunati nel Cenacolo e li rese capaci di predicare con coraggio il Vangelo a tutte le genti (cfr At 2,1-13). Il mistero della Pentecoste, che giustamente noi identifichiamo con quell’evento, vero “battesimo” della Chiesa, non si esaurisce però in esso. La Chiesa infatti vive costantemente della effusione dello Spirito Santo, senza il quale essa esaurirebbe le proprie forze, come una barca a vela a cui venisse a mancare il vento. La Pentecoste si rinnova in modo particolare in alcuni momenti forti, a livello sia locale sia universale, sia in piccole assemblee che in grandi convocazioni. I Concili, ad esempio, hanno avuto sessioni gratificate da speciali effusioni dello Spirito Santo, e tra questi vi è certamente il Concilio Ecumenico Vaticano II. Possiamo ricordare anche il celebre incontro dei movimenti ecclesiali con il Venerabile Giovanni Paolo II, qui in Piazza San Pietro, proprio nella Pentecoste del 1998. Ma la Chiesa conosce innumerevoli “pentecoste” che vivificano le comunità locali: pensiamo alle Liturgie, in particolare a quelle vissute in momenti speciali per la vita della comunità, nelle quali la forza di Dio si è percepita in modo evidente infondendo negli animi gioia ed entusiasmo. Pensiamo a tanti convegni di preghiera, in cui i giovani sentono chiaramente la chiamata di Dio a radicare la loro vita nel suo amore, anche consacrandosi interamente a Lui.
Non c’è dunque Chiesa senza Pentecoste. E vorrei aggiungere: non c’è Pentecoste senza la Vergine Maria. Così è stato all’inizio, nel Cenacolo, dove i discepoli “erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la Madre di Gesù, e ai fratelli di lui” – come ci riferisce il libro degli Atti degli Apostoli (1,14). E così è sempre, in ogni luogo e in ogni tempo. Ne sono stato testimone anche pochi giorni fa, a Fatima. Che cosa ha vissuto, infatti, quell’immensa moltitudine, nella spianata del Santuario, dove tutti eravamo un cuore solo e un’anima sola, se non una rinnovata Pentecoste? In mezzo a noi c’era Maria, la Madre di Gesù. E’ questa l’esperienza tipica dei grandi Santuari mariani - Lourdes, Guadalupe, Pompei, Loreto - o anche di quelli più piccoli: dovunque i cristiani si radunano in preghiera con Maria, il Signore dona il suo Spirito.
Cari amici, in questa festa di Pentecoste, anche noi vogliamo essere spiritualmente uniti alla Madre di Cristo e della Chiesa invocando con fede una rinnovata effusione del divino Paraclito. La invochiamo per tutta la Chiesa, in particolare, in quest’Anno Sacerdotale, per tutti i ministri del Vangelo, affinché il messaggio della salvezza sia annunciato a tutte le genti.
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venerdì 21 maggio 2010

654 - Soldato di Gesù

L’anima:
Fui segnata col santo Crisma, o Gesù, mi cinsi di una mistica spada e dissi solennemente: «Io combatterò per la tua gloria!».

Fu un giorno solenne per me: il vescovo, ornato dalla santa stola, invocò lo Spirito Santo sopra di me; distese le mani sul mio capo, per affermare su di me il dominio di Dio, mi unse con l’olio per consacrarmi a Lui e per fortificarmi, e poi mi fece ripetere la Professione di Fede per iniziarmi al combattimento spirituale. Mi levai contenta, e trovai accanto a me una persona cara, che si era impegnata ad aiutarmi in questa lotta.
Tu mi sorridesti, o Gesù, perché io sentii l’anima mia piena di pace, ed attendesti da me una testimonianza autentica e forte innanzi al mondo prevaricatore e infedele.
La spada che mi donasti fu bella. Mi segnasti con la croce per dirmi che la mia forza dovevi essere Tu, la mia fiducia dovevi essere Tu, la mia gloria dovevi essere Tu.
Quella croce, segnata con l’olio sulla mia fronte, sparì, ma essa doveva rimanere nelle mie opere, nella mia vita, nell’anima mia; io stessa dovevo essere come una croce trionfante, un trofeo glorioso della tua Redenzione!
Tu così m’impegnasti per te, io fui maggiormente tua, e confermai ai tuoi piedi la promessa solenne del mio Battesimo, mentre Tu confermavi in me la tua misericordia!
O quanto sono grandi i tuoi Sacramenti, o Gesù!
Quanti combattimenti ho avuto io da quando fui cresimata; avrei dovuto combattere, e intanto fui sconfitta, perché resi vane tante tue misericordie e tanti tuoi aiuti! O Gesù, mi sono ricoperta di obbrobrio, ed eccomi tutta ferita ai tuoi piedi! Perdonami! Fa’ che riviva in me la grazia del sacramento della Cresima, rendimi forte, rendimi fedele al tuo amore!
L’amore è il carattere più bello di un tuo soldato e, per questo, l’eterno Amore di Dio discese in me… O Gesù staccami da tutto, infiammami dell’amor tuo, perché, amandoti, io ti difenderò e non ti sarò infedele.


Giaculatoria: Spirito Santo Dio, infiammami d’amore.


Fioretto: Fa’ qualche atto di zelo per riparare tutte le viltà che hai avuto nel divino servizio.
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653 - Amiamo la Chiesa!

Matteo 16,18-19
"E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»."



Efesini 5, 25.29
"E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa"


Colossesi 1,24
"Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa."


Apocalisse
"Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo."
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mercoledì 19 maggio 2010

652 - Lasciate a Me la cura della vostre cose

Non voglio agitarmi mio Dio: confido in te


Cambiamo l’agitazione in preghiera
Gesù alle anime: - Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.
Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: pensaci tu. E contro l’abbandono, essenzialmente contro, la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto.
E come la confusione che portano i fanciulli che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione, riposate in me credendo alla mia bontà, e vi giuro per il mio amore che, dicendomi con queste disposizioni: pensaci tu, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.
E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia vi fo trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillamento, ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.


Nelle necessità spirituali e materiali…
Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: pensaci tu, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: Sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità; venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale.
Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è lo stesso che dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: Sia fatta la tua volontà, pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di’: Pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che non c’è medicina più potente di un mio intervento di amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.


Insonni, tutto vogliamo valutare, tutto scrutare, confidando solo negli uomini. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi, e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io fo miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessuno pensiero di voi; io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà! Se avete vostre risorse, anche in poco, o, se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi; opera divinamente chi si abbandona a Dio.


Quando invece confidiamo in Dio…
Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: Gesù, pensaci tu. E distràiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male e confidare in me distraendoti da te. Fa’ così per tutte le tue necessità; fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore. Ed io ci penserò, ve lo assicuro. Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi fo la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore, che importa la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e di’ con tutta l’anima: Gesù pensaci tu. Non temere, ci penserò e benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di abbandono: ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa:
O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!
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651 - Atto consacrazione all'Angelo Custode

Sin dall'inizio della mia vita mi sei stato dato a Protettore e Com­pagno. Qui, al cospetto dei mio Signore e mio Dio, della mia celeste Madre Maria e di tutti gli Angeli e Santi, io, povero pec­catore (nome..) mi voglio consacrare a te.
Voglio prendere la tua mano e mai più lasciarla.
Prometto di essere sempre fedele ed ubbidiente a Dio ed alla santa Madre Chiesa.
Prometto di professarmi sempre devoto a Maria, mia Signora, Regina e Madre e di prenderla a modello della mia vita.
Prometto di essere devo­to anche a te, mio santo Protettore e di propagare secondo le mie forze la devozione agli Angeli santi che ci viene concessa in questi giorni quale presidio ed ausilio nella lotta spirituale per la conquista del Regno di Dio.
Ti prego, Angelo santo, di conceder­mi tutta la forza dell'amore divino affinché io ne venga infiammato, tutta la forza della fede affinché io non cada mai più in errore.
Domando che la tua mano mi difenda dal nemico.
Ti chiedo la grazia dell'umiltà di Maria affinché sfugga a tutti i pericoli e, guidato da te, raggiunga in cielo l'ingresso della Casa del Padre. Amen.



Dio onnipotente ed eterno, concedimi l'aiuto delle tue schiere celesti affinché io sia salvaguardato dai minacciosi assalti del ne­mico e, libero da ogni avversità, possa servirti in pace, grazie al Sangue preziosissimo di N.S. Gesù Cristo e l'intercessione del­l'Immacolata Vergine Maria. Amen!
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650 - Preghiera di S.Giovanni Bosco

O Maria, Vergine potente,

Tu grande ed illustre presidio della chiesa,
Tu aiuto meraviglioso dei cristiani,
Tu terribile come esercito schierato a battaglia,
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze,
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Cosi sia
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649 - Ai giovani

Testo di Don Tonino Bello

Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.

Appassionatevi alla vita perché è dolcissima.
Mordete la vita.
Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore,
le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari.
Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni.
Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.
Bruciate...
perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate...
non immalinconitevi.
Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.
Coltivate le amicizie, incontrate la gente.
Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano.
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martedì 18 maggio 2010

648 - Pietro, «roccia definitiva e sicura»

Il cristianesimo è un evento irriducibile, una presenza oggettiva che vuole raggiungere l’uomo provocandolo e giudicandolo, fino alla fine.
Disse Gesù agli Apostoli dopo la sua resurrezione: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).



Il cristianesimo è un fattore drammaticamente decisivo per l’uomo solo se è riconcepito in questa sua originalità, in questa sua compattezza fattuale, la cui fisionomia era duemila anni fa quella d’un uomo singolare, ma già lui vivente aveva anche il volto di persone che si mettevano insieme e andavano, a due a due, a fare quello che lui faceva e aveva detto loro di fare, e poi si raccoglievano, tornando da lui. In seguito andarono in tutto il mondo allora conosciuto, come una cosa sola, per portare quel Fatto. Il volto di quell’uomo è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o - come dice san Paolo - ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche «popolo di Dio», guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma.


Se il fatto cristiano non è riconosciuto e brandito in questa sua originalità, non serve se non ad essere un folto suggerimento di interpretazioni, di pensieri e magari anche di opere, ma accanto e più sovente in subordine rispetto a tutte le suggestioni di cui la vita si serve.


(Il senso di Dio e l’uomo moderno, BUR, p.126)
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L’autorità suprema è quella in cui troviamo il senso di tutta la nostra esperienza: Gesù Cristo è questa autorità suprema, ed è il suo Spirito che lo fa capire, aprendoci alla fede in Lui e alla fedeltà alla Sua persona.



«Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20, 21): gli apostoli e i loro successori (papa e vescovi) costituiscono nella storia la viva continuazione dell’autorità che è Cristo. Nel loro dinamico susseguirsi nella storia e moltiplicarsi nel mondo, il mistero di Cristo viene proposto senza sosta, chiarito senza errori, difeso senza compromessi. Essi costituiscono quindi il luogo ove l’umanità può attingere al senso vero della propria esistenza, con evolutivo approfondimento, come a una sorgente sicura e continuamente nuova.


Quello che il genio è nel grido dell’umano bisogno, quello che il profeta è nel grido dell’umana attesa, essi sono nell’annuncio della risposta. Ma come la risposta vera è sempre imparagonabilmente precisa e concreta rispetto all’attesa - inevitabilmente vaga o soggetta a illusioni -, così essi sono come roccia definitiva e sicura: infallibile. «Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa» (Mt 16, 18).


La loro autorità non solo costituisce il criterio sicuro per quella visione dell’universo e della storia che unica ne esaurisce il significato; ma, anche, essa è stimolo vivo e tenace a vera cultura, è suggerimento instancabile a visione totale, è inesorabile condanna a ogni esaltazione del particolare e a ogni idealizzazione del contingente, cioè a ogni errore e a ogni idolatria. La loro autorità è quindi l’estrema guida nel cammino verso una genuina convivenza umana, verso la vera civiltà.


Dove quell’autorità non è viva e vigile, oppure viene combattuta, il cammino umano si complica, diviene ambiguo, si altera, devia verso il disastro: anche se l’aspetto esteriore sembra potente, florido, scaltrissimo come oggi. Dove quell’autorità è attiva e rispettata, il cammino della storia si rinnova con sicurezza ed equilibrio verso più profonde avventure di genuina umanità: anche se le tecniche di espressione e convivenza sono rozze e dure.


Ancora oggi è il dono dello Spirito che permette di scoprire il significato profondo dell’autorità ecclesiastica come direttiva suprema al cammino umano; ecco donde nasce quell’ultimo abbandono, quella consapevolissima obbedienza a essa, per cui essa non è più il luogo della legge, ma il luogo dell’amore. Al di fuori dell’influsso dello Spirito uno non può comprendere l’esperienza di quella devozione definitiva che lega il «fedele» all’autorità, devozione che s’afferma spesso nella croce della mortificata esuberanza di una propria genialità o di un proprio piano di vita.


(Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, pp. 112-113)
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domenica 16 maggio 2010

647 - Regina Caeli del 16/5/2010 Ascensione

Cari fratelli e sorelle,

oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al Cielo, che avvenne il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. In questa domenica ricorre, inoltre, la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Nella liturgia si narra l’episodio dell’ultimo distacco del Signore Gesù dai suoi discepoli (cfr Lc 24,50-51; At 1,2.9); ma non si tratta di un abbandono, perché Egli rimane per sempre con loro - con noi - in una forma nuova. San Bernardo di Chiaravalle spiega che l’ascensione al cielo di Gesù si compie in tre gradi: “il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre” (Sermo de Ascensione Domini, 60, 2: Sancti Bernardi Opera, t. VI, 1, 291, 20-21). Tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, affinché la salvezza sia proclamata ovunque. Gesù stesso dice loro: “Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso” (cfr Lc 24,47-49).
Il Signore attira lo sguardo degli Apostoli - il nostro sguardo - verso il Cielo per indicare loro come percorrere la strada del bene durante la vita terrena. Egli, tuttavia, rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita. Possiamo ascoltare, vedere e toccare il Signore Gesù nella Chiesa, specialmente mediante la parola e i sacramenti. A tale proposito, esorto i ragazzi e i giovani che in questo tempo pasquale ricevono il sacramento della Cresima, a restare fedeli alla Parola di Dio e alla dottrina appresa, come pure ad accostarsi assiduamente alla Confessione e all’Eucaristia, consapevoli di essere stati scelti e costituiti per testimoniare la Verità. Rinnovo poi il mio particolare invito ai fratelli nel Sacerdozio, affinché “nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica” (Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale) e sappiano utilizzare con saggezza anche i mezzi di comunicazione, per far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo (cfr Messaggio XLVI G.M. Com. Soc., 24 gennaio 2010).
Cari fratelli e sorelle, il Signore, aprendoci la via del Cielo, ci fa pregustare già su questa terra la vita divina. Un autore russo del Novecento, nel suo testamento spirituale, scriveva: “Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete” (N. Valentini - L. Žák [a cura], Pavel A. Florenskij. Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Milano 2000, p. 418). Ringrazio la Vergine Maria, che nei giorni scorsi ho potuto venerare nel Santuario di Fatima, per la sua materna protezione durante l’intenso pellegrinaggio compiuto in Portogallo. A Colei che veglia sui testimoni del suo diletto Figlio rivolgiamo con fiducia la nostra preghiera.

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Dopo il Regina Cæli:

Cari fratelli e sorelle,
quest’oggi il mio primo saluto va ai fedeli laici venuti da tutta Italia - la vediamo presente tutta l'Italia - e al Cardinale Angelo Bagnasco che li accompagna come Presidente della Conferenza Episcopale. Vi ringrazio di cuore, cari fratelli e sorelle, per la vostra calorosa e nutrita presenza! Grazie! Raccogliendo l’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, avete aderito con entusiasmo a questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà, a cui partecipa pure un consistente gruppo di parlamentari e amministratori locali. A tutti vorrei esprimere la mia viva riconoscenza. Saluto anche le migliaia di immigrati, collegati con noi da Piazza San Giovanni, con il Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione della “Festa dei Popoli”.
Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia.
Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr Gv 17, 14).
Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. E’ quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. E’ quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza. E’ bello vedere oggi questa moltitudine in Piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l’immensa moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo oggi questo appello, confortato dalla vostra presenza così numerosa! Grazie! Ancora una volta, grazie a voi tutti!
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venerdì 14 maggio 2010

646 - La missione di Fatima non è conclusa

FATIMA, giovedì, 13 maggio 2010 (ZENIT.org).- “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”, ha affermato questo giovedì Benedetto XVI nell'omelia della Messa solenne celebrata sulla spianata del Santuario di Fatima insieme a più di mezzo milione di pellegrini, del Portogallo e di altre Nazioni europee.

La missione della Chiesa oggi, ha detto il Papa, è quella di mostrare l'amore di Dio a un'umanità “pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di Nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo”.
“L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima”, ha aggiunto.
La solenne Eucaristia, celebrata sotto un sole splendente, è stata presieduta dal Papa e concelebrata con quattro Cardinali, 77 Vescovi e 1442 sacerdoti. La cerimonia è iniziata con la processione dell'immagine della Madonna di Fatima.
“Anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa 'casa' che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni”, ha riconosciuto il Papa, “perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza”.
Il Pontefice ha insistito sulla sua sollecitudine verso l'“umanità afflitta da miserie e sofferenze”: “in Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile”.
“Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé”, ha esclamato Benedetto XVI.

Il Pontefice ha poi voluto anticipare la prossima celebrazione del centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli, auspicando che i sette anni che mancano per la commemorazione possano “affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.
“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana”.
Questa esperienza, ha commentato, ha reso i pastorelli “innamorati di Dio in Gesù”.
“Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore”, ha aggiunto, sottolineando che Cristo ha “il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi”, perché “la fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
In questo senso, ha proposto come esempio proprio i pastorelli, che “hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio”.
“La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, ha concluso. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”.
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domenica 9 maggio 2010

645 - Regina Caeli del 9/5/2010 domenica 6^ di Pasqua

Cari fratelli e sorelle!

Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito.
Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa.
Cari amici, nel cuore di questo mese mariano, avrò la gioia di recarmi nei prossimi giorni in Portogallo. Visiterò la capitale Lisbona e Porto, seconda città del Paese. Meta principale del mio viaggio sarà Fátima, in occasione del decimo anniversario della beatificazione dei due pastorelli Giacinta e Francesco. Per la prima volta come Successore di Pietro mi recherò a quel Santuario mariano, tanto caro al Venerabile Giovanni Paolo II. Invito tutti ad accompagnarmi in questo pellegrinaggio, partecipando attivamente con la preghiera: con un cuore solo ed un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo.
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644 - Novena delle rose di Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

Padre Putigan il 3 dicembre 1925, cominciò una novena chiedendo una grazia importante. Per sapere se veniva esaudito, chiese un segno. Desiderava ricevere una rosa in dono quale garanzia di aver ottenuto la grazia. Non fece parola con nessuno della novena che stava facendo. Al terzo giorno, ricevette la rosa richiesta ed ottenne la grazia.

Cominciò un'altra novena. Ricevette un'altra rosa ed un'altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena "miracolosa" detta delle rose.
Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena...
Si può cominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, devoti ed amici di Teresa, la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.


PREGHIERA PER LA NOVENA
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa vostra Santa Serva, concedetemi la grazia (qui si formula la grazia che si vuol ottenere), se è conforme alla vostra Santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiutate la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; realizzate ancora una volta la vostra promessa di passare il vostro cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.

Si recitano 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquatto anni della sua vita terrena.
Segue ad ogni "Gloria" l'invocazione:
Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, prega per noi.
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sabato 8 maggio 2010

643 - Il volto della Madre

Riporto come mi è arrivata, invitando TUTTI a leggere integralmente prima di visualizzare l'immagine posta in coda al post

Sottopongo all’attenzione di tutti una immagine straordinaria.
È straordinaria in se stessa, a prescindere dal modo in cui è venuta fuori, anche se, cioè, non fosse collegata ai fatti che sto per raccontare.

Durante il pellegrinaggio che ho guidato l’anno scorso a Medjugorje per il festival dei giovani, un signore che era con noi, Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania), afferma di aver scattato una foto alla statua della Madonna posta in fondo alla navata destra della chiesa di Medjugorje. Era il primo agosto, alle ore 15,06. Egli si sentì come attirato ad andare presso la statua, davanti alla quale (poiché stavano cambiando i fiori), in quei momenti era stata tolta la ringhiera artificiale che impedisce ai fedeli di avvicinarsi troppo. Trovatosi a tu per tu con la statua, lui stesso non sa come, scattò una foto al Suo volto, ma senza controllarne subito il risultato.
Qualche giorno dopo, il 5 agosto, durante il viaggio di ritorno dalla visita alla comunità di Nuovi Orizzonti nella sua nuova sede e dopo aver partecipato alla apparizione della Madonna alla veggente Marija, una cugina (Pina) del signor Tomarchio, rivedendo le foto sul cellulare, rimase colpita da una immagine della Madonna, dalla bellezza del viso, ma soprattutto degli occhi di quella immagine, che sembravano gli occhi di una persona viva, e non quelli di una statua.
“Questa foto la voglio!”, esclamò la cugina. Ma più grande stupore colse lo stesso signor Tomarchio nel constatare la presenza di un volto totalmente diverso da quello a cui aveva scattato la foto in chiesa.
Giunti a casa, in Sicilia, il telefonino fu portato da un fotografo, che non riuscì nell’intento di estrarre il file. Successivamente un altro fotografo ci riuscì, e la foto sviluppata e stampata ha cominciato ad attirare tutti quelli che l’hanno vista. L’immagine ricalca quella di Tihaljina, dove noi però non siamo andati, ma con alcune differenze sconcertanti: il volto non è più così ovale come nella statua. Ciò che però più impressiona sono gli occhi, che alcuni non riescono ad affrontare a lungo, tanto sono quelli di una persona viva. Ingrandendo l’immagine si scopre anche che in quegli occhi sono presenti le ciglia. Lo sguardo intenso dà la sensazione di una persona che stia lì pronta a piangere. Sono occhi che ti interrogano, che ti scrutano maternamente, che ti rimproverano, che, dopo che tu hai visto, ti inseguono benignamente, aiutandoti a rispondere alla sua chiamata. Sono occhi misericordiosi e tristi. Sono occhi dei quali non puoi fare più a meno.
Si tratta di una immagine che va diffusa. E se anche non fosse di origine straordinaria, ma ci fosse la mano di un uomo, occorrerebbe fare a questa persona i più calorosi complimenti per aver realizzato questo capolavoro di una intensità senza pari.
Forse è un segno per la persona che l’ha scattata, della quale non ho motivo di dubitare; forse è un regalo per il nostro gruppo. Ma qualsiasi cosa sia, sono convinto che esso è un’occasione straordinaria per ascoltare i richiami di Maria che ci parla con gli occhi, quegli occhi misericordiosi che ogni giorno le chiediamo di rivolgere a noi. Un ennesimo tentativo di implorare la nostra conversione e di prendere in seria considerazione i suoi richiami. Tra le tante immagini che circolano e che si ritengono miracolose, questa ha il pregio di farci sentire vivi i richiami di Maria.
Ma c’è ancora un altro fatto che a me pare si possa accostare a questa immagine, che non sento di chiamare foto, e che, almeno per il nostro gruppo, costituisce la conferma di un segno. È successo l’hanno precedente sempre nel nostro gruppo, e sempre durante il festival dei giovani. Cerco di riproporlo, grosso modo rinviando ad altra data il racconto particolareggiato.
Stavano per salire il Podbrdo, quando passando accanto alla vecchia casa di Vicka, abbiamo notato un gruppo che attendeva la veggente.
Nessuno tra la folla di migliaia di pellegrini presenti a Medjugorje in quei giorni, sapeva di questo incontro. Così ho dirottato subito i miei pellegrini nel cortiletto attorno alla scala che tradizionalmente serve a Vicka per parlare a tutti coloro che vogliono incontrarla.
Ad un certo punto del suo dialogo con i pellegrini, Vicka cominciò ad imporre le mani ai presenti e a pregare su di loro. Una giovane signora del nostro gruppo, con i problemi più disparati e che stava dietro a Vicka, quando ormai aveva perso ogni speranza di parlarle, si trovò all’improvviso davanti Vicka che le imponeva le mani. Scoppiò a piangere, quando Vicka la chiamò per nome, poiché non si erano mai conosciute prima. “Come fai a conoscere il mio nome?”, le chiese. “Me lo ha detto la Signora”, rispose Vicka. È stato quello il momento in cui questa donna del nostro gruppo, ora sì fortunata, non ha più visto il volto di Vicka, ma il volto della Madonna che le parlava. Gli occhi, in modo particolare, erano di un azzurro indescrivibile.
Per un po’ di giorni questa donna non è stata capace di raccontare la sua esperienza. Tutto il resto di quel giorno ha voluto rimanere da sola a considerare ciò che le era accaduto. Neanche la sera ha voluto uscire dalla sua stanza, nonostante ci fosse gratis il concerto di Andrea Bocelli.
Quando, qualche tempo fa, le ho mostrato e regalato l’immagine della Vergine di cui stiamo parlando, con grande emozione mi ha detto:
“QUANTO HO CERCATO QUESTI OCCHI!”.
In sintonia con il signor Tomarchio, abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti questa immagine, senza alcuna pretesa. Ognuno giudichi da sé! L’unica cosa che chiediamo e che l’immagine si accompagni alla sua storia. E questo per evitare, come è già successo, che tanti si vantino a sproposito di essa come di propria esperienza.


È un dono per tutti. Che almeno venga sottoscritta o retroscritta la dicitura: Immagine scattata a Medjugorje dal signor Giuseppe Tomarchio di Mascali (Catania) il giorno 01 agosto 2009 alle ore 15,06 al volto della statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Questo per evitare che qualcuno speculi sull’immagine.
Credo poi che ne abbiamo fin sopra i capelli di discussioni su verità o falsità di immagini che circolano nei luoghi delle apparizioni: questa immagine è straordinaria in se stessa da qualunque parte venga.
Inutile cercare il file originale, poiché dopo averlo estratto la prima volta, il telefonino del signor Tomarchio , in cui il file era contenuto, è andato distrutto.
Io però intimamente propendo per la sua autenticità. Tuttavia se qualcuno conoscesse già la stessa immagine, rimane libero di contestarci.
A breve l’immagine sarà sottoposta al giudizio di alcuni veggenti. Intanto, io già prego davanti ad essa.
Prima di concludere vorrei aggiungere un ulteriore tassello a questa storia, ricca di coincidenze interessanti. Si tratta di una circostanza particolare, forse fortuita. Un po’ dopo aver scattato la foto di cui abbiamo parlato, rientrato in chiesa, il signor Tomarchio ha girato un breve filmato alla statua, durante il quale si sente distintamente il canto “Virgen Morenita”, un canto alla Vergine di Guadalupe, Colei cioè che ci ha lasciato di se stessa una delle immagini più stupefacenti della storia del cristianesimo. Tutti sanno che negli occhi di quella immagine è racchiuso uno dei suoi misteri più sorprendenti. Così nel suo telefonino il signor Tomarchio si è ritrovata prima la stupenda immagine in questione e poi il filmato con questo canto alla Madonna di Guadalupe. L’orario della foto, le 15,06, è quello in cui si sta recitando la coroncina della Divina Misericordia: un ulteriore richiamo agli occhi misericordiosi di Maria.
Diacono Franco Sofia

Qui di seguito, il racconto autografo del signor Tomarchio:

“Lo scorso anno, ad agosto, in occasione del Festival dei Giovani, insieme ad un gruppo di fedeli, accompagnati dal diacono Francesco Sofia, mi recai in pellegrinaggio a Medjugorje.
Più volte, durante la giornata, andavo in chiesa a pregare ai piedi della statua della Madonna.
Un pomeriggio, mentre alcune persone sistemavano i fiori ai piedi della statua, come se fossi stato chiamato ad avvicinarmi, mi accostai accanto alla statua e, con il telefono cellulare, scattai una foto al volto.
Qualche giorno dopo, stavamo rivedendo, insieme a mia cugina Pina, le foto scattate durante il pellegrinaggio, quando con grande stupore ella mi faceva notare la bellezza del volto di una di queste immagini: era la bellezza del volto di una persona viva, in tutti i suoi particolari. Solo allora mi resi conto che quella era la foto che avevo scattato alla statua che si trova dentro la chiesa di Medjugorje. Si trattava di una persona reale viva in tutti i suoi particolari.
Ho ringraziato la Madonna, per il segno molto bello e vivo che rimarrà nei nostri cuori per tutta la vita”.
Giuseppe Tomarchio.


Poiché in questa vicenda tutti e tre i protagonisti portano il nome di san Giuseppe, proprio a lui che per tanti anni ha incontrato gli occhi ineffabili di Maria, quegli occhi che hanno fatto innamorare il Figlio di Dio, Gesù, vorrei dedicare questa immagine. Essa è posta sotto la sua custodia.
A tutti un augurio e una benedizione: che gli occhi di Maria siano sempre su di voi, vi inteneriscano fino alle lacrime di compunzione, accompagnino i vostri passi, veglino sul vostro futuro e sulla vostra salvezza! O Madre e Regina della pace, rivolgi sempre a noi i tuoi occhi misericordiosi. Amen.
Diacono Franco Sofia

questa è la stessa statua della foto precedente...
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Medaglia di San Benedetto