Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

mi trovate anche su questo blog
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lunedì 31 agosto 2009

428 - Amare

Amare deve essere normale per noi come vivere e respirare, giorno per giorno, fino alla nostra morte.
Per capire questo, e per metterlo in pratica, abbiamo immenso bisogno della preghiera, quella che ci unisce a Dio e che si riversa continuamente sugli altri.

Beata Madre Teresa di Calcutta
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sabato 29 agosto 2009

427 - Gesù unico bene


Quanto ci è difficile staccarci dalle cose del mondo,
dal successo, dal potere, dal prestigio.
Solo chi confida in Te può comprendere quando sia necessario
essere poveri dentro.
Solo chi ama Te e si dona con tutto il cuore ai fratelli comprende
che la vera ricchezza sta nel servire.
Solo chi e distaccato dalle vanità terrene percepisce il tuo amore, aiutaci a liberarci del nostro mondo interiore, aiutaci a svuotarci delle nostre certezze.
Solo Tu sei la certezza assoluta, aiutaci a spogliarci della nostra sete di successo.
Solo Tu sei la pienezza e il bene sicuro, aiutaci a spogliarci dell’uomo vecchio e a rivestirci della corazza dell’amore gratuito, del dono della carità, del dono di noi stessi,
solo cosi possiamo testimoniare che solo Tu sei la Luce vera che rischiara le fitte ombre delle nostre tenebre, e vivere e testimoniare l’amore e la gioia della Risurrezione.
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426 - Cantico dell’abbandono

Padre mio,
oggi elevo la mia voce per cantarti perché, invece del giorno, invece del sole, con la sua luce e i colori, mi hai dato ombra, una notte fredda.
Io ti amo,
io ti adoro perché le onde del mare della tua onnipotenza irruppero ed infransero i miei sogni e le mie fortezze; e disfecero i più dolci, i più forti, i più inviolabili legami della mia esistenza. Io ti amo, io ti adoro e ti benedico perché, invece del calore della tua tenerezza, discese sul mio orto il gelo dell’indifferenza congelando l’ultimo fiore.
Signore mio Dio,
io ti benedico e ti lodo perché con la tua santa e dolcissima volontà hai permesso che le ombre del crepuscolo stringessero i colori della mia giovinezza;
perché volesti che io fossi, non un astro, neppure un calice brillante e bello ma un granello di sabbia, semplice e insignificante, sull’immensa spiaggia dell’umanità. Se un giorno ti esaltai nel giubilo e ti cantai in mezzo a quella luce con la quale trasfigurasti la mia vita, oggi ti amo e ti adoro sotto l’ombra della croce.
Ti benedico nella lotta e nella fatica, fra le pietre e le asprezze della salita; e il pianto che oggi verso è la dolce rugiada della corolla della mia anima riconoscente che ti benedice nel tedio e nella povertà, nella nebbia grigia della tristezza, perché mia hai dato, con tutto l’amore, questa volta azzurra e infinita per coprire la mia sventura. Sì, io bacio con tenerezza ed abbandono la mani divine che mi ferirono, perchè credo fermamente che non cade un solo capello, né una sola foglia, senza la volontà dolcissima del Padre che dirige sapientemente l’orchestra sinfonica e divina dell’universo.
Sì, Padre potente ed amato; dal fondo recondito dell’oceano della mia anima io, assorto e riconoscente, ti lodo, ed esulto in un canto di speranza. Se un giorno interrompesti i miei piani e i miei programmi, se spegnesti un istante la luce della mia anima, è perché, più in là dello splendore delle cose, degli aromi, dei fiori che appassiscono, c’è un altro mondo più bello che intravedo, una Patria in cui mai si fa notte, una Casa di Luce edificata sull’eterna pace. Nelle tue mani mi pongo; fa’ di me quel che vuoi.
Amen.
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grazie a Fra L. Pugliese per la segnalazione
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mercoledì 26 agosto 2009

425 - Eucarestia: ricchezza senza fine.

L'Eucarestia è l'anticipazione del dono totale di Gesù, realizzato sulla croce per la tua salvezza. E' il compendio e la somma della nostra fede. E' il sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, anticipazione della gloria del cielo.
Ciò che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica l'Eucarestia lo realizza in modo mirable nella nostra vita spirituale.
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martedì 25 agosto 2009

424 - Messaggio Medjugorje del 25/8/2009

Cari figli, oggi vi invito di nuovo alla conversione. Figlioli, non siete abbastanza santi e non irradiate santità agli altri, perciò pregate, pregate, pregate e lavorate sulla conversione personale affinchè siate segno dell’amore di Dio per gli altri. Io sono con voi e vi guido verso l’eternità alla quale deve anelare ogni cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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domenica 23 agosto 2009

423 - Tabernacolo e corona: Il Rosario e l'Eucaristia

Chi mai potrà farci dimenticare la figura di Padre Pio da Pietrelcina, che pregava per ore intere con il Rosario fra le mani presso l'altare del SS. Sacramento, contemplando la sua soave Madonna delle Grazie? Sono state folle e folle i pellegrini che l'hanno visto così, assorto e instancabile come un novello Mosè orante e supplicante per i fratelli d'esilio.
Il Rosario recitato davanti al SS. Sacramento fa guadagnare l'indulgenza plenaria. È questo un dono di grazia particolare di cui Gesù ha voluto impreziosire la regina delle preghiere mariane. Quando sia possibile, quindi, bisogna sempre preferire la recita davanti al SS. Sacramento: Gesù non può che essere infinitamente felice di sentir pregare la sua dolcissima Mamma.
Ma il S. Rosario fa ancora di più, ci insegna il Papa Paolo VI. Esso ci porta alla soglia della Liturgia, ossia alla porta della più grande preghiera della Chiesa che è la celebrazione dell'Eucaristia. Il Rosario è la migliore preghiera di preparamento e di ringraziamento alla S. Messa, alla Comunione, alla Benedizione Eucaristica.
Il servo di Dio Giunio Tinarelli, vittima volontaria della sofferenza, sul suo letto di dolori voleva sempre accanto a sé il messalino e la corona del Rosario, e nelle ore di maggior travaglio li stringeva fra le sue mani. Messale e corona, Tabernacolo e corona, Altare e corona: sembra di ripetere sempre Gesù e Maria, inseparati e inseparabili.
Il P. Anselmo Treves e P. Pio da Pietrelcina, che celebravano alle quattro del mattino, si preparavano alla S. Messa con lunghi Rosari. P. Pio da Pietrelcina iniziava il preparamento alla celebrazione della Messa alzandosi all'una di notte, recitando l'Ufficio Divino e molte corone del Rosario, più di venti; fino alle quattro meno dieci egli si faceva preparare dalla Madonna, e qualche volta ha scritto che la Madonna stessa, con tenerezza materna senza misura, lo accompagnava all'altare.
Il Rosario è l'orazione più completa per disporsi alla S. Messa, perché, come spiega il Papa Paolo VI, se la Messa «rende presenti, sotto il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i più grandi misteri della nostra redenzione», il Rosario, «con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell'orante e ne stimola la volontà perché da essi attinga norme di vita» (Marialis cultus, 48).
Si pensi, ad esempio, alla recita dei misteri dolorosi del Rosario prima della S. Messa. La contemplazione della Passione e Morte di Gesù è la preparazione ideale ad una partecipazione viva al Sacrificio del Calvario che si rinnova sull'altare fra le mani del Sacerdote.
Si pensi, ancora, alla recita dei misteri gaudiosi del Rosario dopo la S. Comunione: come la Madonna accolse e tenne Gesù nel suo grembo e lo adorò e lo amò come suo Dio, così la Comunione fa possedere nel proprio cuore e nel proprio corpo lo stesso Gesù da adorare con la stessa adorazione amorosa della Madonna.
Avevano perciò ragione S. Giuseppe da Copertino, S. Alfonso de' Liguori, P. Pio da Pietrelcina di fare il ringraziamento alla Messa e alla Comunione, recitando devotamente la corona del Rosario. La Madonna è la celeste tesoriera che fa guadagnare e accumulare ai figli grazie su grazie.
Promesse antiche e recenti
Il Beato Alano della Rupe, questo figlio di San Domenico al quale risale la struttura attuale del Santo Rosario, ci ha lasciate scritte le Promesse che egli ricevette dalla Madonna per i devoti del S. Rosario.
Sono Promesse di salvezza eterna, di grazie speciali, di sostegno e protezione nei pericoli, di progresso spirituale, di gloria particolare in Cielo.
Sta a noi, però, far valere queste Promesse della Madonna con la nostra filiale corrispondenza e gratitudine. Queste Promesse ci dimostrano ancor più quanto sia prezioso e quanto stia a cuore alla Madonna il Santo Rosario. Aveva ragione il Beato Bartolo Longo di affermare che il Rosario è «l'orazione più cara a Maria, la più favorita dai Santi, la più frequentata tra i popoli, la più illustrata da Dio con stupendi prodigi, avvalorata dalle più grandi promesse ch'abbia fatte la Beatissima Vergine».
Sembra indubitabile, infine, che oggi la Madonna vuole servirsi proprio del Rosario per salvarci e inondarci di grazie. Riflettiamo, infatti, che non a caso Maria SS. volle presentarsi a Fatima con il titolo speciale di «Madonna del Rosario». Si vede che al S. Rosario Ella ha legato le cose più importanti per la nostra epoca. Padre Pio da Pietrelcina, a chi gli chiedeva perché egli recitasse tanti Rosari ogni giorno, rispose: «Se la Vergine Santa l'ha sempre caldamente raccomandato dovunque è apparsa, non ti pare che ci debba essere un motivo speciale?». E Lucia di Fatima ci assicura che in questo mondo travagliato «se tutti recitassero il Rosario ogni giorno, la Madonna otterrebbe miracoli».
Abbiamo tutto da guadagnare, e da guadagnare molto, a stringerci attorno alla nostra cara Madre e Regina, legandoci a Lei con la corona benedetta. Cerchiamo di farlo. Sforziamoci di farlo ogni giorno, e non in un modo qualsiasi, ma alla maniera dei nostri unici e più cari modelli: i Santi. Chiediamo proprio a loro la grazia di comprendere il valore del Rosario, la bellezza del Rosario, la potenza del Rosario; chiediamo a loro la forza di recitarlo ogni giorno fedelmente, con cuore di figli.
P. Stefano M. Manelli
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venerdì 21 agosto 2009

422 - Tutto è per noi Cristo

Tutto è per noi Cristo.
Se desideri medicare le tue ferite, Egli è Medico.
Se bruci di febbre, Egli è la Sorgente ristoratrice.
Se sei oppresso dalla colpa, Egli è il Perdono.
Se hai bisogno d'aiuto, Egli è la Forza.
Se temi la morte, Egli è la Vita.
Se desideri il cie lo, Egli è la Via.
Se fuggi le tenebre, Egli è la Luce.
Se cerchi il cibo, Egli è il Nutrimento.
Gustate dunque e vedete quanto è Buono il Signore, felice l'uomo che spera in Lui!

(S. Ambrogio)
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martedì 18 agosto 2009

421 - Nel Cuore di Gesù

Nel Cuore di Gesù c’è il suo amore infinito per noi, e noi possiamo avere una vita piena e gioiosa solo all’interno del suo Cuore, del suo Amore…
Nel suo Meraviglioso Cuore non si può stare soli, perché siamo un unico corpo, in Lui, e perciò solo condividendo il suo Amore possiamo farlo crescere sempre più, e permettere così che "venga il Suo Regno".

lunedì 17 agosto 2009

420 . Messaggio di Medjugorje del 14/8/2009

messaggio dato a Ivan
Cari figli, anche oggi, nella mia grande gioia, desidero invitarvi in questo tempo: apritevi allo Spirito Santo.
Apritevi, questo è un tempo di grazia.
Cari figli, che un fiume di amore scorra nei vostri cuori.
Pregate, pregate, cari figli, insieme con la Madre.
Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata.

domenica 16 agosto 2009

419 - La pratica delle 3 Ave Maria

Prega devotamente ogni giorno così, mattina o sera (meglio mattina e sera):

Maria, Madre di Gesù e Madre mia, difendimi dal Maligno in vita e nell'ora della morte,
- per il Potere che ti ha concesso l'Eterno Padre. Ave, Maria...
- per la Sapienza che ti ha concesso il divin Fi­glio. Ave, Maria...
- per l'Amore che ti ha concesso lo Spirito Santo. Ave Maria...

Propagate questa devozione perché
"CHI SALVA UN'ANIMA, HA ASSICURATO LA PROPRIA" (Sant'Agostino)
"NULLA È PIÙ INUTILE DI UN CRISTIANO CHE NON SI ADOPERA A SALVARE GLI ALTRI" (San G. Crisostomo)

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Origine della pratica delle tre Ave Maria
Dice Gesù (Mt 16,26): "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'ani­ma sua?".
L'affare perciò più importante di questa vita è la salvezza eterna.
Volete salvar­vi? Siate devoti della Vergine Santissima, Me­diatrice di tutte le grazie, recitando ogni giorno Tre Ave Maria.
Santa Matilde di Hackeborn, monaca be­nedettina morta nel 1298, pensando con timore al momento della sua morte, pregava la Ma­donna di assisterla in quel momento estremo. Consolantissima fu la risposta della Madre di Dio:
"Sì, farò quello che tu mi domandi, figlia mia, però ti chiedo di recitare ogni giorno Tre Ave Maria:
la prima per ringraziare l'Eterno Padre per avermi resa onnipotente in Cielo e in terra;
la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi dato tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i Santi e di tutti gli Angeli;
la terza per onorare lo Spirito Santo per avermi fatta, dopo Dio, la più miseri­cordiosa".
La speciale promessa della Madonna vale per tutti, eccetto per coloro che le recitano con ma­lizia, con l'intenzione di proseguire più tran­quillamente a peccare.
Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell'ot­tenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria. Ebbene, al Con­gresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, P. Giambattista de Blois rispondeva così: "Se que­sto mezzo vi sembrerà sproporzionato, .dovete prendervela con Dio stesso che ha concesso al­la Vergine tale potere. Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine SS. ma, nella potenza d'intercessione risponde con generosità pro­porzionata al suo immenso amore di Madre".
L'elemento specifico di questa devozione è l'intenzione di onorare la SS. Trinità per aver reso la Vergine partecipe della sua potenza, sa­pienza e amore.Questa intenzione, però, non esclude altre buone e sante intenzioni. La prova dei fatti con­vince che questa devozione è di grande effica­cia per ottenere grazie temporali e spirituali.
Un missionario, fra' Fedele, scriveva: "I felici risultati della pratica delle Tre Ave Maria sono così evidenti e innumerevoli che non è possibile registrarli tutti: guarigioni, conversioni, lume nella scelta del proprio stato, vocazioni, fedeltà alla vocazione, vittoria sulle passioni, rasse­gnazione nella sofferenza, difficoltà insormon­tabili superate...".
Alla fine del secolo scorso e nei primi due decenni dell'attuale, la devozione delle Tre Ave Maria si diffuse rapidamente in vari paesi del mondo per lo zelo di un cappuccino francese, P. Giovanni Battista di Blois, coadiuvato dai mis­sionari.Essa diventò una pratica universale quando Leone XIII concesse indulgenze e prescrisse che il Celebrante recitasse con il popolo le Tre Ave Maria dopo la S. Messa. Questa prescrizio­ne durò fino al Concilio Vaticano II.
Durante la persecuzione religiosa nel Messi­co Pio X in una udienza a un gruppo di Messi­cani disse: "La devozione delle Tre Ave Maria salverà il Messico".
Papa Giovanni XXIII e Paolo VI impartirono una benedizione speciale a quanti la propagano. Diedero impulso alla diffusione numerosi Cardinali e Vescovi.
Molti Santi ne furono propagatori. Sant' Alfonso Maria de' Liquori, come predicatore, confessore e scrittore, non cessò d'inculcare la bella pratica. Voleva che tutti l'adottassero:Preti e religiosi, peccatori e anime buone, bam­bini, adulti e vecchi. Tutti i Santi e beati reden­toristi, fra i quali S. Gerardo Maiella, ne eredi­tarono lo zelo.S. Giovanni Bosco la raccomandava viva­mente ai suoi giovani. Anche il beato Pio da Pietrelcina ne fu zelante propagatore. S. Gio­vanni B. de Rossi, che .ogni giorno dedicava fi­no a dieci, dodici ore al ministero delle confes­sioni, attribuiva alla recita quotidiana delle Tre Ave Maria la conversione di peccatori ostinati.
Chi recita ogni giorno l'Angelus e il S. Rosa­rio non ritenga un sovrappiù questa devozione. Consideri che con l'Angelus onoriamo il miste­ro dell'Incarnazione; con il S. Rosario meditia­mo i misteri della vita del Salvatore e di Maria; con la recita delle Tre Ave Maria onoriamo la SS. Trinità per i tre privilegi concessi alla Ver­gine: potenza, sapienza e amore.Chi ama la Mamma Celeste non esiti ad aiu­tarla a salvare le anime per mezzo di questa pratica facile e breve, ma tanto efficace.
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Possono diffonderla tutti: sacerdoti e religio­si, predicatori, madri di famiglia, educatori ecc..
Non è un mezzo di salvezza presuntuoso o superstizioso, ma l’autorità della Chiesa e dei santi insegna che la salvezza è nella costanza del proposito (cosa non tanto facile come può sembrare, questo ossequio alla Vergine SS. recitato ogni giorno, a qualunque costo, ottiene misericordia e salvezza.
Anche tu si fedele ogni giorno, diffondi la recita a chi desideri maggiormente che si salvi, ricorda che la perseveranza nel bene ed una buona morte sono grazie che si chiedono, in ginocchio, ogni giorno come tutte le grazie che ti stanno a cuore.

418 - Maria Assunta in cielo

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini, noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella tua assunzione trionfale in anima e corpo al cielo, ove sei acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi; e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che Ti ha esaltata sopra tutte le creature, e per offrirti l'anelito della nostra devozione e del nostro amore.
Noi sappiamo che il tuo sguardo, che maternamente accarezzava l’Umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista dell’umanità gloriosa della Sapienza Increata, e che la letizia dell'anima tua nel contemplare faccia a faccia l'adorabile Trinità fa sussultare il tuo Cuore di beatificante tenerezza; e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell'anima, Ti supplichiamo di purificare i sensi, affinché apprendiamo, fin da quaggiù, a gustare Iddio, Iddio solo, nell'incanto delle creature.
Noi confidiamo che le tue pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le tue labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che Tu senta la voce di Gesù dirti di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il tuo figlio; e noi che Ti invochiamo nostra Madre, noi Ti prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.
Noi abbiamo la vivificante certezza che i tuoi occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal Sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, all'oppressione dei giusti e dei deboli; e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal tuo celeste lume e dalla tua dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra patria. Noi crediamo infine che nella gloria, ove Tu regni, vestita di sole e coronata di stelle, Tu sei, dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi; e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura resurrezione, guardiamo verso di Te, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza; attraici con la soavità della tua voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria".
Amen. Ave Maria! (Pio XII)
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venerdì 14 agosto 2009

417 - L'arca della Nuova Alleanza entra nel Tempio celeste


San Giovanni Damasceno (circa 675-749), monaco, teologo, dottore della Chiesa

2a omelia per la Dormizione, 2, 3 : PG 96, 723s ; SC 80, 127


Oggi l'arca santa e viva del Dio vivo, colei il cui seno aveva portato il proprio Creatore, riposa nel tempio del Signore, tempio non fatto da mano d'uomo. Davide, suo antenato e parente di Dio, danza con tripudio (2 Sam 7,14) ; gli angeli danzano in coro, gli arcangeli applaudono, e le potenze del cielo cantano la sua gloria...

Come potrebbe cadere in potere della morte, colei che per tutti ha fatto sgorgare la vita ?

Certo, in quanto figlia dell'antico Adamo, si sottomette alla condanna formulata contro di lui ; suo Figlio, infatti, la Vita in persona, non si è sottratto ad essa ; eppure, in quanto Madre del Dio vivo, è giusto che lei sia innalzata presso di lui...

Come non sarebbe vivente in eterno colei che ha ricevuto in sè la Vita in persona, senza principio né fine ?

Un tempo, i primi progenitori della nostra razza mortale, inebriati dal vino della disubbidienza..., con lo spirito appesantito dall'intemperanza del peccato, si erano addormentati nel sonno della morte ; il Signore li aveva cacciati e esiliati dal paradiso dell'Eden.

Adesso, come il Paradiso potrebbe non ricevere, non aprire gioisamente le sue porte a colei che non ha commesso peccato e ha dato alla luce il figlio dell'ubbidienza a Dio e al Padre ?...

Poiché Cristo, che è la Vita e la Verità ha detto : « Dove sono io, là sarà anche il mio servo » (Gv 12,26), come, a maggior ragione, sua madre non condivirebbe la sua dimora ?...Ora dunque « gioiscano i cieli », tutti gli angeli la acclamino. « Esulti la terra » (Sal 95,11), gli uomini trasaliscano di gioia.

I cieli echeggino dei canti di esultanza ; la notte respinga le sue tenebre e il suo abito di lutto... Infatti la città viva del Signore, Dio delle potenze, è esaltata.

Dal santuario di Sion, dei re portano il dono inestimabile (Sal 67,30) ; coloro che Cristo ha stabilito principi di tutta la terra, gli apostoli, accompagnano la Madre di Dio, sempre vergine, nella Gerusalemme di lassù, che è libera ed è la nostra madre (Gal 4,26)

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416 - Vangelo del giorno 15/8

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signoree il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
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415 - L'Amore, dice San Paolo, non ha mai fine

Doniamo a Gesù le nostre sofferenze in questa santa notte per mezzo dei Meriti di Maria Santissima e di San Giuseppe Modello di ogni Santo e cristiano.
Doniamo alla Madre dellìAmore e dei peccatori i nostri peccati, i nostri dubbi, scoraggiamenti, paure, fallimenti, angiscie, e ogni bisogno chiedendo con forza lo Spirito Santo.
Madre mandaci lo Spirito d'Amore e di Fortezza.
Non abbiate timore di donare voi stessi al Signore disse l'Apostolo ( se non ricordo male).
Dio aspetta da noi il nostro abbandono,
Si Padre scendi su noi, donaci Gesù e liberi dal peccato, dal male, dalla indifferenza, dal rancore, dal giudizio, dalle negatività, dal pregiudizio, dalla ipocrisia e da tutto ciò che a Te dispiace e non apaprtiene e mandaci i tuoi Angeli a guarire il nostro cuore e le ferite della nostra debolezza.
Sia Benedetto il Tuo Nome Padre, il Tuo Nome Gesù, nel Tuo Nome c'è potenza, il Tuo Nome Spirito Santo.
Scendi su noi, sugli ammalati e su coloro che ci feriscono e che noi abbiamo, anche involontariamente, ferito.
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414 - I due saranno una carne sola

Messale romano
Benedizione nuziale

O Dio, per rivelare il disegno del tuo amore hai voluto adombrare nella comunione di vita degli sposi quel patto di alleanza che hai stabilito con il tuo popolo, perché, nell'unione coniugale dei tuoi fedeli, realizzata pienamente nel sacramento, si manifesti il mistero nuziale di Cristo e della Chiesa (Ef 5,32).

O Dio, stendi la tua mano su N. e N.ed effondi nei loro cuori la forza dello Spirito Santo.

Fa', o Signore, che, nell'unione da te consacrata, condividano i doni del tuo amore e, diventando l'uno per l'altro segno della Tua presenza, siano un cuore solo e un'anima sola.

Dona loro, Signore, di sostenere anche con le opere la casa che oggi edificano. Alla scuola del Vangelo preparino i loro figli a diventare membri della Tua Chiesa.

Dona a questa sposa N. benedizione su benedizione: perché, come moglie e madre, diffonda la gioia nella casa e la illumini con generosità e dolcezza.

Guarda con paterna bontà N., suo sposo: perché, forte della Tua benedizione,adempia con fedeltà la sua missione di marito e di padre.

Padre santo, concedi a questi tuoi figli che, uniti davanti a te come sposi, comunicano alla Tua mensa, di partecipare insieme con gioia al banchetto del cielo.

Per Cristo nostro Signore.

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giovedì 13 agosto 2009

413 - Vangelo del giorno 14/8 San Massimiliano Maria Kolbe

Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (19,3-12)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca»

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412 - Settanta volte sette

San Francesco d'Assisi (1182-1226), fondatore dei Fratelli minori
Lettera ad un ministro provinciale

Dio ti benedica! Poiché mi interroghi sul modo di comportarti per il bene della tua anima e sul modo migliore di compiere la volontà di Dio, ti dirò ciò che a me sembra più giusto. Ritieni, come una grazia del Signore tutto ciò che può sembrare un ostacolo, sia che ti venga dai frati che da altre persone...
Ama coloro che si comportano con te nella maniera che dici e nei loro confronti non desiderare altro, se non quello che il Signore disporrà, nemmeno che si comportino più cristianamente con te.
Avrò la certezza che veramente ami il Signore e me, suo servo e tuo, se farai in modo che non ci sia un frate in tutto il mondo che, per quanto abbia peccato, incontrando il tuo sguardo non senta di avere ottenuto il perdono, se lo avrà chiesto. E se non fosse lui a chiedere perdono, tu incoraggialo a chiederlo.
E se mille volte si presentasse a te in simile situazione, dimostra per lui più affetto di quanto ne nutri per me stesso. In questo modo ti sarà possibile riportarlo al Signore.
Abbi sempre compassione per fratelli come questi e avverti gli altri superiori [delle nostre comunità] che questo sarà costantemente il tuo modo di comportarti
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411 - Vangelo del giorno 13/8 Giovedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette

+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-19,1)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.
Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.
Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.
Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.
Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. I
l suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”.
Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.
Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.
Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
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martedì 11 agosto 2009

410 - Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo

Isacco della Stella (? - circa 1171), monaco cistercense
Omelia 11, 13 : PL 194, 1729 C.

Tutto è comune tra lo Sposo e la sposa : l'onore di ricevere la confessione e il potere della remissione. È la ragione di questa parola : « Va' a mostrarti al sacerdote » (Mt 8, 4)...
La Chiesa quindi non può rimettere niente senza Cristo ; e Cristo non può rimettere niente senza la Chiesa.
La Chiesa può soltanto rimettere al penitente cioè a chi è stato prima raggiunto da Cristo.Cristo non vuole riservare alcuna remissione a colui che disprezza la Chiesa.
Cristo onnipotente può tutto in se stesso : battezzare, consacrare l'Eucarestia, ordinare, rimettere i peccati ; però, come Sposo umile e fedele, non vuole fare niente senza la sposa. « Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi » (Mt 19, 6).
« Questo mistero è grande ; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa » (Ef 5, 32)... Guardati bene dal separare il capo dal corpo ; non impedire a Cristo di esistere interamente ; perché Cristo non è mai intero senza la Chiesa, e nemmeno la Chiesa lo può essere senza Cristo. Cristo totale, integro è il capo e il corpo.
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409 - Vangelo del giono 12/8 Mercoledì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello

+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;
se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.
Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»
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408 - Il vostro Padre celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli

Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al Salmo 118, 22, 27-30 ; CSEL 62, 502-504

Vieni, Signore Gesù, a cercare il tuo servo ; cerca la tua pecora affaticata ; vieni, pastore... Mentre ti tratteni sui monti, la tua pecora sta errando : su, lascia le novantanove altre che pure sono tue, e vieni a cercare l'unica che si è smarrita.
Vieni, senza farti aiutare, senza farti annunciare ; ora, sei tu che io attendo. Non prendere la frusta. Prendi il tuo amore ; vieni con la dolcezza del tuo Spirito. Non esitare a lasciare sui monti queste tue novantanove pecore. Sulle cime dove le hai poste, i lupi non hanno accesso... Vieni a me, che mi sono smarrito lontano dai greggi di lassù, dove avevi posto anche me, ma i lupi della notte mi hanno fatto abbandonare i tuoi ovili.
Cercami Signore, poiché la mia preghiera ti cerca. Cercami, trovami, rialzami, portami ! Quello che cerchi, puoi trovarlo ; quello che trovi, degnati di rialzarlo ; e quello che rialzi, mettitelo in spalla. Non ti stanca questo pietoso fardello, non ti è di peso portare colui che hai giustificato. Su, vieni Signore, perché anche se è vero che sto errando, « non ho dimenticato la tua parola » (cf. Sal 119/118), e nutro speranza di essere guarito.
Vieni, Signore, sei l'unico a poter ancora chiamare la tua pecora perduta ; alle altre che avrai lasciato, non causerai alcuna tristezza.
Anche esse si rallegreranno al vedere tornare il peccatore.
Vieni, e ci sarà salvezza sulla terra, e ci sarà gioia in cielo (Lc 15, 7).
Non mandare i tuoi servi, non mandare mercenari, vieni tu, a cercare la tua pecora.
Rialzami in questa carne che, con Adamo, è caduta.
Con questo gesto, riconoscimi non come un figlio di Eva, ma come il figlio di Maria, vergine pura, vergine per grazia, senza nessun sospetto di peccato.
Poi, portami fino sulla tua croce.
Essa è la salvezza degli erranti, il solo riposo degli affaticati, l'unica vita di tutti quelli che muoiono.
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407 - Vangelo del giorno 11/8 Santa Chiara

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli

+ Dal Vangelo secondo Matteo (18,1-5.10.12-14)

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda»
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Angelus di SS Benedetto XVI di domenica 9/8/2009

Cari fratelli e sorelle!
Come domenica scorsa, anche quest’oggi – nel contesto dell’Anno Sacerdotale che stiamo celebrando – ci soffermiamo a meditare su alcuni Santi e Sante che la liturgia ricorda in questi giorni.
Eccetto la vergine Chiara d’Assisi, ardente di amore divino nella quotidiana oblazione della preghiera e della vita comune, gli altri sono martiri, due dei quali uccisi nel lager di Auschwitz: santa Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein, che, nata nella fede ebraica e conquistata da Cristo in età adulta, divenne monaca carmelitana e sigillò la sua esistenza con il martirio; e san Massimiliano Kolbe, figlio della Polonia e di san Francesco d’Assisi, grande apostolo di Maria Immacolata. Incontreremo poi altre figure splendide di martiri della Chiesa di Roma, come san Ponziano Papa, sant’Ippolito sacerdote e san Lorenzo diacono. Quali meravigliosi modelli di santità la Chiesa ci propone! Questi santi sono testimoni di quella carità che ama “sino alla fine”, e non tiene conto del male ricevuto, ma lo combatte con il bene (cfr 1 Cor 13,4-8). Da essi si può apprendere, specialmente i sacerdoti, l’eroismo evangelico che ci spinge, senza nulla temere, a dare la vita per la salvezza delle anime. L’amore vince la morte!
Tutti i santi, ma in particolare i martiri, sono testimoni di Dio, che è Amore: Deus caritas est. I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla terra quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte. Purtroppo però questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti. I santi, che ho brevemente ricordato, ci fanno riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l’umanesimo ateo e l’umanesimo cristiano; un’antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato. Da una parte, ci sono filosofie e ideologie, ma sempre più anche modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l’uomo in un dio, ma è un dio sbagliato, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento. Dall’altra, abbiamo appunto i santi, che, praticando il Vangelo della carità, rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che è Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell’uomo, creato a immagine e somiglianza divina.
Cari fratelli e sorelle, preghiamo la Vergine Maria, perché ci aiuti tutti – in primo luogo i sacerdoti - ad essere santi come questi eroici testimoni della fede e della dedizione di sé sino al martirio. È questo l’unico modo per offrire alle istanze umane e spirituali, che suscita la crisi profonda del mondo contemporaneo, una risposta credibile ed esaustiva: quella della carità nella verità.

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lunedì 10 agosto 2009

406 - Se muore, produce molto frutto

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 329, 1-2

Le gesta gloriose dei santi martiri fanno rifiorire la Chiesa in ogni luogo.
Perciò possiamo constatare con i nostri stessi occhi quanto sia vero ciò che abbiamo cantato : « Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli » (Sal 115, 15).
Questa morte è preziosa ai nostri occhi e agli occhi di colui, per il cui nome venne affrontata.Ma il prezzo versato per queste morti è stato la morte di uno solo.
Quante morti ha riscattato con la sua morte uno solo ! Se quel solo non fosse morto, il chicco di frumento non si sarebbe moltiplicato.
Avete sentito le parole che dice all'avvicinarsi della sua passione, cioè della nostra redenzione : « Se il chicco di grano caduto il terra non muore, rimane solo : se invece muore, produce molto frutto » (Gv 12, 24).
Sulla croce egli compì un'operazione di incalcolabile valore.
Su di essa fu fatto il versamento per il nostro riscatto.
La lancia del soldato gli aprì il costato e da quella ferita sgorgò il prezzo di tutto il mondo.
Con esso furono comprati i fedeli e i martiri, e il loro sangue è testimone che la loro fede era autentica.
Essi restituirono ciò che era stato speso per loro, e misero in pratica quello che dice san Giovanni : « Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli » (1 Gv 3, 16).
E in un altro passo troviamo scritto : « Quando sei seduto a mangiare con un potente, considera bene che cosa hai davanti, perché bisogna che tu prepari altrettanto (cfr Pr 23, 1).
Lauta è quella mensa dove il cibo è costituito dallo stesso padrone della mensa. Nessuno nutre gli invitati con la propria carne : questo lo fa solo Cristo Signore.
Egli è colui che invita, egli è il cibo e la bevanda. Compresero bene i martiri che cosa avessero mangiato e bevuto, per rendere un tale contraccambio.
Ma come avrebbero potuto rendere questo contraccambio, se egli, che sborsò per primo il prezzo, non avesse dato loro il mezzo per corrisponderlo ? « Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato ? Alzerò il calice della salvezza » (Sal 115, 12-13)
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405 - Vangelo del giorno 10/8 SAN LORENZO

Se uno mi serve, il Padre lo onorerà

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”
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domenica 9 agosto 2009

404 - Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo


Giovanni Paolo II
Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 11
La Chiesa ha ricevuto l'Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza.
Questa non rimane confinata nel passato, giacché « tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell'eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi » (CEC, 1085).
Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso realmente presente e « si effettua l'opera della nostra redenzione » (LG 3).
Questo sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l'ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti.
Ogni fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente. Questa è la fede, di cui le generazioni cristiane hanno vissuto lungo i secoli.
Questa fede il Magistero della Chiesa ha continuamente ribadito con gioiosa gratitudine per l'inestimabile dono.
Desidero ancora una volta richiamare questa verità, ponendomi con voi, miei carissimi fratelli e sorelle, in adorazione davanti a questo Mistero:
Mistero grande, Mistero di misericordia. Che cosa Gesù poteva fare di più per noi? Davvero, nell'Eucaristia, ci mostra un amore che va fino « all'estremo » (cfr Gv 13,1), un amore che non conosce misura.

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sabato 8 agosto 2009

403 - Vangelo del giorno 9/8 XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».
E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita.
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»

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402 - Lo Zelo apostolico per la salvezza e la santificazione delle anime

Dalle lettere di san Massimiliano Maria Kolbe
(Cfr. Scritti di Massimiliano M. Kolbe, traduzione italiana, Vol. I, Firenze 1975, pp. 44-46. 113-114)

Sono pieno di gioia, fratello carissimo, per l'ardente zelo che ti spinge a promuovere la gloria di Dio.
Nei nostri tempi, constatiamo, non senza tristezza, il propagarsi dell'"indifferentismo".
Una malattia quasi epidemica che si va diffondendo in varie forme non solo nella generalità dei fedeli, ma anche tra i membri degli istituti religiosi.
Dio è degno di gloria infinita. La nostra prima e principale preoccupazione deve essere quella di dargli lode nella misura delle nostre deboli forze, consapevoli di non poterlo glorificare quanto egli merita.
La gloria di Dio risplende soprattutto nella salvezza delle anime che Cristo ha redento con il suo sangue.
Ne deriva che l'impegno primario della nostra missione apostolica sarà quello di procurare la salvezza e la santificazione del maggior numero di anime.
Ed ecco in poche parole i mezzi più adatti per procurare la gloria di Dio nella santificazione delle anime. Dio, scienza e sapienza infinita, che conosce perfettamente quello che dobbiamo fare per aumentare la sua gloria, manifesta normalmente la sua volontà mediante i suoi rappresentanti sulla terra.
L'obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina volontà. E' vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. L'unica eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio. Dio è tutto: solo lui è infinito, sapientissimo, clementissimo Signore, creatore e Padre, principio e fine, sapienza, potere e amore. Tutto ciò che esiste fuori di Dio ha valore in quanto si riferisce a lui, che è creatore di tutte le cose, redentore degli uomini, fine ultimo di tutte le creazioni. Egli ci manifesta la sua volontà e ci attrae a sé attraverso i suoi rappresentanti sulla terra, volendo servirsi di noi per attrarre a sé altre anime e unirle nella perfetta carità.
Considera, fratello, quanto è grande, per la misericordia di Dio, la dignità della nostra condizione. Attraverso la via dell'obbedienza noi superiamo i limiti della nostra piccolezza, e ci conformiamo alla volontà divina che ci guida ad agire rettamente con la sua infinita sapienza e prudenza. Aderendo a questa divina volontà a cui nessuna creatura può resistere, diventiamo più forti di tutti.
Questo è il sentiero della sapienza e della prudenza, l'unica via nella quale possiamo rendere a Dio la massima gloria. Se esistesse una via diversa e più adatta, il Cristo l'avrebbe certamente manifestata con la parola e con l'esempio.
Il lungo periodo della vita nascosta di Nazareth è compendiato dalla Scrittura con queste parole: "e stava loro sottomesso" (Lc 2, 51). Tutto il resto della sua vita è posto sotto il segno dell'obbedienza, mostrando frequentemente che il Figlio di Dio è disceso sulla terra per compiere la volontà del Padre.
Amiamo dunque, fratelli, con tutte le forze il Padre celeste pieno di amore per noi; e la prova della nostra perfetta carità sia l'obbedienza, da esercitare soprattutto quando ci chiede di sacrificare la nostra volontà. Infatti non conosciamo altro libro più sublime che Gesù Cristo crocifisso, per progredire nell'amore di Dio.
Tutte queste cose le otterremo più facilmente per l'intercessione della Vergine Immacolata che Dio, nella sua bontà, ha fatto dispensatrice della sua misericordia. Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stata nelle mani di Dio.
Lasciamoci dunque guidare da lei, lasciamoci condurre per mano, tranquilli e sicuri sotto la sua guida. Maria penserà a tutto per noi, provvederà a tutto e allontanando ogni angustia e difficoltà verrà prontamente in soccorso alle nostre necessità corporali e spirituali.
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401 - Credo, aiutami nella mia incredulità

San Tommaso Moro (1478-1535), statista inglese martire
Dialog of Comfort against Tribulation

« Signore, aumenta la nostra fede » (Lc 17,5).
Meditiamo le parole di Cristo e diciamo ciascuno tra sè e sè : Se non permettessimo alla nostra fede di intiepidire, anzi di raffreddare, di perdere la sua forza sparpagliando i nostri pensieri in futilità, cesseremmo di attribuire importanza alle cose di questo mondo e raccoglieremmo la nostra fede in un'angoletto del nostro animo.
Allora la semineremmo come un grano di senapa nel giardino del nostro cuore, dopo aver sradicato tutte le erbacce, e il germoglio crescerebbe.
Con una salda fiducia nella parola di Dio, solleveremo un monte di afflizioni, mentre se la nostra fede è vacillante, non sposterà nemmeno un monticello.
Per concludere questo colloquio, direi che, poiché ogni conforto spirituale presuppone una base di fede, e nessuno salvo Dio può darla, non dobbiamo mai cessare di domandargliela.
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400 - Vangelo del giorno 8/8 San Domenico

Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile

+ Dal Vangelo secondo Matteo (17,14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me».
Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?».
Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile»

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giovedì 6 agosto 2009

399 - Chi perderà la propria vita per causa mia, la trover

San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Cantico spirituale, 20

«Volli perdermi e venni conquistata».
Così si comporta l'innamorato di Dio: non cerca guadagno o premio, ma vuole solo perdere tutto e anche se stesso, liberamente, per Dio, e questo lo considera suo guadagno.
E di fatto è così, come dice san Paolo: «Il morire è un guadagno» (Fil 1,21), cioè il mio morire per Cristo è il mio guadagno.
Naturalmente si tratta di una morte spirituale a tutte le cose terrene e a se stessi.
Per questo l'anima dice: «venni conquistata», perché chi non sa perdere se stesso, non sa guadagnare se stesso, anzi si perde, come dice nostro Signore nel vangelo: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».
Volendo interpretare questo versetto in un senso più spirituale..., è opportuno sapere quanto segue: quando un'anima, progredendo nella via spirituale, è giunta al punto di distaccarsi da tutti i metodi e mezzi naturali, di cui si serviva nel suo rapporto con Dio, tanto da non cercarlo più attraverso considerazioni, forme, sentimenti o altri mezzi forniti ad essa dalle creature e dai sensi, ma ha superato tutto questo e ogni altro mezzo umano per intrattenersi con Dio in fede e amore, allora si può dire che ha veramente guadagnato Dio.
In realtà, si è perduta per davvero a tutto ciò che non è Dio e a tutto ciò che è in se stessa.
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398 - Vangelo del giorno 7/8 Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno»
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397 - 6 agosto:festa della Trasfigurazione del Signore

La liturgia romana leggeva il brano evangelico riferito all'episodio della trasfigurazione il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, mettendo così in relazione questo mistero con quello della passione.
Lo stesso evangelista Matteo inizia il racconto con le parole: "Sei giorni dopo" (cioè dopo la solenne confessione di Pietro e il primo annuncio della passione), "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce". C'è in questo episodio una netta contrapposizione all'agonia dell'orto del Getsemani.
E’ evidente l'intenzione di Gesù di offrire ai tre apostoli un antidoto che fortificasse in loro la certezza della sua divinità durante la terribile prova della passione. L'alto monte, non meglio identificato nel Vangelo, è quasi concordemente ritenuto il Tabor, che si erge nel cuore della Galilea e domina la pianura circostante.
La data è da collocarsi tra la Pentecoste ebraica e la festa delle Capanne, nel secondo anno di vita pubblica, il 29, nel periodo dedicato da Gesù in modo particolare alla formazione degli apostoli. Quella montagna isolata era infatti molto propizia alle grandi meditazioni, nel silenzio solenne delle cose e nell'aria rarefatta che mitigava la calura estiva. E in questa suggestiva cornice Gesù si offrì alla vista dei tre prescelti in tutto lo splendore del suo corpo glorioso, quale sarebbe dovuto apparire in ogni istante per la naturale conseguenza della visione beatifica di cui godeva perennemente la sua anima, se per un miracolo d'amore e di umiltà non avesse costretto la propria umanità dentro l'involucro mortale, per offrire il suo corpo passibile di dolore in sacrificio al Padre per la nostra redenzione.
Con questa soprannaturale visione Gesù dava una conferma alla confessione di Pietro: "Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente". Quell'attimo di gloria sovrumana era la caparra della gloria della risurrezione: "Il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo". Lo stesso tema del colloquio con Mosè ed Elia era la conferma dell'annunzio della passione e della morte del Messia.
La trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in Occidente come in Oriente, ha comunque celebrato in vario modo e in date differenti, finché papa Callisto III elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale, per ricordare la vittoria riportata nel 1456 a Belgrado contro i Turchi e di cui giunse notizia a Roma il 6 agosto.
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396 - Il suo volto brillò come il sole

Pietro il Venerabile (1092-1156), abate di Cluny
Omelia 1 per la Trasfigurazione : PL 189, 959-960

Perché stupirsi del fatto che il volto di Gesù sia divenuto come il sole, giacché era lui stesso il Sole ?
Era il Sole, eppure restava dissimulato sotto la nube.
Ora, la nube si apre, e lui risplende per un istante.
Che cosa è questa nube che si apre ?
Non è la carne, bensì la debolezza della carne che scompare un momento.
È la nube della quale parla il profeta : « Ecco, il Signore cavalca una nube leggera » (Is 19, 1) ; nube della carne che copre la divinità, leggera perché non porta nessun peccato ; nube che dissimula lo splendore divino, leggera perché assunta nello splendore eterno ; nube della quale è detto nel Cantico : « Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo » (Ct 2, 3), leggera perché è la carne dell'Agnello che toglie i peccati del mondo, cosicché il mondo, alleggerito del peso di tutti i suoi peccati, è elevato in alto nei cieli.
Il sole, velato di questa carne non è quello che sorge per i malvagi e per i buoni, bensì « il sole di giustizia » (Ml 3, 20) che sorge soltanto per coloro che temono Dio.
Rivestito con questa nube di carne, oggi la luce che illumina ogni uomo risplende.
Oggi glorifica questa stessa carne, la presenta deificata agli apostoli affinché gli apostoli la rivelino al mondo.
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395 - Vangelo del giorno 6/8 Trasfigurazione

Questi è il Figlio mio, l’amato

+ Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.
E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».
E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.
Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

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martedì 4 agosto 2009

Angelus di SS Benedetto XVI di domenica 2/8/2009

inserisco solo oggi il testo dell'Angelus di domenica scorsa in quanto ieri non mi era stato possibile, e, in fondo, meglio così, in quanto riesco a celebrare il Curato d'Ars

Cari fratelli e sorelle!
Sono rientrato pochi giorni fa dalla Val d’Aosta, ed ora con vivo piacere mi ritrovo tra voi, cari amici di Castel Gandolfo. Al Vescovo, al parroco e alla comunità parrocchiale, come pure alle Autorità civili e a tutti i Castellani insieme ai pellegrini e ai villeggianti rinnovo con affetto il mio saluto, unito a un sentito ringraziamento per la vostra accoglienza sempre tanto cordiale. Grazie anche per la vicinanza spirituale, che molti mi hanno dimostrato quando a Les Combes mi è capitato il piccolo infortunio al polso della mano destra.
Cari fratelli e sorelle, l’Anno Sacerdotale che stiamo celebrando costituisce una preziosa occasione per approfondire il valore della missione dei presbiteri nella Chiesa e nel mondo. Utili spunti di riflessione, al riguardo, ci vengono dalla memoria dei santi che la Chiesa quotidianamente ci propone. In questi primi giorni del mese di agosto, ad esempio, ne ricordiamo alcuni che sono veri modelli di spiritualità e di dedizione sacerdotale.
Ieri era la memoria liturgica di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa, grande maestro di teologia morale e modello di virtù cristiane e pastorali, sempre attento alle necessità religiose del popolo.
Oggi contempliamo in san Francesco d’Assisi l’ardente amore per la salvezza delle anime, che ogni sacerdote deve costantemente nutrire: ricorre infatti il cosiddetto “Perdono di Assisi”, che egli ottenne dal Papa Onorio III nell’anno 1216, dopo aver avuto una visione, mentre si trovava in preghiera nella chiesetta della Porziuncola. Apparendogli Gesù nella sua gloria, con alla destra la Vergine Maria e intorno molti Angeli, gli chiese di esprimere un desiderio, e Francesco implorò un “ampio e generoso perdono” per tutti coloro che “pentiti e confessati” avrebbero visitato quella chiesa. Ricevuta l’approvazione pontificia, il Santo non aspettò nessun documento scritto, ma corse ad Assisi e, giunto alla Porziuncola, annunciò la bella notizia: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”. Da allora, dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2, si può lucrare, alle consuete condizioni, l’indulgenza plenaria anche per i defunti, visitando una chiesa parrocchiale o francescana.
Che dire di san Giovanni Maria Vianney, che ricorderemo il 4 agosto? Proprio per commemorare il 150° anniversario della sua morte ho indetto l’Anno Sacerdotale. Di quest’umile parroco, che costituisce un modello di vita sacerdotale non solo per i parroci ma per tutti i sacerdoti, mi riprometto di parlare nella catechesi dell’Udienza generale di mercoledì prossimo.
Il 7 agosto, poi, sarà la memoria di san Gaetano da Thiene, il quale soleva ripetere che “non con l’amore sentimentale, ma con l’amore dei fatti si purificano le anime”.
Ed il giorno dopo, l’8 agosto, la Chiesa ci additerà come modello san Domenico, del quale è stato scritto che “apriva bocca o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio”. Non posso infine dimenticare di ricordare anche la grande figura di Papa Montini, Paolo VI, di cui il 6 agosto ricorre il 31° anniversario della morte, avvenuta proprio qui a Castel Gandolfo. La sua vita, così profondamente sacerdotale e ricca di tanta umanità, rimane nella Chiesa un dono di cui ringraziare Dio. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, aiuti i sacerdoti ad essere tutti totalmente innamorati di Cristo, seguendo l’esempio di questi modelli di santità sacerdotale.
Benedetto XVI

394 - Donna, davvero grande è la tua fede

Giuliano di Vézelay (circa 1080-circa 1160), monaco benedettino
Discorsi ; SC 192

« Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini ».
La donna si impossessa di questa parola e dice : « È vero Signore ! »
Come se dicesse... « Io non chiedo niente se non una briciola che cade dalla tavola e dalla mano del padrone generoso che « dà il cibo ad ogni vivente » (Sal 135, 25).
Hai offerto un buon pranzo ai giudei come a dei figli ; per cui, te ne prego, non rifiutare una briciola alla tua cagnolina cananèa ! »

Gesù le dice : « Donna, davvero grande è la tua fede ! ».
Rimprovera a Pietro la sua poca fede (Mt 14, 31) ; ammira questa donna per la grandezza della sua.
Lei ha davvero una grande fede poiché proclama che il Verbo fatto carne è figlio di Davide, e, certa della potenza divina, confida nel suo potere di guarire sua figlia assente, e questo con un solo atto di volontà.

Anche tu, se la tua fede è grande, se è questa fede viva della quale vive il giusto (Rm 1,17), e non una fede morta a cui manca l'anima, cioè la carità, anche tu non soltanto otterrai la piena guarigione della tua famiglia, cioè della tua anima, ma « avrai il potere di spostare i monti » (Mt 17, 20)
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393 - Vangelo del giorno 5/8 Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Donna, grande è la tua fede!

+ Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne.
Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».
Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!».
Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».
Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
«È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».
E da quell’istante sua figlia fu guarita.
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lunedì 3 agosto 2009

392 - La notte della fede

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Commento sul vangelo di Matteo, libro XI, cap. 6 : PG 13, 919-923

Se un giorno siamo assaliti da prove inevitabili, ricordiamoci che è stato Gesù ad averci ordinato di imbarcarci e che vuole che lo precediamo sull'altra sponda. È impossibile infatti per chi non ha sopportato le onde e il vento contrario di giungere a questa sponda.
Così, quando ci vedremo circondati da difficoltà molteplici e faticose, stanchi di navigare in esse con la povertà dei nostri mezzi, immaginiamo che la nostra barca è in mezzo al mare, agitata dalle onde che vorebbero vederci « fare naufragio nella fede » (cf. 1 Tm 1, 19) o in qualche altra virtù. E se sentiamo il soffio del maligno accanirsi contro le nostre imprese, consideriamo che in questo momento il vento ci è contrario.
Quando, dunque, in mezzo a queste sofferenze, avremo sopportato bene le lunghe ore della notte oscura che regna nei momenti di prova, quando avremo lottato con tutte le nostre forze, stando attenti a evitare « il naufragio della fede », ... possiamo essere certi che verso l'ultima parte della notte, « quando la notte sarà avanzata, e il giorno vicino » (cf. Rom 13, 12), il Figlio di Dio verrà verso di noi camminando sulle acque, per rendere il mare benevolo.
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391 - Vangelo del giorno 4/8 San Giovanni Maria Vianney

Comandami di venire verso di te sulle acque

+ Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-36)

Subito dopo Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.
Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.
Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».
Ed egli disse: «Vieni!».
Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello.
E quanti lo toccarono furono guariti.

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390 - Messaggio Medjugorje del 2/8/2009

"Cari figli, vengo per mostrarvi con amore materno la strada per la quale dovete andare per essere quanto più simili a mio Figlio, e con ciò stesso più vicini e più graditi a Dio.
Non rifiutate il mio amore.
Non rinunciate alla salvezza ed alla vita eterna a causa della caducità e della vanità di questa vita.
Sono in mezzo a voi per guidarvi e come madre vi ammonisco. Venite con me."
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389 - Prigioniero d'amore

Gesù diede ai suoi apostoli il potere di risuscitare i morti (Mt 10,8) e ai sacerdoti il potere si compiere questo miracolo : "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19).
Stupenda meraviglia è quindi il miracolo dell'Eucarestia, ma il miracolo d'amore dimostrato da Gersù è una meraviglia ancora più grande dei miracoli di potenza da Lui compiuto in questo Sacramento.
Quel Dio che il mondo non può contenere si fa prigioniero d'amore nei nostri Tabernacoli.
Non potrai capire nulla del cristianesimo e tanto meno dell'Eucarestia se non ti metti dalla parte dell'amore.
Non soffermarti a voler comprendere come Gesù sia presente. Altra è la dimensione della scienza, altra quella dell'amore.
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domenica 2 agosto 2009

Commenti / 1

Uno dei lettori di questo blog, eremita, ha lasciato sul post relativo al Perdono di Assisi, questo commento che pubblico:

La confessione è un sacramento in difficoltà. credo sia questione di "testimonianza". quanto sono le chiese che oggi confessano regolarmente ogni giorno? quanti sono i parroci davvero disponibili all'ascolto? quante sono le omelie incentrate sullo spiegare alla comunità il peccato e la sua natura? preghiamo per la nostra amata Chiesa. ciao carissimo

Condivido in pieno le sue osservazioni e rilancio dicendo che il fatto che la confessione sia in difficoltà deriva dalla difficoltà della fede in generale.
Si è smarrito un po' ovunque il sentimento religioso e Gesù Cristo è diventato un estraneo che, nella migliore ipotesi, affascina e incuriosisce un po', ma nella maggioranza dei casi o non interessa o infastidisce.
Questo non amore a Cristo deriva da una Sua non conoscenza.
Occorre che Gesù sia ri-proclamato, annunciato, fatto conoscere a questa umanità di oggi che ha perso il senso si sè.
Questo blog è un piccolissimo e balbettante tentativo in questo senso per cui chiedo l'aiuto di chiunque per arricchirlo di contributi, interventi, spunti e per diffonderlo.
La cosa più importante per un uomo è conoscere realmente Cristo. E' la sola via di salvezza.
Una santa domenica a tutti.
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388 - Prese i pani..., pronunziò la benedizione, li spezzò e li diede ai discepoli

Giovanni Paolo II
Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 3-5

Dal mistero pasquale nasce la Chiesa. Proprio per questo l'Eucaristia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale...
Nella Celebrazione eucaristica, gli occhi dell'anima sono ricondotti al Triduo pasquale: a ciò che si svolse la sera del Giovedì Santo, durante l'Ultima Cena, e dopo di essa...
L'agonia nel Getsemani è stata l'introduzione all'agonia della Croce del Venerdì Santo.
L'ora santa, l'ora della redenzione del mondo... l'ora della glorificazione. A quel luogo e a quell'ora si riporta spiritualmente ogni presbitero che celebra la Santa Messa, insieme con la comunità cristiana che vi partecipa. « Mysterium fidei! - Mistero della fede! ».
Quando il sacerdote pronuncia o canta queste parole, i presenti acclamano: « Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta ».
In queste o simili parole la Chiesa, mentre addita il Cristo nel mistero della sua Passione, rivela anche il suo proprio mistero : Ecclesia de Eucharistia.
Se con il dono dello Spirito Santo a Pentecoste la Chiesa viene alla luce e si incammina per le strade del mondo, un momento decisivo della sua formazione è certamente l'istituzione dell'Eucaristia nel Cenacolo.
Il suo fondamento e la sua scaturigine è l'intero Triduum paschale, ma questo è come raccolto, anticipato, e « concentrato » per sempre nel dono eucaristico. In questo dono Gesù Cristo consegnava alla Chiesa l'attualizzazione perenne del mistero pasquale. Con esso istituiva una misteriosa «contemporaneità » tra quel Triduum e lo scorrere di tutti i secoli.
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387 - Vangelo del giorno 3/8 Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)

In quel tempo, avendo udito , Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».
Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!».
Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene.
Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
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386 - Il perdono di Assisi

Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell'Indulgenza, che va sotto il nome di "Perdon d'Assisi", e che da oltre sette secoli converge verso di essa orde di pellegrini. Milioni e milioni di anime hanno varcato questa "porta di vita eterna" e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande Indulgenza della Porziuncola, la cui festa si celebra il 2 Agosto ("Festa del Perdono").
L'aspetto religioso più importante del "Perdon d'Assisi" è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla confessione e alla comunione eucaristica.
Confessione, preceduta e accompagnata dalla contrizione per i peccati compiuti e dall'impegno a emendarsi dal proprio male per avvicinarsi sempre più allo stato di vita evangelica vissuta da Francesco e Chiara, stato di vita iniziato da entrambi alla Porziuncola.
L'evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio e un segno della passione apostolica di Francesco d'Assisi.

COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L'INDULGENZA DEL PERDONO
Una notte dell'anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l'altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".
"Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta.
Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?".
Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni, ma anime".
E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: "Come, non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni".
E qualche giorno più tardi insieme ai Vesovi dell'Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".
(Da "Il Diploma di Teobaldo", FF 3391-3397)

CONDIZIONI PER RICEVERE L'INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI
(per sè o per i defunti)
Tale indulgenza è lucrabile, per sè o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l'anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell'Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiono del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.
Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie e cioè:
Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
Visita alla chiesa della Porziuncola (o un'altra chiesa francescana o chiesa parrocchiale), per recitare alcune preghiere.
In particolare:Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
Il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
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385 - Io sono il pane della vita

Giovanni Paolo II
Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 1

La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un'intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza.
Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il Sacrificio eucaristico è « fonte e apice di tutta la vita cristiana » (LG 11). « Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini » (PO 5). Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell'Altare, nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore.
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sabato 1 agosto 2009

384 - Vangelo del giorno 2/8 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (6,24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.
Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»
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383 - Chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna

Diàdoco di Foticea (circa 400- ?), vescovo
Capitoli sulla perfezione spirituale, 12

Chi ama la sua vita (Gv 12,25) non può amare Dio ; chi invece non ama se stesso per possedere le ricchezze ben più sublimi dell'amore di Dio, costui ama Dio.
Questi non cerca mai la sua gloria, ma quella di Dio. Infatti chi ama se stesso ricerca la propria gloria, chi invece ama Dio desidera la gloria del suo creatore.
È proprio dell'anima che sperimenta e ama Dio ricercare sempre la sua gloria, compiendo in ogni cosa la sua volontà e rallegrandosi profondamente di essergli soggetto, perché a Dio è dovuta la gloria per la sua liberalità verso di noi, all'uomo invece si addice la sottomissione per poter essere ammesso alla sua intimità; perciò quando avremo agito esultanti per la gloria di Dio, incominceremo a dire senza posa come Giovanni Battista: «Egli deve crescere, e io invece diminuire» (Gv 3,30)
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382 - Vangelo del giorno 1/8 S.Alfonso Maria De Liguori

Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù

+ Dal Vangelo secondo Matteo (14,1-12)

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù.
Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo.
Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!».
Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto.
Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione.
La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
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Medaglia di San Benedetto