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sabato 25 luglio 2009

368 - La Santa Messa fonda la Nuova Alleanza tra Dio e l'uomo

In ogni Santa Messa ci ritroviamo sul Calvario ai piedi della Croce, e partecipiamo al medesimo Sacrificio che si consumò nel primo Venerdì Santo della storia. Medesimo è il Sacerdote, medesima la Vittima: Gesù. La Santa Messa viene ad essere così "Il più Santo dei Santi Sacramenti", da cui scaturisce tutta la ricchezza infinita di grazie contenuta nello scrigno della Passione del Salvatore.
Sul Calvario, come sull'altare, identico è il Sacerdote che offre: Gesù stesso; identica è la vittima: Gesù; identica è l’azione sacrificale, compiuta dallo stesso Gesù. Soltanto diverso è il modo di offrirsi: il modo sacramentale. Gesù crocifisso, vivente, permane in eterno. Ne consegue che tutto quanto crediamo di Gesù che offre il suo Sacrificio sulla Croce, Sacrificio innanzitutto di adorazione a Dio e di espiazione del peccato, dev’essere detto e creduto della Santa Messa, che è il medesimo Sacrificio della Croce.
Non il "pasto" con il Risorto, non il ricordo, la memoria semplice e nuda della Passione passata e ormai superata dalla Risurrezione, non un incontro di fraternità e di fede, non una celebrazione soltanto presieduta da un presbitero, ma gestita da tutta la comunità-assemblea – tutti errori gravissimi insegnati da certuni anche nelle scuole teologiche, svuotando e vanificando l’Eucaristia e il Sacerdozio – ma vero sacrificio di adorazione e di espiazione dei peccati, offerto da Gesù per le mani del sacerdote è la Santa Messa.
Così ripresentazione del Sacrificio della Croce, il Crocifisso vivente in mezzo a noi davanti al Padre, la Santa Messa fonda la Nuova Alleanza tra Dio e l'uomo, la Religione assoluta ed eterna, cui è chiamato l'uomo; immerge l'uomo che la fa sua, nell'offerta del Redentore al Padre, lo distacca sempre più dal peccato, lo fa partecipe sempre più della sua Vita divina (la grazia); è il preludio e il principio della Vita eterna – il Paradiso –, il fondamento della civiltà e della storia a immagine di Dio; è il compendio, la grazia e il vessillo della nostra Fede Cattolica.
Non c'è nulla di più sublime della Santa Messa, Sacrificio di Gesù ripresentato sull'altare, come non c'è nulla di più del suo Sacrificio offerto sul Calvario.
È il medesimo Gesù Crocifisso sul Calvario, il Gesù Eucaristico e immolato sull'altare: dal medesimo Gesù, sempre identico a se stesso, sempre Sacerdote e Vittima, scaturisce tutto il bene delle singole anime, della Chiesa e del mondo.
È il medesimo Gesù Crocifisso e Eucaristico che è davvero TUTTO.
Oggi però occorre riconoscerlo: al Sacrificio della Croce che si perpetua sui nostri altari, non si dà sempre il suo posto, anche nella predicazione e nella catechesi, nello stesso catechismo ai bambini che si aprono alla prima conoscenza della Fede.
Si tende a dare tutta l'importanza all'Eucaristia come ringraziamento e come banchetto, e a fare solo, se pure si fa, un'allusione accidentale al Sacrificio.
Addirittura in certo pensiero teologico e in certi "movimenti", negata la Redenzione operata dal Cristo come espiazione del peccato – in quanto Dio non richiederebbe alcuna espiazione e il peccato non offenderebbe Dio e tutto sarebbe regalato gratis da Lui per sola misericordia –, viene di conseguenza negato il valore sacrificale della Messa, ridotta solo a pasto fraterno, con tristissime profanazioni del più Santo dei Santi Sacramenti della Chiesa – che è Gesù, il Figlio stesso di Dio – e danno gravissimo per i fedeli, disorientati e ingannati nella Fede, e degli stessi sacerdoti – ridotti da "consacratori" e "sacrificatori" del Corpo e del Sangue di Cristo, a presidenti di un'assemblea tutta "sacerdotale" allo stesso modo, che insieme "farebbe l'Eucaristia".
A questo riguardo, il relativismo modernista oggi corrente ha portato alle più gravi e dannose conseguenze ciò che nei decenni passati già aveva diffuso, nonostante le ripetute condanne della Chiesa, nelle Encicliche e nei discorsi dei nostri Pontefici, da San Pio X a Pio XII.
Il relativismo odierno colpisce per prima cosa Gesù Crocifisso e l’Eucaristia, nella sicurezza di colpire la Chiesa, il Papato, il Credo Cattolico, la Legge di Dio, di distruggere tutto, in modo subdolo, proprio come, a faccia scoperta, voleva Lutero.
Su tutto questo, il card. Joseph Ratzinger, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha scritto: «Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi viviamo, dipende in gran parte dal crollo della Liturgia che talvolta viene addirittura concepita "etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci fosse), come se in essa non importasse più se Dio c'è e ci parla e ci ascolta. Ma se nella Liturgia non appare più la comunione della Fede, l'unità universale della Chiesa, il Mistero di Cristo vivente, dov'è che la Chiesa appare ancorata nella sua sostanza spirituale?» (La mia vita, Milano 1997, pp. 112-113).
Sulla stessa linea, abbiamo sentito la voce del card. Ratzinger elevarsi a Dio come accorata denuncia e supplica a Gesù Appassionato, alla IX Stazione della Via Crucis, il Venerdì Santo 25 marzo 2005: «Quante volte si abusa del Santissimo Sacramento, della sua Presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso Egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi, senza neanche renderci conto di Lui!». Dunque, il card. Ratzinger denuncia la profanazione della Santa Messa – celebrata, dice lui, come se Dio non ci fosse! – da parte di coloro che negano la Presenza reale di Gesù nel Pane e nel Vino consacrati, la realtà del Sacrificio del Redentore, e riducono l'Eucaristia a un'invenzione della comunità, a un pasto fraterno attraente con mezzi umani. Su diversi giornali e anche sull'Osservatore Romano (si veda per esempio il 4 maggio 2005), leggiamo che «sono riscontrabili abusi da parte dei fedeli, tra cui quello di accedere alla Comunione eucaristica in certe particolari circostanze (matrimoni, funerali, prime Comunioni…) senza averne i necessari requisiti di dignità spirituale e morale. Infine continuano a verificarsi atti sacrileghi».
Spesso questi "atti sacrileghi" sono assai facilitati dalla stolta prassi della Comunione sulle mani, che il papa Benedetto XVI non vuole. Egli stesso dà la Comunione ai fedeli soltanto in bocca e in ginocchio, nella buona fiducia che vescovi e sacerdoti e fedeli lo imitino e lo seguano.
Ma cosa hanno fatto i Vescovi per dimostrare per primi l'obbedienza al Papa nella "disciplina eucaristica"?
Tutto continua come prima, nonostante sia evidente la regola che vuol dare il Papa, nella "fede eucaristica" di Pietro, Vicario di Cristo! Conosciamo e rendiamo onore alla "fede eucaristica" di Benedetto XVI, che come il primo Papa, Pietro il pescatore di Galilea, a Cafarnao, davanti a Gesù che promette il dono supremo dell'Eucaristia, "la mia Carne per la vita del mondo", gli fa proclamare: «Da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna!» (Gv 6,68).
Il 20 aprile 2005, appena eletto alla Cattedra più alta della terra, nella Cappella sistina l'abbiamo sentito affermare: «L'Eucaristia, cuore della vita cristiana, è sorgente della missione evangelizzatrice della Chiesa, non può non costituire il centro permanente e la fonte del servizio petrino che mi è stato affidato».
E nell'omelia a san Giovanni in Laterano, il 7 maggio 2005, Benedetto XVI ci ha confermato più che mai nella Fede eucaristica: «L'Eucaristia, quale presenza reale di Gesù Cristo, è il criterio di ogni dottrina».
Già in questa affermazione c'è tutto e noi siamo grati a papa Benedetto XVI, perché vogliamo essere confermati dal suo Magistero dottrinale e dalle sue azioni, nella fede eucaristica di Pietro, della Tradizione della Chiesa, e che riporti l'Eucaristia al centro di tutto, facendo del Vaticano, della Chiesa, di ogni parrocchia e di ciascuno dei nostri cuori la «cittadella di Gesù eucaristico», là dove Lui, Sacerdote e Ostia, sia celebrato e offerto e adorato e vissuto con la Verità e con l'amore che gli sono dovuti: il medesimo che spetta a Dio solo. (…)

Sett.Padre Pio (P.Risso)
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