Il Signore ti benedica,ti custodisca e ti mostri il Suo volto misericordioso!

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto

CIAO A TE !!

Nulla è più urgente nel mondo d'oggi di proclamare Cristo alle genti. Chiunque tu sia, puoi, se vuoi, lasciare un tuo contributo, piccolo o grande che sia, per dire, comunicare, annunciare la persona di Gesù Cristo, unico nostro salvatore. Uno speciale benvenuto a LADYBUG che si è aggiunta di recente ai sostenitori ! *************************************************** Questo blog è sotto la protezione di N.S. Gesù Cristo e della SS Vergine Maria, Sua Madre ed ha come una ragione di esistere di fornire un contributo, sia pure piccolo ed umile, alla crescita della loro Gloria. ***************************************************

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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giovedì 30 luglio 2009

381 - A causa della loro incredulità

Papa Benedetto XVI
Enciclica « Spe Salvi », 47 (© Libreria Editrice Vaticana)

Alcuni teologi recenti sono dell'avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L'incontro con Lui è l'atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio.
Così si rende evidente anche la compenetrazione di giustizia e grazia: il nostro modo di vivere non è irrilevante, ma la nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo rimasti protesi verso Cristo, verso la verità e verso l'amore. In fin dei conti, questa sporcizia è già stata bruciata nella Passione di Cristo. Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia.
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380 - Vangelo del giorno 31/7 Sant'Ignazio di Loyola

Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte
queste cose?
+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva:
«Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?».
Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro:
«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

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379 - A riva

Papa Benedetto XVI
Enciclica « Spe Salvi », 45-46 (© Libreria Editrice Vaticana)

Con la morte, la scelta di vita fatta dall'uomo diventa definitiva – questa sua vita sta davanti al Giudice. La sua scelta, che nel corso dell'intera vita ha preso forma, può avere caratteri diversi. Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all'amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l'odio e hanno calpestato in se stesse l'amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno.
Dall'altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d'ora l'intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono.
Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l'uno né l'altro è il caso normale dell'esistenza umana. Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male...
Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti?...
San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un'idea del differente impatto del giudizio di Dio sull'uomo a seconda delle sue condizioni... « Se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno.
Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco » (3,12-15)
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378 - Vangelo del giorno 30/7 Giovedì della XVII settimana del Tempo Ordinario

Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,47-53)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo.
Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?».
Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro:
«Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
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mercoledì 29 luglio 2009

377 - Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro

San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Introduzione alla vita devota, III, 19

Ama tutti con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose... Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia. Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio. È bello poter amare sulla tetra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro.
Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: «Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme» (Sal 132,1)... Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa... Per i cristiani che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene...
È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura.

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martedì 28 luglio 2009

376 - Vangelo del giorno 29/7 Santa Marta

Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose

+ Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa.
Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi.
Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.
Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”

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lunedì 27 luglio 2009

375 - Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica

Catechismo della Chiesa Cattolica
§ 823 – 827

La Chiesa è santa: « Noi crediamo che la Chiesa... è indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito è proclamato "il solo Santo", ha amato la Chiesa come sua Sposa e ha dato se stesso per essa, al fine di santificarla, e l'ha unita a sé come suo corpo e l'ha riempita col dono dello Spirito Santo, per la gloria di Dio ». La Chiesa è dunque « il popolo santo di Dio », e i suoi membri sono chiamati « santi » (Lumen Gentiul 39,12; 1Cor 6,1)....
La Chiesa, unita a Cristo, da lui è santificata; per mezzo di lui e in lui diventa anche santificante... È in essa che « per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità». Nei suoi membri, la santità perfetta deve ancora essere raggiunta...

« Mentre Cristo "santo, innocente, immacolato", non conobbe il peccato, ma venne allo scopo di espiare i soli peccati del popolo, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento » (LG 42). Tutti i membri della Chiesa, compresi i suoi ministri, devono riconoscersi peccatori. In tutti, sino alla fine dei tempi, la zizzania del peccato si trova ancora mescolata al buon grano del Vangelo.

La Chiesa raduna dunque peccatori raggiunti dalla salvezza di Cristo, ma sempre in via di santificazione: « La Chiesa è santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l'irradiazione della sua santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il sangue di Cristo e il dono dello Spirito Santo »
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374 - Vangelo del giorno 28/7 Martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario

Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,36-43)

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.
Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno.
La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.
La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!»
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373 - Perché tutta si fermenti

San Macario ( ? - 405), monaco in Egitto
Omelie, 24

Fin dalla trasgressione di Adamo, i pensieri dell'animo si sono dispersi lontano dall'amore di Dio, verso il mondo presente, e vi si sono mescolati con dei pensieri materiali e terreni.
Adamo infatti, per mezzo della sua trasgressione, ha ricevuto in lui il lievito delle tendenze cattive e così, per partecipazione, tutti coloro che sono nati da lui e tutta la razza di Adamo ha ricevuto una parte di questo lievito. In seguito le disposizioni cattive sono cresciute e si sono sviluppate tra gli uomini, sicché essi sono arrivati ad ogni specie di disordini.
Infine, l'intera umanità è stata penetrata dal lievito della malizia...In un modo simile, durante il suo soggiorno sulla terra, il Signore ha voluto soffrire per tutti gli uomini; riscattarli con il suo sangue, introdurre il lievito celeste della sua bontà nelle anime credenti umiliate sotto il giogo del peccato. Ha voluto rifinire in esse la giustizia dei precetti e tutte le virtù affinché, penetrate da questo lievito, siano unite nel bene e formino «un solo spirito con il Signore» (1 Cor 6,17).
L'anima che è totalmente penetrata dal lievito dello Spirito Santo non può nemmeno avere l'idea del male e della malizia, come sta scritto: «La carità non manca di rispetto» (1 Cor 13,7). Senza questo lievito celeste, cioè senza la potenza dello Spirito Santo, è impossibile all'anima essere impastata dalla mitezza del Signore e giungere alla vera vita.
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domenica 26 luglio 2009

372 - Vangelo del giorno 27/7 Lunedì della XVII settimana del Tempo Ordinario

Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,31-35)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:«Aprirò la mia bocca con parabole,proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo»
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371 - Il silenzio della parola

Bisogna sapere che il silenzio non è solamente un fatto delle labbra, ma di tutte le nostre membra, e più ancora della nostra anima. Vi è il silenzio della parola, il silenzio del'azione, il silenzio del'altiditine, e, più subblime ancora, quello che chiamerei "il silenzio dei silenzio".
il silenzio della parola voi lo compredete, ed io nn ho alcun bisogno di definirlo.
Vi ricordo solamente che voi non raggingerete la sua perfezionese non arriverete a sopprimere ogni parola che non sia neccesaria o utile.
se nostro Signore ha detto nel suo vangelo che tutti gli uomini, nekl giorno del giudizio, dovranno rendere conto di ogni parola vana che avravranno profrita, quale sarà il giudizio per coloro che si sono impegnati sotto la legge della più alta prfezione ad osservare il silenzio più divino? E' questa è una considerazione che dovremmo che dovremmo avere molto viva nel nostro spirirto, al fine di preservarci dalla minaccia del flusso dellle parole inutili.
fr. Luciano
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370 - Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo

Sant'Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa
Commento sul vangelo di Matteo, 14, 11 ; PL 9, 999

I discepoli dicono di non avere nulla se non cinque pani e due pesci. I cinque pani significano che essi erano ancora sottomessi ai cinque libri della Legge, e i due pesci che erano nutriti dagli insegnamenti dei profeti e di Giovanni Battista... Ecco ciò che gli apostoli avevano ad offrire in primo luogo, poiché erano ancora a questo punto; e da questo punto è partita la predicazione del Vangelo...
Il Signore aveva preso i pani e i pesci. Alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione e li spezzò. Rendeva grazie al Padre per essere trasformato nel cibo della Buona Novella, dopo i secoli della Legge e dei profeti... I pani sono stati dati agli apostoli: per mezzo di loro i doni della grazia sarebbero stati ridati. In seguito la gente viene nutrita con i cinque pani e i due pesci e, dopo che i commensali erano stati saziati, i pezzi avanzati erano così abbondanti da riempire dodici ceste.
Questo vuole dire che la moltitudine viene colmata dalla parola di Dio che viene dall'insegnamento della Legge e dei profeti. Servito il cibo eterno, trabocca l'abbondanza della potenza divina, messa in serbo per i popoli pagani. Essa realizza una pienezza, quella della cifra dodici, che è il numero degli apostoli. Ora, il numero di coloro che hanno mangiato è lo stesso di quello di coloro che crederanno : cinquemila uomini (Mt 14,21 ; At 4,4)
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sabato 25 luglio 2009

369 - Vangelo del giorno 26/7 XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.
Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
Rispose Gesù: «Fateli sedere».
C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
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368 - La Santa Messa fonda la Nuova Alleanza tra Dio e l'uomo

In ogni Santa Messa ci ritroviamo sul Calvario ai piedi della Croce, e partecipiamo al medesimo Sacrificio che si consumò nel primo Venerdì Santo della storia. Medesimo è il Sacerdote, medesima la Vittima: Gesù. La Santa Messa viene ad essere così "Il più Santo dei Santi Sacramenti", da cui scaturisce tutta la ricchezza infinita di grazie contenuta nello scrigno della Passione del Salvatore.
Sul Calvario, come sull'altare, identico è il Sacerdote che offre: Gesù stesso; identica è la vittima: Gesù; identica è l’azione sacrificale, compiuta dallo stesso Gesù. Soltanto diverso è il modo di offrirsi: il modo sacramentale. Gesù crocifisso, vivente, permane in eterno. Ne consegue che tutto quanto crediamo di Gesù che offre il suo Sacrificio sulla Croce, Sacrificio innanzitutto di adorazione a Dio e di espiazione del peccato, dev’essere detto e creduto della Santa Messa, che è il medesimo Sacrificio della Croce.
Non il "pasto" con il Risorto, non il ricordo, la memoria semplice e nuda della Passione passata e ormai superata dalla Risurrezione, non un incontro di fraternità e di fede, non una celebrazione soltanto presieduta da un presbitero, ma gestita da tutta la comunità-assemblea – tutti errori gravissimi insegnati da certuni anche nelle scuole teologiche, svuotando e vanificando l’Eucaristia e il Sacerdozio – ma vero sacrificio di adorazione e di espiazione dei peccati, offerto da Gesù per le mani del sacerdote è la Santa Messa.
Così ripresentazione del Sacrificio della Croce, il Crocifisso vivente in mezzo a noi davanti al Padre, la Santa Messa fonda la Nuova Alleanza tra Dio e l'uomo, la Religione assoluta ed eterna, cui è chiamato l'uomo; immerge l'uomo che la fa sua, nell'offerta del Redentore al Padre, lo distacca sempre più dal peccato, lo fa partecipe sempre più della sua Vita divina (la grazia); è il preludio e il principio della Vita eterna – il Paradiso –, il fondamento della civiltà e della storia a immagine di Dio; è il compendio, la grazia e il vessillo della nostra Fede Cattolica.
Non c'è nulla di più sublime della Santa Messa, Sacrificio di Gesù ripresentato sull'altare, come non c'è nulla di più del suo Sacrificio offerto sul Calvario.
È il medesimo Gesù Crocifisso sul Calvario, il Gesù Eucaristico e immolato sull'altare: dal medesimo Gesù, sempre identico a se stesso, sempre Sacerdote e Vittima, scaturisce tutto il bene delle singole anime, della Chiesa e del mondo.
È il medesimo Gesù Crocifisso e Eucaristico che è davvero TUTTO.
Oggi però occorre riconoscerlo: al Sacrificio della Croce che si perpetua sui nostri altari, non si dà sempre il suo posto, anche nella predicazione e nella catechesi, nello stesso catechismo ai bambini che si aprono alla prima conoscenza della Fede.
Si tende a dare tutta l'importanza all'Eucaristia come ringraziamento e come banchetto, e a fare solo, se pure si fa, un'allusione accidentale al Sacrificio.
Addirittura in certo pensiero teologico e in certi "movimenti", negata la Redenzione operata dal Cristo come espiazione del peccato – in quanto Dio non richiederebbe alcuna espiazione e il peccato non offenderebbe Dio e tutto sarebbe regalato gratis da Lui per sola misericordia –, viene di conseguenza negato il valore sacrificale della Messa, ridotta solo a pasto fraterno, con tristissime profanazioni del più Santo dei Santi Sacramenti della Chiesa – che è Gesù, il Figlio stesso di Dio – e danno gravissimo per i fedeli, disorientati e ingannati nella Fede, e degli stessi sacerdoti – ridotti da "consacratori" e "sacrificatori" del Corpo e del Sangue di Cristo, a presidenti di un'assemblea tutta "sacerdotale" allo stesso modo, che insieme "farebbe l'Eucaristia".
A questo riguardo, il relativismo modernista oggi corrente ha portato alle più gravi e dannose conseguenze ciò che nei decenni passati già aveva diffuso, nonostante le ripetute condanne della Chiesa, nelle Encicliche e nei discorsi dei nostri Pontefici, da San Pio X a Pio XII.
Il relativismo odierno colpisce per prima cosa Gesù Crocifisso e l’Eucaristia, nella sicurezza di colpire la Chiesa, il Papato, il Credo Cattolico, la Legge di Dio, di distruggere tutto, in modo subdolo, proprio come, a faccia scoperta, voleva Lutero.
Su tutto questo, il card. Joseph Ratzinger, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha scritto: «Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi viviamo, dipende in gran parte dal crollo della Liturgia che talvolta viene addirittura concepita "etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci fosse), come se in essa non importasse più se Dio c'è e ci parla e ci ascolta. Ma se nella Liturgia non appare più la comunione della Fede, l'unità universale della Chiesa, il Mistero di Cristo vivente, dov'è che la Chiesa appare ancorata nella sua sostanza spirituale?» (La mia vita, Milano 1997, pp. 112-113).
Sulla stessa linea, abbiamo sentito la voce del card. Ratzinger elevarsi a Dio come accorata denuncia e supplica a Gesù Appassionato, alla IX Stazione della Via Crucis, il Venerdì Santo 25 marzo 2005: «Quante volte si abusa del Santissimo Sacramento, della sua Presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso Egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi, senza neanche renderci conto di Lui!». Dunque, il card. Ratzinger denuncia la profanazione della Santa Messa – celebrata, dice lui, come se Dio non ci fosse! – da parte di coloro che negano la Presenza reale di Gesù nel Pane e nel Vino consacrati, la realtà del Sacrificio del Redentore, e riducono l'Eucaristia a un'invenzione della comunità, a un pasto fraterno attraente con mezzi umani. Su diversi giornali e anche sull'Osservatore Romano (si veda per esempio il 4 maggio 2005), leggiamo che «sono riscontrabili abusi da parte dei fedeli, tra cui quello di accedere alla Comunione eucaristica in certe particolari circostanze (matrimoni, funerali, prime Comunioni…) senza averne i necessari requisiti di dignità spirituale e morale. Infine continuano a verificarsi atti sacrileghi».
Spesso questi "atti sacrileghi" sono assai facilitati dalla stolta prassi della Comunione sulle mani, che il papa Benedetto XVI non vuole. Egli stesso dà la Comunione ai fedeli soltanto in bocca e in ginocchio, nella buona fiducia che vescovi e sacerdoti e fedeli lo imitino e lo seguano.
Ma cosa hanno fatto i Vescovi per dimostrare per primi l'obbedienza al Papa nella "disciplina eucaristica"?
Tutto continua come prima, nonostante sia evidente la regola che vuol dare il Papa, nella "fede eucaristica" di Pietro, Vicario di Cristo! Conosciamo e rendiamo onore alla "fede eucaristica" di Benedetto XVI, che come il primo Papa, Pietro il pescatore di Galilea, a Cafarnao, davanti a Gesù che promette il dono supremo dell'Eucaristia, "la mia Carne per la vita del mondo", gli fa proclamare: «Da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna!» (Gv 6,68).
Il 20 aprile 2005, appena eletto alla Cattedra più alta della terra, nella Cappella sistina l'abbiamo sentito affermare: «L'Eucaristia, cuore della vita cristiana, è sorgente della missione evangelizzatrice della Chiesa, non può non costituire il centro permanente e la fonte del servizio petrino che mi è stato affidato».
E nell'omelia a san Giovanni in Laterano, il 7 maggio 2005, Benedetto XVI ci ha confermato più che mai nella Fede eucaristica: «L'Eucaristia, quale presenza reale di Gesù Cristo, è il criterio di ogni dottrina».
Già in questa affermazione c'è tutto e noi siamo grati a papa Benedetto XVI, perché vogliamo essere confermati dal suo Magistero dottrinale e dalle sue azioni, nella fede eucaristica di Pietro, della Tradizione della Chiesa, e che riporti l'Eucaristia al centro di tutto, facendo del Vaticano, della Chiesa, di ogni parrocchia e di ciascuno dei nostri cuori la «cittadella di Gesù eucaristico», là dove Lui, Sacerdote e Ostia, sia celebrato e offerto e adorato e vissuto con la Verità e con l'amore che gli sono dovuti: il medesimo che spetta a Dio solo. (…)

Sett.Padre Pio (P.Risso)
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367 - Messaggio Medjugorje del 25/7/2009


Cari figli, questo tempo sia per voi tempo di preghiera.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

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366 - Il martirio di San Giacomo, Apostolo

Eusebio di Cesarea (circa 265 - 340), vescovo, teologo, storico
Storia ecclesiastica, II, 3, 9 ; SC 31, 54

Fu senza dubbio grazie alla potenza e all'assistenza del cielo, che la dottrina della salvezza, come un raggio di sole, rischiarò improvvisamente tutta la terra. Secondo le divine Scritture infatti, per tutta la terra si diffuse la voce dei divini evangelisti e degli apostoli ; «le loro parole giunsero ai confini dell'universo» (Sal 18,5). E in ogni città, in ogni borgo, come in un' aia piena di frumento, si costituivano in massa Chiese che contavano migliaia di uomini, piene di fedeli...
Però, sotto il regno dell'imperatore Claudio, il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e «fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni» (At 12, 1-2). A proposito di Giacomo, Clemente [Alessandrino] riporta il racconto seguente, degno di memoria, tale quale lo ricevette dalla tradizione dei suoi predecessori : Colui che l'aveva portato al tribunale fu commosso al vederlo render testimonianza e confessò che era cristiano anche lui. Tutti e due, dice, furono condotti insieme al supplizio ; e lungo il cammino, egli domandò a Giacomo di perdonarlo. Giacomo rifletté un attimo, poi lo abbracciò dicendo : « La pace sia con te ! » E tutti e due, contemporaneamente, furono decapitati.
Allora, dice la santa Scrittura, visto che quello che aveva fatto, con la morte di Giacomo, aveva piaciuto a certi, Erode si è attaccato anche a Pietro e l'ha gettato in carcere. C'é mancato poco che lo facesse morire anche lui. Ma grazie a una manifestazione divina, un angelo si è presentato all'apostolo durante la notte e l'ha miracolosamente liberato dalle sue catene; è stato rilasciato per il ministero della predicazione (At 12, 4-17)
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venerdì 24 luglio 2009

365 - Vangelo del giorno 25/7 San Giacomo

Berrete il mio calice

+ Dal Vangelo secondo Matteo (20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
Egli le disse: “Che cosa vuoi?”.
Gli rispose: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”.
Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”.
Gli dicono: “Lo possiamo”.
Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”.
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”
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364 - Ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 101

Il seme fu sparso dagli Apostoli e dai Profeti; fu sparso dal Signore in persona - egli infatti era nei suoi Apostoli, poiché anch'egli prese parte alla mietitura, dato che quelli non potevano far nulla senza di lui, mentre egli era perfetto senza di loro; egli infatti disse loro: «Senza di me voi non potete far nulla» (Gv 15,5).
Cristo dunque mentre spargeva il seme tra i pagani, che cosa dice? «Ecco, un contadino andò a seminare» (Mt 13,3). Da una parte i mietitori sono mandati a mietere, dall'altra un contadino andò sollecito a seminare. Che gliene importa se una parte del seme cade sulla strada, un'altra in terreno sassoso e un'altra in mezzo alle spine? Se avesse esitato a seminare in questi terreni poco adatti, non sarebbe arrivato al terreno fecondo...
Badiamo a noi stessi; facciamo sì che il seme non cada sulla strada o sui sassi o tra le spine ma su terreno buono, in modo che il seme produca il trenta, il sessanta e il cento per uno; una percentuale è maggiore e un'altra è minore, ma tutto è frumento.
Il nostro cuore non sia come una strada ove il seme verrebbe calpestato e il nemico, come un uccello, lo porterebbe via.
Non sia come un luogo sassoso, ove il terreno troppo scarso farebbe germogliare subito il seme, ma il germoglio non potrebbe sopportare il calore del sole.
Non vi siano spine, cioè le passioni mondane, le preoccupazioni derivanti da una vita viziosa.
Che c'è infatti di peggio delle preoccupazioni per la vita, che non ci permettono d'arrivare alla vita?
Che c'è di più miserando che perder la vita volendoci preoccupare della vita? Che c'è di più infelice che andare a finire nella morte per timore della morte?
Siano dunque estirpate le spine, si prepari il campo, siano accolti i semi, si arrivi alla messe, si desideri il granaio.
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giovedì 23 luglio 2009

363 - Vangelo del giorno 24/7 Venerdì della XVI settimana del Tempo Ordinario

Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,18-23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.
Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno.
Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.
Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno»
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362 - Santa Brigida di Svezia, compatrona d'Europa

Giovanni Paolo II
Lettera apostolica « Spes aedificandi » 02/10/1999 (© Libreria Editrice Vaticana)

La fede cristiana ha plasmato la cultura del continente europeo e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia, al punto che questa non sarebbe comprensibile se non si facesse riferimento alle vicende che hanno caratterizzato prima il grande periodo dell'evangelizzazione, e poi i lunghi secoli in cui il cristianesimo, pur nella dolorosa divisione tra Oriente ed Occidente, si è affermato come la religione degli Europei stessi...
Il cammino verso il futuro non può non tener conto di questo dato, e i cristiani sono chiamati a prenderne rinnovata coscienza per mostrarne le potenzialità permanenti. Essi hanno il dovere di offrire alla costruzione dell'Europa uno specifico contributo, che sarà tanto più valido ed efficace, quanto più essi sapranno rinnovarsi alla luce del Vangelo. Si faranno così continuatori di quella lunga storia di santità che ha attraversato le varie regioni d'Europa nel corso di questi due millenni, nei quali i santi ufficialmente riconosciuti non sono che i vertici proposti come modelli per tutti. Innumerevoli sono infatti i cristiani che con la loro vita retta ed onesta, animata dall'amore di Dio e del prossimo, hanno raggiunto nelle più diverse vocazioni consacrate e laicali una santità vera e grandemente diffusa, anche se nascosta. La Chiesa non dubita che proprio questo tesoro di santità sia il segreto del suo passato e la speranza del suo futuro...
Per questo, completando quanto feci quando dichiarai compatroni d'Europa, accanto a san Benedetto, due santi del primo Millennio, i fratelli Cirillo e Metodio, pionieri dell'evangelizzazione dell'Oriente, ho pensato di integrare la schiera dei celesti patroni con tre figure altrettanto emblematiche di momenti cruciali del secondo Millennio che volge al termine: santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena, santa Teresa Benedetta della Croce. Tre grandi sante, tre donne, che in diverse epoche — due nel cuore del Medioevo e una nel nostro secolo — si sono segnalate per l'amore operoso alla Chiesa di Cristo e la testimonianza resa alla sua Croce.
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361 - Vangelo del giorno 23/7 Santa Brigida

Voi siete la luce del mondo

+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?
A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”
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360 - Maria Maddalena ardeva del desiderio di Cristo

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om, 25,1-2.4-5; PL 76,1189-1103)

Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunge: «Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20,10-11).
In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d'amore aveva invaso l'anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allonta nati. Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trafugato.
Accadde perciò che poté vederlo essa sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell'opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della Verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10,22).
Cercò dunque una prima volta, ma non trovò; perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l'oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell'attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri.
Ha provato questo ardente amore chiunque è riuscito a giungere alla verità. Così Davide che dice : «L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41,3). E la Chiesa dice ancora nel Cantico dei Cantici: Io sono ferita d'amore (cfr. Ct 4,9). E di nuovo dice: L'anima mia è venuta meno (cfr. Ct 5,6).
«Donna perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20,15). Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s'infiammi di più nell'amore di lui.
«Gesù le disse: Maria!» (Gv 20,16). Dopo che l'ha chiamata con l'appellativo generico del sesso, senza essere riconosciuto, la chiama per nome, come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale.
Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: «Rabbunì», cioè «Maestro»: era lui che ella cercava all'esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca.
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359 - La correzione è atto d'amore

Ebrei 12,5b-8
Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio.E` per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Se siete senza correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non figli!

Matteo 18,15
Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello
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mercoledì 22 luglio 2009

358 - Maria Maddalena, apostola degli apostoli

La Maddalena per grazia divina divenne discepola e seguace di Cristo, con la forza dell' amore accompagnò il suo Maestro fin sotto la Croce...
Fu la prima ad incontrare il Risorto e divenne Apostola degli Apostoli.
Chiediamo al Signore di concederci la grazia di cercarlo con perseveranza e di essere anche noi annnunciatori del Vangelo .
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357 - Un santo è

Un santo è un avaro che va riempiendosi di Dio a furia di vuotarsi di sé.
Un santo è un povero che fa la sua fortuna svaligiando i forzieri di Dio.
Un santo è un debole che si asserraglia in Dio e in Lui costruisce la sua fortezza.
Un santo è un imbecille del mondo, stulta mundi, che si istruisce e si laurea con la sapienza di Dio. Un santo è un ribelle che lega se stesso con le catene della libertà di Dio.
Un santo è un miserabile che lava la sua sporcizia nella misericordia di Dio.
Un santo è un paria della terra che costruisce in Dio la sua casa, la sua città e la sua patria.
Un santo è un codardo che diventa audace e coraggioso facendosi scudo della potenza di Dio.
Un santo è un pusillanime che cresce e ingigantisce con la magnificenza di Dio.
Un santo è un ambizioso di tale statura da soddisfarsi soltanto possedendo razioni sempre più grandi di Dio...
Un santo è un uomo che prende tutto da Dio: un ladro che ruba a Dio anche l'amore con cui può amarlo.
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356 - Maria di Magdala, apostola presso gli apostoli

San Romano il Melode (?-circa 560), compositore d'inni greco
1o Inno della Risurrezione ; SC 128, 385

Le donne portatrici di aromi hanno mandato Maria di Magdala al sepolcro in testa, secondo il racconto di san Giovanni il Teologo. Era buio, ma l'amore la rischiarava ; perciò scorse la grande pietra rotolata via dal sepolcro e tornò a dire : « Discepoli, ascoltate ciò che ho visto, la pietra non ricopre più il sepolcro. Avranno forse portato via il mio Signore ? Nessuna guardia in vista, sono fuggiti. Sarà forse risuscitato, colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione ? »...
Colui che vede tutto, alla vista di Maria di Magdala vinta dai pianti e oppressa dalla tristezza, ebbe il cuore commosso... Colui che scruta i cuori, sapendo che Maria avrebbe riconosciuto la sua voce, chiamò la sua pecorella, lui il vero pastore : « Maria », disse, e subito lei lo riconobbe : « È proprio il mio buon pastore a chiamarmi per prendermi ormai con le novantanove pecore. So bene chi è colui che mi chiama : l'avevo detto, è il mio Signore, colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione. »...
Il Signore le disse : « Donna, la tua bocca ormai proclami queste meraviglie, e le spieghi ai figli del Regno che aspettano che mi svegli io, il Vivente. Va' presto, Maria, raduna i miei discepoli... ; svegliali tutti come da un sonno, affinché essi mi vengano incontro con le fiaccole accese. Va' e di' : « Lo Sposo si è svegliato, esce fuori dal sepolcro... Apostoli, cacciate via la vostra tristezza mortale, perché si è svegliato colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione... »
– « Il mio lutto si è improvvisamente cambiato in tripudio, tutto per me è ormai gioia ed esultanza. Non esito a dirlo : Ho ricevuto la stessa gloria di Mosè ; ho visto, sì, ho visto, non sul monte ma nel sepolcro, non velato nella nube, ma nel suo corpo, ho visto il maestro degli esseri incorporali e delle nubi, colui che è, che era e che viene. Lui mi ha detto : Affrettati, Maria, va' a rivelare a coloro che mi amano che sono risorto. Ai discendenti di Noè porta questo lieto annuncio come la colomba ha portato loro il ramo di ulivo (Gen 8,11). Di' loro che la morte è stata distrutta e che si è levato dal sepolcro colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione. »
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martedì 21 luglio 2009

355 - Preghiera di liberazione a Gesù


O Gesù, mio dolcissimo Salvatore, io mi trovo dinanzi a Te, come quei poveri vessati dal Demonio, con i quali Ti sei incontrato durante il Tuo ministero nei villaggi della Palestina.
Ammiro la Tua bontà e premura e ammiro la Tua Divina Potenza.
Hai sgridato "gli Spiriti immondi" e li hai scacciati dagli uomini, ai quali hai ridonato l’udito, la vista, la parola, e soprattutto la Tua pace e la Tua grazia.
O mio Gesù, anch’io mi sento sconvolto ed oppresso dalle insidie diaboliche che mi turbano nella vita quotidiana e durante le notti e mi impediscono il compimento dei miei doveri e più ancora tentano di allontanarmi da Dio e dalla pratica della fede cristiana.
Io credo in Te, o Gesù! Tu sei il Figlio del Padre Celeste, generato e consostanziale a Lui.
Tu con il Padre e lo Spirito Santo sei il solo Dio misericordioso e onnipotente, che vive e regna nei secoli eterni. Per liberarci dalla schiavitù del peccato e dalla tirannia del Demonio, Tu hai assunto la nostra natura umana, hai predicato il vangelo della salvezza, hai accettato dalla volontà del Padre la passione e la morte.
Il Tuo Sangue adorabile lo hai effuso per farci figli di Dio e incorporarci a Te.
Io Ti adoro, o mio Gesù, e Ti ringrazio con tutta l’anima per quanto hai fatto per me e per tutti gli uomini, riuniti nella tua unica Chiesa, arca di salvezza. Ora umilmente Ti supplico, o mio redentore, di operare in me e nella mia casa una completa liberazione dai perniciosi influssi diabolici.
Ravviva in me la tua presenza e dammi la gioia di gustare la Tua dolcezza.
Così che io possa eseguire ogni giorno la divina Volontà con serenità, fervore e perseveranza, per raggiungere l’eterna beatitudine del cielo, dove canterò con gli Angeli ed i Santi l’inno di adorazione : "Santo, Santo, Santo è il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della Tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli"
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354 - Vangelo del giorno 22/7 S.Maria Maddalena

Donna, perché piangi? Chi cerchi?

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1.11-18)
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Maria stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva.
Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”.
Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”.
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”.
Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.
Gesù le disse: “Maria!”.
Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro!
Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.

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353 - Chiunque fa la volontà del Padre mio... è per me fratello, sorella e madre

Concilio Vaticano II
Constituzione dogmatica sulla Chiesa « Lumen Gentium » §61-62

La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.
E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste... Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice...
Nessuna creatura può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte.
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lunedì 20 luglio 2009

352 - Consacrazione al Sangue di Gesù Cristo

Signore Gesù che ci ami e ci hai liberati dai nostri peccati con il tuo Sangue, Ti adoro, Ti benedico e mi consacro a Te con viva fede.
Con l'aiuto del tuo Spirito m'impegno a dare di tutta la mia esistenza, animata dalla memoria del tuo Sangue, un servizio fedele alla volontà di Dio per l'avvento del tuo Regno.
Per il tuo Sangue versato in remissione dei peccati, purificami da ogni colpa e rinnovami nel cuore, perché risplenda sempre più in me l'immagine dell'uomo nuovo creato secondo giustizia e santità.
Per il tuo Sangue, segno di riconciliazione con Dio tra gli uomini, rendimi docile strumento di comunione fraterna.
Per la potenza del tuo Sangue, prova suprema della tua carità, dammi il coraggio di amare Te e i fratelli fino al dono della vita.
O Gesù Redentore, aiutami a portare quotidianamente la croce, perché la mia goccia di sangue, unita al tuo, giovi alla redenzione del mondo.
O Sangue divino, che vivifichi con la tua grazia il corpo mistico, rendimi pietra viva della Chiesa. Dammi la passione dell'unità tra i cristiani. Infondimi nel cuore grande zelo per la salvezza del mio prossimo.
Suscita nella Chiesa numerose vocazioni missionarie, perché a tutti i popoli sia dato di conoscere, amare e di servire il vero Dio.
O Sangue preziosissimo, segno di liberazione e di vita nuova, concedimi di preservare nella fede, nella speranza e nella carità, perché, da Te segnato, possa uscire da questo esilio ed entrare nella terra promessa del Paradiso, per cantarti in eterno la mia lode con tutti i redenti.
Amen

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351 - Vangelo del giorno 21/7 Martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario

Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!»

+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre»
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350 - Il segno di Giona

Sant'Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Diatèssaron XI, 1-3. SC 195-197.
Dopo tutti i segni che Nostro Signore aveva dato loro, questi ciechi gli dicevano: «Vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Nostro Signore lasciò da parte i re e i profeti, suoi testimoni, e chiamò a testimoni gli abitanti di Nìnive... Giona infatti aveva annunziato la destruzione agli abitanti di Nìnive; aveva ispirato loro il timore, e aveva seminato in loro lo stupore. E loro gli presentarono il covone della contrizione dell'anima e i frutti della penitenza. Per questo le nazioni sono state elette, e gli incirconcisi si sono avvicinati a Dio. I pagani hanno ricevuto la vita, e i peccatori si sono convertiti.« Gli chiedevano un segno dal cielo », per esempio il tuono, come per Samuele (cfr. 1 Sam 7, 10)... Avevano ascoltato una predicazione venuta dall'alto, e non avevano creduto. Perciò la predicazione salì dal profondo... « Il Figlio dell'uomo resterà nel cuore della terra, come Giona rimase nel ventre del pesce»...Giona salì dal mare e predicò agli abitanti di Nìnive i quali fecero penitenza e furono salvati ; così Nostro Signore, dopo aver risuscitato il suo corpo dallo Shéol, mandò i suoi apostoli tra le nazioni : si convertirono perfettamente e ricevettero la pienezza della vita.
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domenica 19 luglio 2009

349 - Vangelo del giorno 20/7 Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario

La regina del Sud si alzerà contro questa generazione

+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,38-42)

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro:
«Una generazione malvagia e adultera pretende un segno!
Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta.
Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!»
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348 - Si mise a insegnare loro molte cose

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Commento sul Cantico dei cantici, II, 4, 17s ; SC 375, 341

«Dimmi, o amore dell'anima mia – dice la sposa del Cantico – dove vai a pascolare il gregge» (1,7). Ritengo che nel salmo ventidue, il profeta, collocato sotto la custodia del medesimo pastore, parla anch'egli di quel luogo di cui parlava la sposa quando dice: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (vs 1).
Sapeva che gli altri pastori, per la pigrizia o per l'inesperienza, facevano pascolare i loro greggi in luoghi aridi. Per questo dice del Signore, il pastore perfetto: «Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce» (vs 2). Mostra così che questo pastore dà alle sue pecore delle acque non soltanto abbondanti, ma ancora sane e pure, che le abbevera perfettamente...
Questa prima formazione, data dal pastore, è quella degli inizi; il seguito riguarda i progressi e la perfezione. Abbiamo appena parlato di prati e di erbe. Sembra opportuno vedere questo nei vangeli. Vi ho trovato quel buon pastore mentre parla dei pascoli delle pecore: dice di essere lui il pastore, ma anche la porta: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo, entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9). È dunque lui ad essere interrogato dalla Sposa... Sicuramente essa chiama «mezzogiorno» questi luoghi segreti del cuore in cui l'anima ottiene dal Verbo di Dio una luce più spendente di scienza?
È infatti l'ora in cui il sole giunge al punto più alto della sua corsa. Dunque se Cristo, «Sole di giustizia» (Ml 3,20) manifesta alla sua Chiesa i sublimi segreti delle sue virtù, gli scopre allora dei pascoli piacevoli e dei luoghi dove riposarsi a mezzogiorno.Infatti mentre essa è ancora agli inizi della sua istruzione e riceve da lui soltanto i primi elementi della conoscenza, il profeta dice : «La soccorrerà Dio, prima del mattino» (Sal 45,6).
Ma perché ora cerca beni più perfetti, e desidera realtà superiori, essa domanda la luce della conoscenza al suo mezzogiorno.
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sabato 18 luglio 2009

347 - Vangelo del giorno 19/7 XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Erano come pecore che non hanno pastore

+ Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’».
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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346 - Nel suo nome spereranno le genti

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 194, 3
Chi di noi uomini potrà mai conoscere tutti i tesori della sapienza e della scienza racchiusi in Cristo e nascosti nella povertà della sua carne? Poiché «per noi si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà» (2 Cor 8,9).
Quando assunse la natura mortale e consumò la morte si mostrò nella povertà, ma promise le sue ricchezze che aveva differite, non le perse per essergli state tolte. «Quanto è immensa la sua bontà che riserva per coloro che lo temono ma che concede a chi conserva la sua speranza in lui!» (Sal 30,20)...
Per farci diventare capaci di possederlo egli, uguale al Padre nella natura divina e divenuto simile a noi nella natura di servo, ci rifà a somiglianza di Dio.
L'unico Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, fa diventare figli di Dio molti figli dell'uomo; e nutrendo i servi con l'assumere la natura visibile di servo, li rende figli, capaci di poter vedere la natura di Dio.
Infatti «siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato quello che saremo. Sappiamo che quando ciò verrà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo quale egli è» (1 Gv 3,2).
In che senso in lui ci sono tesori di sapienza e di scienza, in che senso si parla di ricchezze divine se non perché ci basteranno?
E in che senso è grande la sua bontà se non perché ci sazierà?

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venerdì 17 luglio 2009

345 - Vangelo del giorno 18/7 Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario

Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,14-21)

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire.
Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là.
Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di luie annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia;nel suo nome spereranno le nazioni»
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344 - Maria, capolavoro di Dio

Maria è realmente il Capolavoro di Dio.
È Colei che sola è rimasta inalterata da come Dio l'aveva pensata e creata.
Né Adamo ed Eva prima del peccato originale, né Noè e i Patriarchi, né Abramo e Mosè, né Davide e tutti i Profeti, né gli Apostoli e tutti i Santi di tutti i tempi raggiungono l'infinitesima parte di Santità pari a quella di Maria, anzi, tutti questi messi insieme, sono sempre immensamente lontani dalla Santità di Maria, come il Cielo dista dalla terra. La Madonna è l'Onnipotenza supplicante.
È Onnipotente per Grazia, perché è Madre di Dio e Tabernacolo della Santissima Trinità.
È la Vergine sempre in preghiera.
Lei ha autorità su tutti i Doni e Grazie dello Spirito Santo, e distribuisce Grazie ai Suoi devoti come meglio crede, in quanto queste Grazie sono il prezzo di quel Sangue che Gesù ha ricevuto da Lei, Sua Genitrice.
Andiamo a Gesù, ma occorre la Grazia, per avere la Grazia ci vuole Maria.
Dio ha radunato in Maria tutte le Grazie.
E’ la Vergine. E’ l'Unica. E’ la Perfetta. E’ la Completa.
Pensata così da Dio, generata così, rimasta così, incoronata così, eternamente così: Santissima. Dio per formare Maria, raccolse il meglio che si trova negli Angeli, nei Santi e nel creato adornandoLa di ciò che mai occhio vide e mai orecchio udì.

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giovedì 16 luglio 2009

343 - Vangelo del giorno 17/7 Venerdì della XV settimana del Tempo Ordinario

NGELO
Il Figlio dell’uomo è signore del sabato

+ Dal Vangelo secondo Matteo (12,1-8)

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa?
Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio.
Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa.
Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato»
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342 - Venite a me

Doroteo di Gaza (circa 500- ?), monaco in Palestina
Discorsi spirituali, I, 8 ; SC 92, 159

Chi vuole trovare il vero riposo per la sua anima impari l'umiltà! Possa questi vedere che in essa sta ogni gioia, ogni gloria e ogni riposo, come nella superbia sta tutto il contrario.
E infatti come siamo arrivati in tutte le nostre tribolazioni?
Perché siamo caduti in tutta questa miseria?
Non è forse a causa della nostra superbia? A causa della nostra follia?
Non è forse per aver seguito la nostra cattiveria e per esserci attaccati all'amarezza della nostra volontà? Ma perché questo?
L'uomo non è forse stato creato nella pienezza del benessere, della gioia, del riposo e della gloria? Non era forse nel paradiso?
Gli è stato prescritto: Non fare questo, ed egli l'ha fatto.
Vedete la superbia, l'arroganza, la ribellione?
«L'uomo è stolto – dice Dio al vedere tale insolenza – non sa essere felice.
Se non attraverserà giorni penosi, andrà a perdersi totalmente. Se non imparerà ciò che è l'afflizione, non saprà mai ciò che è il riposo».
Allora Dio gli ha dato ciò che meritava, scacciandolo dal paradiso...
Tuttavia la bontà di Dio, come ripeto spesso, non ha abbandonato la sua creatura, ma si volge ancora verso di lei e la chiama di nuovo: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»
Cioè: Ecco che siete affaticati, ecco che siete infelici, avete provato il male della votra disobbedienza.
Sù convertitevi; sù, riconoscete la vostra impotenza e la vostra vergogna, per tornare al vostro riposo e alla vostra gloria.
Sù, vivete grazie all'umiltà, voi che eravate morti a causa della superbia. «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime»
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mercoledì 15 luglio 2009

341 - Vangelo del giorno 16/7 Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Io sono mite e umile di cuore

+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»
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340 - Eucarestia

Preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22, 19-20).
«Pensate all’esperienza così umana del commiato di due persone che si vogliono bene. Vorrebbero stare sempre insieme, però il dovere – un qualunque dovere – li costringe a dividersi. Sognerebbero di restare uniti, ma non possono. E così l’amore umano, che per quanto grande è sempre limitato, ricorre ad un simbolo: le due persone, prima di lasciarsi, si scambiano un ricordo, forse una fotografia, con una dedica così accesa, che quasi potrebbe bruciare la carta. Non possono fare di più, perché il potere delle creature non è all’altezza del loro volere.Ma ciò che noi non possiamo fare, lo può fare il Signore. Gesù Cristo, perfetto Dio e perfetto Uomo, non ci lascia un simbolo, ma la realtà: ci lascia se stesso. Ritornerà al Padre, e allo stesso tempo rimarrà con gli uomini. Non ci lascerà solamente un regalo, che ci richiami alla mente il ricordo di lui, un’immagine destinata a svanire col tempo, come la fotografia che ben presto rimane sbiadita, ingiallita e priva di significato per coloro che non furono protagonisti di quel momento d’affetto. Sotto le specie del pane e del vino c’è lui, realmente presente: con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità».È Gesù che passa, 83
«Il miracolo costantemente rinnovato della Sacra Eucaristia ha in sé tutte le caratteristiche proprie dell’agire di Gesù. Perfetto Dio e perfetto Uomo, Signore del Cielo e della terra, Egli si dona a noi per essere nostro sostentamento nel modo più naturale e più comune. Attende il nostro amore da quasi duemila anni. È tanto, ma è poco, perché quando c’è amore il tempo vola.Mi torna alla memoria uno dei cantici di Alfonso il Saggio in cui si narra la leggenda di un monaco che, nella sua semplicità, aveva supplicato la Madonna di poter contemplare il Cielo, anche solo per un istante. La Vergine ne esaudì il desiderio e il buon monaco venne portato in Paradiso. Al ritorno, non riconosceva nessuno di quelli che dimoravano nel monastero. La sua contemplazione, che aveva creduto brevissima, era durata tre secoli. Tre secoli sono un nonnulla per un cuore innamorato. Io mi spiego allo stesso modo i duemila anni di attesa di Gesù nell’Eucaristia. È l’attesa di Dio, che ci ama, ci cerca, ci accetta come siamo: con i nostri limiti, i nostri egoismi, la nostra incostanza; e tuttavia capaci di scoprire il suo amore infinito e di darci a lui interamente […].Miracolo d’amore. Ecco veramente il pane dei figli: Gesù, il Primogenito dell’Eterno Padre. È lui che si offre a noi come alimento. Lui stesso, che quaggiù ci nutre, ci attende in Cielo per farci suoi commensali, coeredi e soci nella città dei santi, perché chi si nutre di Cristo morirà di morte terrena e temporale, ma vivrà eternamente, perché Cristo è la vita imperitura.[…]
Gesù si nasconde nel Santissimo Sacramento dell’altare per incoraggiarci a frequentarlo, per essere il nostro nutrimento, per fare di noi una sola cosa con lui. Dicendo senza di me non potete far nulla, non ha condannato il cristiano all’inefficacia, né lo ha obbligato ad una ricerca penosa e ardua della sua Persona. È rimasto in mezzo a noi, completamente disponibile. Quando ci riuniamo davanti all’altare per il santo sacrificio della Messa, quando contempliamo l’Ostia Sacra nell’ostensorio o l’adoriamo nascosta nel tabernacolo, dobbiamo ravvivare la nostra fede, pensare all’esistenza nuova che ci viene donata e commuoverci dinanzi all’amore e alla tenerezza di Dio […].
Vi dirò che per me il tabernacolo è come Betania: il luogo tranquillo di pace dove c’è Cristo, dove possiamo raccontargli le nostre preoccupazioni e le nostre pene, le nostre aspirazioni e le nostre gioie, con la stessa semplicità, la stessa spontaneità con cui gli parlavano i suoi amici Marta, Maria e Lazzaro. Ecco perché mi rallegro percorrendo le strade di qualche città o paese, quando scopro, anche solo in lontananza, il profilo di una chiesa: è un altro tabernacolo, un’altra occasione perché l’anima fugga, con il desiderio, accanto al Signore nel Sacramento».

martedì 14 luglio 2009

339 - Vangelo del giorno 15/7 San Bonaventura

Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli

+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-27)

In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo»

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338 - Cristo ci chiama tutti alla conversione

Paolo VI, papa dal 1963 al 1978
Constituzione apostolica « Paenitemini » del 18/02/1966
(© Libreria Editrice Vaticana)

Cristo, che sempre nella sua vita fece ciò che insegnò, prima di iniziare il suo ministero, passò quaranta giorni e quaranta notti nella preghiera e nel digiuno, e inaugurò la sua missione pubblica col lieto messaggio: «Il regno di Dio è vicino», cui tosto aggiunse il comando: «Ravvedetevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15).
Queste parole costituiscono in certo modo il compendio di tutta la vita cristiana. al Regno annunciato da Cristo si può accedere soltanto mediante la «metánoia», cioè attraverso quell'intimo e totale cambiamento e rinnovamento di tutto l'uomo...
L'invito del Figlio alla metánoia diviene più indeclinabile in quanto egli non soltanto la predica, ma offre anche esempio di penitenza. Cristo infatti è il modello supremo dei penitenti: ha voluto subire la pena per i peccati non suoi, ma degli altri.
Dinanzi a Cristo, l'uomo è illuminato da una luce nuova, e per conseguenza riconosce sia la santità di Dio sia la malizia del peccato; attraverso la parola di Cristo gli viene trasmesso il messaggio che invita alla conversione e concede il perdono dei peccati, doni questi che egli pienamente consegue nel battesimo.
Tale sacramento, infatti, lo configura alla passione, alla morte e alla risurrezione del Signore, e sotto il sigillo di questo mistero pone tutta la vita futura del battezzato. Seguendo perciò il divino Maestro, ogni cristiano deve rinnegare se stesso, prendere la propria croce, partecipare ai patimenti di Cristo; trasformato in tal modo in una immagine della sua morte, egli è reso capace di meritare la gloria della Risurrezione.
Seguendo inoltre il Maestro, dovrà non più vivere per se stesso, ma per colui che lo amò e diede se stesso per lui (Gal 2,20), e dovrà anche vivere per i fratelli, dando compimento «nella sua carne a ciò che manca alle tribolazioni di Cristo... a pro del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24)
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lunedì 13 luglio 2009

337 - Vangelo del giorno 14/7 Martedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!»
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336 - Chi avrà dato un bicchiere di acqua a uno di questi piccoli perché è mio discepolo... non perderà la sua ricompensa

San Patrizio (circa 385-vers 461), monaco missionario, vescovo
Confessioni, 56-62 conclusione ; SC 249, 129s

Ecco che mi metto «nelle mani del mio Dio fedele» (1 Pt 4,19) per il quale assolvo «un dovere» (Ef 6,20) malgrado la mia bassezza, perché egli non fa differenza tra gli uomini e mi ha scelto per questo servizio, affinché io sia suo servo, «uno di questi suoi fratelli più piccoli» (Mt 25,40). «Che cosa gli renderò per quanto mi ha dato?» (Sal 115,12). Ma cosa posso dire o promettere al mio Signore, visto che non ho nessuna capacità, al di fuori di quelle che lui mi ha date?...
Per la volontà di Dio, non mi succeda mai di «perdere il popolo che si è acquistato» all'estremità della terra (Is 43,21)! Prego Dio che mi doni la perseveranza e che voglia che io gli renda una testimonianza fedele a causa del mio Dio, fino alla mia partenza. Se mi è successo di realizzare qualche opera buona per il mio Dio che amo, gli domando di concedermi di versare il mio sangue con questi stranieri e questi prigionieri, in onore del suo nome... Sono sicuro che se questo mi accadesse, guadagnerei come ricompensa la mia anima con il mio corpo, poiché in quel giorno risusciteremo senz'alcun dubbio nello splendore del sole, cioè nella gloria di Cristo Gesù, nostro redentore...
Rivolgo una preghiera agli uomini credenti e che temono Dio, che si degneranno di accogliere questo scritto che Patrizio, un peccatore veramente ignorante, compose in Irlanda: se ho fatto o esposto qualche piccola cosa secondo il volere di Dio, nessuno pensi che l'abbia fatto io ignorante come sono; invece ritenete – come cosa assolutamente certa – che questo è stato un dono di Dio. Questa è la mia confessione prima di morire.

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domenica 12 luglio 2009

335 - Vangelo del giorno 13/7 Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Sono venuto a portare non pace, ma spada.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,34-11,1)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada.
Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
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334 - Incominciò a mandarli a due a due

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie sui vangeli, 17,1-3 ; PL 76,1139
Il nostro Signore e Salvatore, fratelli carissimi, ci istruisce a volte con le sue parole, a volte con le sue azioni. Le sue azioni sono comandamenti, perché, quando egli fa qualche cosa senza dire niente, ci mostra come dobbiamo agire. Ecco dunque che manda i suoi discepoli per la predicazione a due a due, perché i comandamenti della carità sono due: l'amore per Dio e per il prossimo. Il Signore manda a predicare i suoi discepoli a due a due per suggerirci, senza dirlo, che colui che non ha la carità per gli altri non deve assolutamente intraprendere il ministero della predicazione.
E' detto bene che «li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi» (Lc 10,1). Infatti il Signore viene dopo i suoi predicatori, perché la predicazione è un preliminare: il Signore viene ad abitare la nostra anima quando le parole di esortazione sono venute come precursori a fare sì che la verità sia accolta nell'anima. Per questo Isaia dice ai predicatori: «Preparate la via al Signore, appianate la strada per il nostro Dio» (40,3).
E il salmista dice: «Spianate la strada a chi sale al tramonto» (Sal 67,5 volg). Il Signore sale al tramonto perché, essendosi coricato nella sua passione, si è manifestato con maggior gloria nella sua risurrezione.
È salito al tramonto perché, risuscitando, ha calpestato la morte che aveva subìta. Noi spianiamo dunque la strada a colui che sale al tramonto quando predichiamo la sua gloria alle vostre anime affinché, venendo dietro, egli le illumini con la presenza del suo amore.
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333 - Preghiera di liberazione

O Signore tu sei grande, tu sei Dio, tu sei Padre, noi ti preghiamo per l'intercessione e con l'aiuto degli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele, perché i nostri fratelli e sorelle siano liberati dal maligno.
Dall'angoscia, dalla tristezza, dalle ossessioni. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore. Dall'odio, dalla fornicazione, dalla invidia. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore. Dai pensieri di gelosia, di rabbia, di morte. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore. Da ogni pensiero di suicidio e aborto.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Da ogni forma di sessualità cattiva. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Dalla divisione di famiglia, da ogni amicizia cattiva. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Da ogni forma di maleficio, di fattura, di stregoneria e da qualsiasi male occulto. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Preghiamo:
O Signore che hai detto: "Vi lascio la pace, vi dò la mia pace", per l'intercessione della Vergine Maria, concedici di essere liberati da ogni maledizione e di godere sempre della tua pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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332 - Vangelo del giorno 12/7 XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Prese a mandarli

+ Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.
E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

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331 - Messaggio di Medjugorje del 10/7

Ecco quanto Krizan ci ha comunicato sull’apparizione avuta da Ivan la sera del 10 Luglio 2009, alla Croce blu alle ore 22:00:

«Stasera la Gospa è venuta gioiosa e felice. All’inizio, ci ha salutato tutti col suo abituale materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei, figliolini miei!”.
Dopo questo la Gospa ha detto:

“Cari figli, anche oggi vi invito in questo tempo di grazia: aprite i vostri cuori, apritevi allo Spirito Santo. Cari figli, in particolare stasera vi invito a pregare per il dono del perdono. Perdonate, cari figli, amate. Sappiate, cari figli, che la Madre prega per voi e intercede presso Suo figlio. Grazie, cari figli, per avermi accolto anche oggi, aver accolto i miei messaggi e perché vivete i miei messaggi”.

Dopo questo, la Gospa ha pregato su di noi con le mani distese, ha pregato in particolare sui malati presenti, ha benedetto tutti noi con la sua Benedizione materna e ha benedetto tutti gli oggetti che abbiamo portato per la benedizione.
Dopo questo Ivan ha raccomandato alla Gospa tutti noi, i nostri bisogni, le nostre intenzioni, le nostre famiglie e in particolare i malati. Dopo questo la Gospa ha pregato un tempo per i malati presenti con le mani distese.
Abbiamo pregato con la Gospa un Padre nostro e un Gloria al Padre e poi la Gospa se n’è andata nel segno della luce e della croce col saluto: “Andate in pace, cari figli miei!”»

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venerdì 10 luglio 2009

330 - Vangelo del giorno 11/7 San Benedetto

Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi.
Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”
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329 - Quando vi consegneranno, non preoccupatevi

Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Giornale dell'anima, agosto 1961

Guardando indietro alla mia umile vita e alle sue vicissitudini, devo riconoscere che il Signore mi ha dispensato fino ad ora da quelle tribolazioni che, per tante anime, rendono difficile e senza fascino il servizio della verità, della giustizia e della carità... O Dio buono, come ringraziarti per i riguardi che mi sono sempre stati riservati ovunque mi sono recato nel tuo nome, e sempre per pura obbedienza non alla mia volontà, bensì alla tua? « Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?» (Sal 115,12). Vedo benissimo che la risposta da fare a me stesso e al Signore è sempre di «alzare il calice della salvezza e invocare il nome del Signore» (vs 13).
L'ho accennato in queste pagine: se un giorno mi succederà una grande tribolazione, occorrerà accoglierla; e se essa si farà aspettare ancora un po', dovrò continuare ad abbeverarmi del sangue di Gesù con il corteo di tribolazioni piccole o grandi di cui la bontà del Signore vorrà circondarlo. Sono sempre stato impressionato, e ancora oggi lo sono, da questo piccolo salmo 130 che dice: « Signore non si inorgoglisce il mio cuore, e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia» Oh! quanto amo queste parole! Ma se dovessi turbarmi verso la fine della mia vita, mio Signore Gesù, mi rafforzerai nella tribolazione. Il tuo sangue, il tuo sangue che continuirò a bere al tuo calice, cioè al tuo cuore, sarà per me il pegno della salvezza e della gioia eterna. «Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria» (2 Cor 4,17)
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giovedì 9 luglio 2009

328 - Vangelo del giorno 10/7 Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,16-23)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno.
Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo»
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327 - Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenderà sopra di essa

Sant'Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Commento sul Diatèssaron 8,3-4 ; SC 121, 159

« In qualunque casa entriate, prima dite : Pace a questa casa » (Lc 10,5) affinché il Signore stesso vi entri e vi soggiorni, come presso Maria... Questo saluto è il mistero della fede che illumina il mondo ; in esso, l'inimicizia viene spenta, la guerra fermata e gli uomini si riconoscono a vicenda. L'effetto di questo saluto era nascosto da un velo, nonostante la prefigurazione del mistero della risurrezione... quando sorge la luce e l'aurora caccia la notte. A partire da questo invio di Cristo, gli uomini hanno cominciato a dare e a ricevere questo saluto, fonte di guarigione e di benedizione...
Tale saluto, con la sua potenza nascosta... basta ampiamente per tutti gli uomini. Per questo il Nostro Signore l'ha mandato con i suoi discepoli come annunciatori, affinché esso realizzasse la pace e, portato dalla voce degli apostoli, suoi inviati, preparasse la via davanti a loro. Esso era seminato in ogni casa... ; entrava in tutti coloro che lo intendevano, per separare e mettere da parte i suoi figli che esso riconosceva. In essi rimaneva, mentre denunziava coloro che gli erano stranieri, poiché non lo accoglievano.
Questo saluto di pace non inaridiva, sgorgando dagli apostoli verso i loro fratelli, svelando i tesori inesauribili del Signore... Presente in coloro che lo davano e in coloro che lo accoglievano, quest'annuncio di pace non ne subiva né diminuzione, né divisione. Dal Padre, annunciava che egli è vicino a tutti e in tutti ; dalla missione del Figlio, rivelava che egli è in persona presso tutti, anche se la sua dimora è presso il Padre suo. Non smette di proclamare che le figure sono ormai compiute e che la verità caccia finalmente le ombre.
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mercoledì 8 luglio 2009

326 - Vangelo del giorno 9/7 Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:«
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi.
Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi.
In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città»
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325 - E Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì

Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Luca, V, 44-45 ; SC 45, 199

"Cristo chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici" (Lc 6,13), per mandarli, seminatori della fede, a diffondere il soccorso e la salvezza degli uomini nel mondo intero. Notate questo piano divino: non scelse né dei sapienti, né dei ricchi, né dei nobili, bensì dei peccatori e dei pubblicani per mandarli, affinché non appaia che essi siano stati trascinati dall'abilità, riscattati dalle ricchezze, attirati alla sua grazia dal prestigio del potere e della notorietà. Ha fatto così affinché la vittoria venisse dalla fondatezza della verità, e non dal prestigio del discorso.
Anche Giuda viene scelto, non per sbaglio bensì con cognizione di causa. Com'é grande questa verità che non può essere indebolita nemmeno da un servo nemico! Quale espressione del carattere del Signore, che preferisce compromettere ai nostri occhi il suo giudizio che il suo amore!
Ha assunto la debolezza umana e non ha rifiutato nemmeno questo aspetto della debolezza umana. Ha voluto l'abbandono, ha voluto il tradimento, ha voluto essere consegnato dal suo apostolo, perché tu, se un tuo compagno ti abbandona, se un tuo compagno ti tradisce, accetti con calma questo errore di giudizio e lo sperpero della tua bontà.
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martedì 7 luglio 2009

324 - Vangelo del giorno 8/7 Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario

Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-7)

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino»
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323 - Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua mes

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Lettera 135
Un giorno, mentre stavo pensando a quello che potevo fare per salvare le anime, una parola del Vangelo mi ha fatto vedere una viva luce.
Un tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli mostrando loro i campi di grano maturo: «Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,34), e un po' dopo: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe».
Che mistero! Gesù non è forse onnipotente? Le creature forse non appartengono a Colui che le ha create? Perché dunque Gesù disse: «Pregate il padrone della messe che mandi operai»? Perché?
Ah! è perché Gesù nutre per noi un amore tanto incomprensibile da volere che noi partecipiamo con lui alla salvezza delle anime. Non vuole fare nulla senza di noi. Il Creatore dell'universo aspetta la preghiera di una povera anima per salvare le altre anime riscattate come lei a prezzo di tutto il suo sangue.
La nostra vocazione non consiste nell'andare a mietere nei campi di grano maturo.
Gesù non ci dice: «Abbassate i vostri occhi, guardate le pianure e andate a mietere».
La nostra vocazione (in quanto carmelitane) è ancora più sublime. Ecco le parole del nostro Gesù: «Levate i vostri occhi e guardate. Vedete quanti posti sono liberi nel mio cielo. Spetta a voi riempirli; siete i miei Mosè che pregano sul monte (Es 17,8s). Chiedetemi degli operai e ne manderò. Non aspetto nulla se non una preghiera, un sospiro del vostro cuore!»


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Medaglia di San Benedetto